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L’Italia ci mette un inning a prendere le misure alla Spagna e facendo affidamento sui lanci di Luis Lugo, su un attacco potente e puntuale e su di una difesa ermetica, manda in archivio una vittoria per 8-5 nell’ultima giornata della fase eliminatoria del Super 6 che la colloca in buona posizione per l’ingresso nella finale di domenica anche […]
Author: Redazione Baseballmania
Posted: September 22, 2018, 8:56 pm
Korean Baseball Organization   Bears avviati a vincere la RS e al diritto di giocarsi le Korean-Series anche quest’anno e probabilmente attenderà la vincitrice dei play-off. Lotta tra Wyverns ed Eagles per la seconda piazza e mentre gli Heroes sembrano consolidarsi al quarto posto risalgono nettamente i Tigers, che nell’ultimo periodo ottengono molte vittorie e […]
Author: Filippo Coppola
Posted: September 22, 2018, 5:26 pm
L’Italia si sbarazza in 5 riprese con un roboante 25-10 della Repubblica Ceca, squadra tutt’altro che da sottovalutare, ma è proprio la consistenza del punteggio a testimoniare quanto ciò che si è visto sul campo nella seconda partita del Day 4 del Super 6 abbia in fondo poco a che vedere col baseball vero, anche […]
Author: Redazione Baseballmania
Posted: September 21, 2018, 5:40 pm
Massimo Fochi e Luca Meli, rispettivamente Consulente Tecnico e Main Sponsor del Parma baseball, hanno raggiunto oggi la città olandese di Hoofdorp dove sono in svolgimento i tornei amichevoli di baseball e softball denominati Super Six. Come anticipato in un’intervista apparsa la scorsa settimana sulla Gazzetta di Parma, la presenza in Olanda dei due dirigenti […]
Author: Redazione Baseballmania
Posted: September 21, 2018, 5:20 pm
Nella terza gara del Super 6 l’Italia esce sconfitta 9-8 al tie break da un Regno d’Olanda che ha saputo rimontare a suon di fuoricampo (ben 5) le fughe degli azzurri, anch’essi molto produttivi in attacco e capaci di portarsi subito in vantaggio nella prima parte della partita, rintuzzando il ritorno dei padroni fino al decimo, definitivo inning. Per la […]
Author: Redazione Baseballmania
Posted: September 20, 2018, 10:17 pm
La consapevolezza di avere confermata l’intenzione che Bobo non rinnovasse l’adesione al massimo campionato di baseball per il 2018 è diventata alla fine certezza. Dopo le mille voci che si rincorrevano di bocca in bocca, in una scansione scritta di proprio pugno ed inviata proprio oggi direttamente dalla sua azienda di fondi bombati poco fuori […]
Author: Flavio Orati
Posted: September 20, 2018, 8:14 pm
Il baseball non è solo battute, corse, lanci e guantoni. Ti appassiona in modo assoluto sugli spalti, a chi resta attaccato con le mani sulla rete a gridare e tifare per i propri beniamini che spesso sono anche i propri figli. Vari sono i protagonisti in primo piano di questo sport:giocatori, dirigenti, allenatori…ma i genitori […]
Author: Massimo Moretti
Posted: September 20, 2018, 4:20 pm
Quando a Bologna si percorre con l’auto una certa parte di Via Stalingrado, vale a dire di quell’arteria dal nome alquanto evocativo che collega Bologna col resto del mondo, ad un certo punto si deve inchiodare, perché il limite di velocità è di cinquanta chilometri all’ora e l’autovelox fotografa inesorabilmente chiunque trasgredisca. E di trasgressori […]
Author: Allegra Giuffredi
Posted: September 19, 2018, 9:35 pm
  La Crocetta prosegue il rapporto con i fratelli Acosta. Non è stato necessario attendere: l’accordo è stato raggiunto già prima che si chiudesse la stagione, la prima dei due coach di origine venezuelana in bianco-azzurro, anche se la firma è stata apposta ieri. «Avevamo referenze della loro capacità e della loro serietà e si […]
Author: Redazione Baseballmania
Posted: September 19, 2018, 3:06 pm
Mancano meno di due settimane alla fine della stagione regolare di Major League. Con poco più di dieci delle 162 partite di stagione regolare da giocare solo una squadra è sicura del proprio posto ai Play Off: i Cleveland Indians. A dirla tutta, anche i Red Sox sanno che parteciperanno alla Post Season 2018, ma […]
Author: Simone Bacio
Posted: September 19, 2018, 2:58 pm

Baseball Clipper & MLB Italia

La casa del Baseball Internazionale

Published in: Videos

Si chiama Nao Kurakata, ha 12 anni e ha impressionato il Giappone nel torneo giovanile disputatosi in questi giorni al Sapporo Dome. Giocando contro suoi coetanei maschi, ha raggiunto 116 km/h (73 mph) con la sua fastball, causando tantissimi swing a vuoto o in grandissimo ritardo.

