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Facebook spiega come può tracciarti anche se non posti mai nulla e sei fuori dal social.

Facebook spiega come può tracciarti anche se non posti mai nulla e sei fuori dal social.

Con un lungo intervento cerca di chiarire il punto dei “profili ombra” e dei dati che riceve quando un utente naviga fuori dal perimetro della piattaforma

COSA sa Facebook sul nostro conto quando non navighiamo su Facebook? Quando non postiamo, non schiacciamo like, non condividiamo alcunché? Parecchie cose. Informazioni che consentono alla piattaforma, com’è uscito dalle audizioni della scorsa settimana di Mark Zuckerberg al Congresso statunitense, di tenere d’occhio gli utenti nel corso delle loro navigazioni fuori dal già ampio perimetro di Menlo Park. Sull’onda dell’affare Cambridge Analytica Facebook ha rilasciato un documento nel quale spiega con chiarezza cosa può raccogliere sul nostro conto anche quando non usiamo il suo sito.

Quando Facebook raccoglie dati sulle persone da altri siti e applicazioni?
Molti siti e app usano gli strumenti di Facebook per rendere i propri contenuti e le pubblicità più rilevanti. Si tratta dei famosi “social plugin”, i bottoni per condividere o apprezzare per esempio un articolo o una fotogallery, del meccanismo di Facebook Login, che consente di utilizzare gli estremi del social per accedere a un’altra app o a un altro sito, dei Facebook Analytics, che aiutano siti e applicazioni a capire come le persone utilizzino i loro servizi e degli strumenti di pubblicità e misurazione. Questi ultimi consentono a portali e programmi di mostrare pubblicità dagli inserzionisti di Facebook, di promuovere la loro sulla piattaforma e di valutare alcune metriche di questi annunci. Quando l’utente visita un sito o usa un’app che sfrutti questi servizi, Facebook riceve informazioni sul suo conto anche se è “sloggato” da Facebook o addirittura anche se non ha un account Facebook (i famosi “shadow profile”, profili ombra, su cui Zuckerberg aveva sorvolato). I siti, infatti, non sanno chi disponga di un profilo sul social blu e chi no, quindi passano tutto ai server di Menlo Park. Sono azioni che compiono molti servizi come Facebook, si legge nella nota, da Twitter a LinkedIn, senza contare gli analytics di Google e le opportunità di login di Amazon, Google e ancora dell’uccellino.

Che tipo di dati arrivano?
Quando si visita un sito il browser invia una richiesta al server dove è ospitato. Il programma di navigazione condivide l’indirizzo IP così il sito può sapere dove inviare i suoi contenuti. Dunque passando dati come la geolocalizzazione ma anche il browser (Chrome, Firefox, Edge o altro), sistema operativo utilizzato e informazioni memorizzate dai “cookie”, i programmini che servono a rendere l’esperienza più fluida. Queste stesse informazioni vengono condivise anche con Facebook.

Che uso fa Facebook di queste informazioni?
La policy è stata appena aggiornata. In generale, Facebook dice di usare quei dati in tre modi principali: fornire i propri servizi ad app e siti, aumentare la sicurezza della piattaforma e migliorare quegli stessi servizi. “Ma non vendiamo i dati delle persone” scrive David Baser, product management director. “Fine”.

Per esempio, dai “social plugin” e dai Facebook Login la piattaforma draga indirizzo IP, browser, sistema operativo e sito visitato semplicemente per far lavorare quegli stessi bottoni. Esempio: per mostrare la versione giusta del pulsante nella lingua dell’utente. Dagli Analytics, invece, Facebook sostiene fondamentalmente di condividere informazioni con gli sviluppatori su Paesi, sistemi operativi installati dagli utenti, visitatori unici e informazioni aggregate come fasce sociali che usano l’app, divise per età e genere. Quanto alla pubblicità, se sei un utente riceverai sui siti esterni gli stessi annunci che troveresti sul social, se non lo sei vedrai un invito a iscriverti.

Facebook specifica anche che le informazioni servono anche a identificare potenziali minacce, per esempio a scoprire quando qualcuno prova a collegarsi a un account da un indirizzo IP che è impossibile appartenga all’utente, perché magari localizzato all’estero. O ancora, per scoprire i “bombardamenti” dei bot, le utenze automatizzate. Per intervenire su queste informazioni e gestirle al meglio occorre scavare nelle Impostazioni del social settando per esempio le preferenze per la bacheca, che consentono di scegliere quali contenuti visualizzare in cima o impostare la visualizzazione in ordine cronologico disabilitando l’algoritmo di Facebook, rimuovere certi inserzionisti, escludere totalmente il proprio account dalla ricezione

di pubblicità cucita su misura dei propri gusti o sulla base delle informazioni ricevute da siti e app esterni al social così come fare il contrario, cioè fare in modo che le pubblicità di Facebook vengano visualizzate anche quando si naviga fuori dal sito di Zuckerberg.