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Cgia di Mestre. 5 mesi all’anno di lavoro vanno in tasse

Cgia di Mestre. 5 mesi all’anno di lavoro vanno in tasse

Prima di goderci i nostri guadagni dovremo aspettare 5 mesi di lavoro. A dirlo la Cgia che ha affermato che solo dopo 152 giorni lavorativi, il contribuente medio italiano avrà assolto tutti gli obblighi fiscali dell’anno (Irpef, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, Irap, Ires, etc…) e potrà spendere i restanti per esigenze personali. Il “tax freedom day”, cioè il giorno di liberazione fiscale, per casualità, scatterà il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica.

Per stimare il ‘giorno di liberazione fiscale’ nel 2018 la Cgia ha preso in esame la previsione del Pil nazionale di quest’anno e l’ha suddiviso per 365 giorni, ottenendo così un dato medio giornaliero; quindi ha considerato le previsioni di gettito dei contributi previdenziali, delle imposte e delle tasse che i percettori di reddito verseranno nel 2018 e le ha rapportate al Pil giornaliero.

La Cgia di Mestre, evidenzia tuttavia un calo della pressione fiscale dello 0,5% rispetto al 2017. Nel 2016 (ultimo anno in cui è possibile effettuare una comparazione con i paesi Ue) la pressione fiscale è stata del 42,1%, e sebbene sia in calo dal 2013, negli ultimi 25 anni il “tax freedom day” più “precoce” si è verificato nel 2005.

Il confronto con l’Ue. Facendo un paragone con i paesi europei, solo la Francia presenta un numero di giorni di lavoro necessari per pagare le tasse nettamente superiore (più 21, con un prelievo del 47,9%), mentre tutti gli altri hanno potuto festeggiare la liberazione fiscale con un netto anticipo. In Germania, ad esempio, 7 giorni prima di noi (40,1%), in Olanda 12 giorni (38,9%), nel Regno Unito 27 (34,8%) e in Spagna 28 (34,3%). Il paese più virtuoso è l’Irlanda; con una pressione fiscale del 23,6% che consente ai propri contribuenti di assolvere gli obblighi fiscali in soli 86 giorni lavorativi.