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: February 4, 2018, 9:10 am
Published in: 2017

Non è un nuovo capitolo della saga comico-inquietante Trump-Kim. Non ci sono pulsanti in gioco, bensì mazze, guantoni e diritti. Vi dicevamo che il baseball MLB gode di una salute senza precedenti. Fino a due anni fa parlavamo di contratti di proporzioni quasi “scandalose” (vedi i contratti di Zack Greinke e David Price), mentre oggi c’è chi si inchinerebbe (110 free agents con almeno 70-80 giocatori con costante presenza in MLB) semplicemente per poter firmare da qualche parte.

Mancano meno di tre settimane a Spring Training e la vera partita al momento non la giocano agenti e dirigenti, bensì il Commissioner Rob Manfred e la MLBPA (associazione giocatori), capeggiata da Tony Clark. Il conflitto fra le due parti è proseguito nelle ultime 72 ore in occasione dell’incontro dei proprietari, in cui Manfred ha parlato della questione, e con la risposta di Clark tramite messaggio SMS. In sostanza, il nocciolo della questione è la ricerca di un compromesso fra pace of play, ossessione del Commissioner, e il mercato (motivo dei malumori dei giocatori).

La nuova proposta di Manfred riguardo il pace of play omette il pitch clock, ma sollecita i giocatori a imprimere ritmi più veloci alla partita. Nessun cronometro nel 2018 e nemmeno nel 2019 se e solo se la durata media delle partite scende sotto le 2 ore e 55 minuti. In caso contrario, sarà introdotto un cronometro di 18 secondi dal 1 maggio 2019 con penalità ball-strike e, nel caso in cui le partite rimanessero sempre con queste tempistiche, entrerebbe in gioco pure un altro cronometro da 20 secondi con uomini in base.

Piccola digressione: pace of play e durata delle partite non sono definizioni sovrapponibili. Manfred non può evitare partite che finiscano 13-12 e durino quattro ore, ma può evitare che sfide possano avere meno tempi morti. Calcolare la durata media delle partite è veramente il modo giusto per mettere in evidenza che il baseball ha troppi momenti “morti”?

Comunque sia, fino al 12 febbraio i giocatori avranno tempo per decidere, ma in caso di rifiuto Manfred avrebbe il diritto di introdurre unilateralmente il nuovo regolamento (con quali criteri lo leggete qui). Nel frattempo Clark ha fatto sapere che il sindacato dei giocatori resta impegnato e aperto in ogni aspetto competitivo del gioco, ma il suo focus va sui 100 e più free agent rimasti sul mercato, tra cui i vari JD Martinez, Eric Hosmer, Yu Darvish e Jake Arrieta. “Per decenni, la free agency è stata una pietra d’angolo del sistema economico del baseball e noi, rappresentanti dei giocatori, l’abbiamo sempre difesa. Ciò non cambierà mai” ha tuonato Clark in una dichiarazione rilasciata alla stampa nel pomeriggio di venerdì.

Queste parole potrebbero rappresentare un allineamento rispetto a quanto è emerso da altre fonti contrariate nelle ultime ore. A fare compagnia al vulcanico Scott Boras, gli agenti Brodie Van Wagenen e Joshua Kusnick hanno dato voce al loro disappunto, minacciando, nel caso di Van Wagenen, anche un boicottaggio di Spring Training da parte dei giocatori. La possibilità, secondo un articolo di Ken Rosenthal nella serata di giovedì, sarebbe già stata paventata, ma sarebbe stata accantonata.

Il problema dei free agent è ormai inconfutabile, neanche la distrazione Super Bowl è una scusa valida. Spendere sta diventando un cancro e non a caso il guadagno totale di tutti i giocatori, che nel 2017 aveva superato i 4 miliardi di dollari, dovrebbe essere in flessione per la prima volta dal 2009. Perché sta accadendo tutto questo? È probabilmente un mix di due elementi.

Il primo concerne il mercato dell’anno prossimo, quello che avrà pezzi da novanta come Bryce Harper, Manny Machado e forse anche Clayton Kershaw. Le squadre in ricostruzione come i Phillies vorrebbero spendere nel prossimo mercato per rilanciare le proprie ambizioni, mentre quelle già in alto come i Dodgers e Yankees stanno cercando ogni stratagemma esistente per scendere sotto la soglia di 197 milioni di dollari nel proprio payroll per evitare di pagare la luxury tax e avere un budget più ricco il prossimo inverno.

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Il secondo è molto più profondo, quasi una questione culturale. Tempo fa l’ex Commissioner Bud Selig disse che i tifosi di ogni squadra dovrebbero avere dei sogni ad inizio anno. La lega invece si ritrova con un “sottogruppo” di 10 squadre (Marlins e Pirates le ultime ad entrarci) che ha praticamente gettato la spugna per quest’anno e che si sta dedicando “alla corsa per la prima selezione del Draft” (definizione data dal GM dei Mariners Jerry Dipoto). Rischia di saltare il legame con i tifosi (a Miami è già successo con Derek Jeter e il suo entourage) e il baseball diventa un prodotto grezzo con un futuro incerto, aggrappato al talento di giovanissimi ragazzi che sono nei Minors a farsi le ossa. Tuttavia, “perdere per un futuro migliore” è una filosofia che ha iniziato a convincere tante persone dentro e fuori dall’ambiente del baseball. Del resto, gli esempi vincenti sono recentissimi.

Il mercato 2018 si è trasformato così in una stagnazione continua e paradossale. I piccoli Milwaukee Brewers, che hanno acquistato Christian Yelich e l’ex free agent Lorenzo Cain di recente, sono la franchigia che al momento ha speso di più sul mercato (pagheranno 30 milioni di dollari in più rispetto all’anno scorso), seguiti dagli Houston Astros (+29.9 milioni di dollari), dagli Arizona Diamondbacks (+27.6 milioni di dollari) e dai Boston Red Sox (+25.6 milioni di dollari), che possiedono anche il monte ingaggi più alto della MLB (204.4 milioni di dollari pagati in totale ai giocatori). Inoltre, i Colorado Rockies hanno speso follemente per costruire un bullpen competitivo. 

Dall’altro estremo, 13 squadre, tra cui gli Atlanta Braves, i Baltimore Orioles, i Tampa Bay Rays, i Miami Marlins e i Pittsburgh Pirates, non hanno ancora firmato un contratto di Major League per ridurre il payroll. Gli Oakland Athletics mantengono la loro storica politica di tenere gli stipendi più bassi possibili (58.2 milioni di dollari), ma davanti agli A’s ci sono due squadre da piazze importanti come i Phillies (63.7 milioni di dollari) e i Chicago White Sox (69.5 million dollars), entrambi in crescita col vivaio e in attesa dei free agents dell’anno prossimo. L’ultima volta in cui le cifre totali dei salari erano così basse bisogna andare agli Astros del 2014, quando gli ingaggi in totale ammontavano a 44.5 milioni di dollari.

Tre anni dopo…Non c'è bisogno di ripeterlo dopo che Sports Illustrated si è vantata tutta la off-season della sua previsione azzeccata. Proprio questo percorso è ciò su cui i proprietari fanno leva per risparmiare. Usando gli esempi degli Houston Astros e dei Chicago Cubs e il potere manipolativo dei numeri, le franchigie trovano un motivo per non spendere. Ciò nonostante sembra che Manfred continui a negare l’evidenza.

Così il malumore aumenta, ma i giocatori hanno la loro dose di responsabilità, visto che con l’ultimo contratto di lavoro sono stati concessi parecchi motivi ai vertici (rinuncia a selezioni al Draft in caso di ingaggio del free agent ha dissuaso molte squadre a spendere su tali giocatori) di non comprare. Brandon Moss, con dichiarazioni interessanti sul programma mattutino di MLB Network (non si perde solo tempo a guardare la TV nelle mattinate americane), ha sottolineato che il motivo per cui i proprietari hanno ora un motivo per non pagare i free agent è perché i giocatori hanno accettato le condizioni degli accordi, stipulati nel CBA (contratto di lavoro MLB-MLBPA) dell’anno passato.

Situazione senza via d’uscita? Certo che no. Rob Manfred ha definito i prossimi 10 giorni importanti. Alcuni agenti hanno confidato all’insider Ken Rosenthal che nelle prossime settimane potrebbero arrivare le firme e tutti i problemi scompariranno in un attimo. Temporaneamente. È molto probabile che i prezzi di mercato scenderanno per i vari giocatori attualmente svincolati. JD Martinez riuscirà a ricevere 200 milioni di dollari sul suo contratto? Eric Hosmer avrà i suoi 8-9 anni? È tutto da vedere.

Insomma, il sistema ha delle lacune e questo mercato invernale le sta mettendo tutte a nudo. La MLBPA (e gli agenti) non può più restare a guardare e, stando a leggere le ultime dichiarazioni, pare che vogliano contrastare il potere dei proprietari. Ma sarà necessario un programma a lungo termine, perché il 2021 è lontano.

A proposito di libertà al vertice, i giocatori potranno essere arrabbiati quanto vogliono, ma senza segnali di conciliazione - nemmeno sulla richiesta/obbligo di velocizzare le partite - i giocatori non hanno potere decisionale e il Commissioner può compiere le sue modifiche. E allora sì, sarebbero dolori. Per la pace nel sistema MLB e per i giocatori, i quali si renderanno conto che l’illusione del portafoglio gonfio li ha portati a perdere le proprie priorità e a concedere spazio non più ai diritti che spettano al giocatore, bensì al puro, crudo business.

Storia precedente sul tema: Conto alla rovescia?

Fonte foto copertina: wixstatic.com

Fonte foto articolo: si.com

Author: Kevin Senatore
Posted: February 3, 2018, 9:05 am
Published in: Videos

Vi ricordate di Juan Francisco con le maglie di Atlanta e Toronto? Il prima base dominicano non gioca in MLB dal 2014 e ha messo su più di qualche chilo, ma è ancora in grado di battere fuoricampo come questo (e di fare bat flip pazzeschi e tamarrissimi come questo).

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: January 31, 2018, 2:26 pm
Published in: Videos

Mai come in questo freddo periodo dell'anno a tutti noi manca il baseball. Meno male che ci sono le leghe invernali a regalarci giocate come questa: un fantastico doppio gioco iniziato da Yordan Manduley nella serie finale Cubana. La squadra di Manduley, Granma, ha vinto il suo secondo titolo consecutivo.

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: January 30, 2018, 3:33 pm
Published in: 2017

Nell'immobilismo totale che, oltre ad abbassare i prezzi, sta mandando in escandescenza le parti dei giocatori, inconsapevoli della loro destinazione a poco meno di tre settimane dai primi raduni, il mercato MLB si è mosso con qualche trasferimento di secondo piano di squadre che puntano, con prezzi bassi, a competere.

Per esempio, è il caso degli Oakland Athletics, i quali, dopo l'acquisto di Stephen Piscotty, aggiungono alla rosa Brandon Moss, che nel 2012 esplose proprio con la casacca gialloverde. Moss è stato ceduto dai Kansas City Royals in una trade che comprende anche il rilievo mancino Ryan Buchter, diretto ad Oakland con Moss, e i partenti Jesse Hahn e Heath Fillmyer, che invece si accaseranno nell'organizzazione del Missouri.

Per i californiani il ritorno di Moss aggiunge qualche grattacapo a Bob Melvin, perchè il prima base/battitore designato si ritrova in una competizione trafficata. Matt Olson, 23enne, dovrebbe essere il titolare in prima base, mentre Khris Davis sarà probabilmente DH al 100%. Difficile pensare che Davis e Moss distribuiscano at-bats, visto il potenziale da 40 fuoricampo di Davis. Più plausibile un ritorno fra gli esterni, anche se non rappresenterebbe la garanzia di un gran rendimento. Nel 2017, Moss ha battuto .207 con 22 fuoricampo e 50 RBIs. Nel 2018 cercherà di ridare costanza alle sue performance.

Isolato dall'ombra di Moss, forse è Ryan Buchter il vero pezzo da novanta della trade. Il rilievo mancino, scambiato dai Padres a metà dell'anno scorso, è reduce da una stagione ottima (2.89 ERA, 65.1 riprese lanciate, 26 basi su ball e 65 strikeouts in 71 apparizioni). SI tratta del secondo mancino per il bullpen assieme a Daniel Coulombe e un altro componente di un parco rilievi interessante, che al momento vede Blake Treinen, Chris Hatcher e i neo-arrivati Emilio Pagan e Yusmeiro Petit in pole position.

KC riceve l'altalenante Jesse Hahn, altro ex Padres, che a 28 anni non ha ancora una vera identità in MLB. Nel 2017 ha effettuato 14 apparizioni (13 partenze), ma è stato inefficace, come testimonia la media ERA di 5.30. In dubbio il suo ruolo nella squadra di MLB, ma tutto sarà più chiaro dopo Spring Training. Heath Fillmyer, invece, non ha mai raggiunto un livello più alto di doppio A, in cui l'anno scorso ha effettuato 29 partenze con un'ERA di 3.49. Il 23enne era il 18esimo prospetto del vivaio di Oakland.

Dietro questi trasferimenti c'è sicuramente un aspetto economico da non sottovalutare. I Royals, che da ieri hanno accolto di nuovo Alcides Escobar in squadra, vogliono sfoltire ancora il monte ingaggi per competere con i San Diego Padres nella infinita corsa per Eric Hosmer. Il general manager Dayton Moore non ha voluto commentare in tal senso, ma ha confermato che le intenzioni dei Royals nella offseason erano chiare. Resta, invece, avvolta nel mistero la posizione di Mike Moustakas.

Altre note della notte:

  • I Milwaukee Brewers non mollano la presa e acquistano Matt Albers per rinforzare il bullpen. Secondo Ken Rosenthal, il contratto prevede due anni di permanenza per il 35enne. Albers ha vissuto una seconda giovinezza nel 2017 con un'ERA di 1.62 e un 51% di groundballs in 61 riprese lanciate con i Nationals. Non fa infiammare la pistola radar, ma è stato uno dei rilievi che ha provocato meno battute solide agli avversari, elemento da tenere in considerazione. Milwaukee resta comunque in cerca di un partente e al momento sembrano più inclini a cercare una trade piuttosto che i free agents Yu Darvish e Jake Arrieta.
  • Lascia gli States Norichika Aoki, il quale firma un triennale con i Yakult Swallows, ritornando in patria. Nel frattempo, l'ex Brewers Wang Wei-Chung sarà il primo taiwanese a giocare in Corea.
  • Danny Espinosa firma un minor league contract con gli Yankees e potrebbe essere uno dei candidati per un posto fra gli interni newyorkesi.
Author: Kevin Senatore
Posted: January 30, 2018, 8:56 am
Published in: 2017
Fino ad oggi Mets e Nationals non hanno sostanzialmente spostato in avanti i rispettivi monti ingaggi alla scorsa stagione anche. I Phillies hanno firmato il free agent 1B Carlos Santana ma per il resto han fatto ben poco per migliorarsi significativamente. Lo stesso si può dire dei Braves che hanno aggiunto LHP Scott Kazmir, RHP Brandon McCarthy e INF Charlie Culberson scambiando Matt Kemp con i Dodgers. Nel frattempo i Marlins hanno decimato la loro squadra (e aiutato le altre quattro squadre della division), scambiando Giancarlo Stanton, Christian Yelich, Marcell Ozuna e Dee Gordon, tutti fuori dalla NL East. I Mets lo scorso anno hanno chiuso 7-12 contro i Marlins. Non c'è un pensiero logico che impedisca alla rotazione e al bullpen di Mickey Callaway di vincere più partite contro i Marlins nel 2018. In altre parole, non facendo altro che guardare Derek Jeter smobilitare i migliori outfield della National League, i Mets dovrebbero migliorare il loro record del 2017 di almeno 5/6 partite nella prossima stagione. Questa è una grande notizia ma rischia di non contare davvero.
 
C’è la paura che i Mets stiano perdendo un'enorme opportunità di fare il grande passo in avanti: Anthony Swarzak, Adrian Gonzalez, Jerry Blevins, Asdrubal Cabrera, Jay Bruce, Jose Reyes non bastano. Vale la pena notare che Swarzak ha essenzialmente sostituito Addison Reed, che è stato un rilievo d'élite durante le sue tre stagioni con i Mets; Gonzalez è un nome e oggi non sappiamo se sia molto di più o se abbia già spremuto il suo massimo; Bruce, Reyes, Cabrera e Blevins erano tutti nel team lo scorso aprile e con le opzioni in calo e lo Spring che si avvicina, non mi sorprenderebbe se anche il 2B di partenza dello scorso anno Neil Walker, venisse nuovamente firmato. La strategia del nostro GM Sandy Alderson è semplicemente rimettere insieme la vecchia band? Oppure questa è l'unica opzione a causa dei costi e della mancanza di creatività nel mercato? Al momento non conosciamo la risposta. "Gli infortuni e le decisioni dei vari coaching ci hanno penalizzato più di ogni altra cosa nelle ultime due stagioni, quindi abbiamo deciso di rimettere insieme la squadra e dare loro un'altra possibilità per vincere insieme ma con un supporto significativamente migliore, come un reparto medico rinnovato, un nuovo manager, uno staff tecnico e un approccio totalmente diverso di analisi dati ". Questo è un approccio corretto a mio avviso. Possiamo pensare che sia un errore e che noi non avremmo gestito l'inverno così ma è giusto e potrebbe avere il potenziale per funzionare, soprattutto con la mancanza di vera azione sul mercato che ha riguardato l’intera NL East. È sacrosanto pensare che gli infortuni e gli interventi chirurgici abbiano fatto deragliare le stagioni 2016 ma in special modo 2017 più che il talento. Quindi, di nuovo, se Alderson vuole affermare che crede che questi stessi 24/25 ragazzi possano ribaltare 20 sconfitte con 20 vittorie nel 2018 semplicemente essendo sani e allenati in maniera diversa e migliorativa, va bene così, io sto con Sandy.
 
Detto questo J.D. Martinez è migliore di Bruce, Eric Hosmer è migliore di Adrian Gonzalez, Mike Moustakas è migliore di Asdrubal Cabrera, Jonathan LuCroy forse è più adatto allo staff di Callaway che Travis d'Arnaud, Lance Lynn e/o Alex Cobb hanno più probabilità di fare 30 partenze di Steven Matz e/o Zack Wheeler, Wade Davis, Addison Reed e Greg Holland avranno forse più impatto di Swarzak. Non sto dicendo che Alderson avrebbe dovuto acquisire tutti quei giocatori perché non è realistico per nessuna squadra, per non parlare dei nostri Mets. Però almeno uno di quei ragazzi si poteva forse acquistare. Sapendo quanto sia competitivo, intelligente e quanta conoscenza abbia del baseball, per me è difficile credere che Alderson sia davvero a suo agio nel fare zero miglioramenti ad suo roster che ha concluso la scorsa stagione con 70 vittorie. Aldilà della vera causa che l’ha determinato. Se è veramente a suo agio e sicuro di riacquistare la squadra del 2017 con risultati totalmente opposti, abbiamo oggi tutti noi delle domande. Come è arrivato a questa conclusione? È quello che ho scritto sopra? Crede che questi ragazzi siano giocatori da World Series? So che è successo nel 2015 quindi forse Sandy ha ragione e lo possono essere di nuovo? Se è così vuol dire che l’annus horribilis 2017 è tutto causa infortuni? Però se il talento era in realtà molto buono perché i Mets lo hanno abbandonato in estate? La risposta facile è taglio dei salari e recupero della spesa fatta in una stagione ormai persa. In effetti quasi tutti i team stanno tagliando o hanno dimezzato. Alcuni hanno ridotto le buste paga e si sono migliorati, motivo per cui non credo che i soldi siano l'unica ragione per la mancanza di un movimento importante per il roster. Il denaro aiuta naturalmente, ma per tutto l'inverno abbiamo visto i team cogliere opportunità per fare trade creative che hanno migliorato il loro roster e in alcuni casi anche tagliando i salari. Se, come me, Alderson è segretamente deluso dall'inverno della squadra durante il quale si è semplicemente tornati al talento che si conosceva, che cosa manca? I soldi? La creatività? Qualcos'altro?
 
Il punto è che i Mets hanno una reale opportunità di sfruttare quella che sarà la division più debole della MLB, il che è motivo per cui dovrebbero spingere sul gas quest'inverno per una corsa alla postseason. Se aggiungono più velocità e atletismo firmando Eduardo Nunez o con una trade per Josh Harrison, allora anche la firma di Jose Reyes come infielder di utilità va bene. Se Reyes finirà per essere come 2B titolare, i Mets potrebbero avere il diamante più vecchio e sfidato nelle major con Asdrubal Cabrera in 3B e Adrian Gonzalez in 1B. Amed Rosario non potrebbe coprire così tanto campo. Qualunque cosa verrà fatta per l’infielder, continuo a pensare che sia fondamentale che i Mets aggiungano un lanciatore di partenza esperto. Contare su Matt Harvey, Zack Wheeler e Steven Matz e sperare che rimangano tutti sani ed efficaci potrebbe essere davvero una scommessa selvaggia ed è per questo che avrebbero bisogno di firmare qualcuno come Lance Lynn, tanto per fare un nome. Jeff Wilpon ha detto l'altro giorno che il libro paga non è scolpito nella pietra, che può salire se Sandy Alderson porta ai proprietari un'idea che ha un senso in termini di valore e prestazioni previste.
 
Sorprendentemente nessuno dei migliori lanciatori free-agent ha ancora firmato, da Yu Darvish a Jake Arrieta da Alex Cobb a Lance Lynn appunto. Ma mentre i GM cercano di aspettare i giocatori e sperano che i prezzi scendano, vale la pena notare che Lorenzo Cain ha firmato con i Brewers per 5 anni a $80 milioni complessivi, non proprio un affare per un CF che compie 32 anni ad aprile. Quindi, dopo tutta l'attesa, forse i prezzi non scenderanno così tanto, almeno per i migliori free agent. Per quanto riguarda le prestazioni previste, Lynn stabilizzerebbe la rotazione, con la coerenza e la durabilità che si potrebbero inserire bene dietro Jacob deGrom e Noah Syndergaard. Dopo aver saltato la stagione 2016 a causa della Tommy John, Lynn è tornato a fare 33 partenze nel '17. Del resto non ha mai fatto meno di 30 partenze in nessuna delle sue 5 stagioni complete e ha collezionato una media ERA di 2,74, 3,03 e 3,43 nelle ultime 3 stagioni. L'aggiunta di Lynn darebbe anche ai Mets maggiore flessibilità nell'usare Robert Gsellman, Seth Lugo o persino Harvey e Wheeler da rilievi lunghi. Anche a $13-14 milioni all'anno per 3 anni, Lynn fornirebbe la profondità di cui i Mets hanno bisogno. Senza prospetti significativi vicini all’esordio nelle major, i Mets prima o poi dovranno pagare tanto un pitcher quindi perché non quest'anno quando la division offre un'opportunità d'oro? Come abbiamo detto non sono solo i Marlins. Ne i Phillies ne tantomeno i Braves sono pronti per competere potrebbero esserlo nel 2019. Nel frattempo, i Cubs, i Brewers e i Cardinals si batteranno all’ultimo sangue nella NL Central e la NL West potrebbe tornare ad essere la division più difficile nel baseball, con il ritorno dei Gints (se Evan Longoria e Andrew McCutchen contribuiranno a renderli di nuovo competitivi) e con Rockies e D’Backs molto molto pericolosi.
 
C'è ancora tempo per cogliere l'attimo in questo lento inverno. Quando Wilpon ha spiegato questa settimana che la vittoria non coincide spesso col libro paga aveva ragione. Il problema è che quando hai pochi giovani giocatori preziosi, sia in MLB coi salari pre-arbitrato, sia nel Farm System, l'unico modo per riempire e migliorare il roster è quello di spendere. E se hai bisogno di prove sul fatto che i Mets oggi sono privi di giocatori importanti dai un’occhiata alla lista dei migliori 100 prospetti fatta da Baseball America, Keith Law di ESPN o MLB Pipeline: i Mets hanno piazzato un giocatore nella top 100 per Baseball America (Andres Gimenez al numero 94), David Peterson al numero 58 nella lista di Law e nessuno per MLB Pipeline.
 
Fonte foto copertina: nydailynews.com
Author: Paolo Belletmets
Posted: January 29, 2018, 10:37 am
Published in: 2017

I prospetti sono più importanti che mai in un baseball ad alto tasso di competitività, ma con squadre che hanno già gettato la spugna (vedi i Marlins) prima dell'inizio della stagione. Chi è più indietro lo ammette e non investe sul mercato, bensì cerca il dinamismo e l'incoscienza giovanile, per questo il reclutamento dal Draft e dal mercato internazionale è sempre più influente. Pochi giorni fa la testata Baseball America e il sito MLB.com hanno reso noto i propri ranking dei migliori 100 prospetti della stagione 2018. Per quanto riguarda la prima, a delineare la classifica troviamo gli Atlanta Braves, che hanno ben otto prospetti, tra i quali il numero uno in assoluto, Ronald Acuña. A tallonare i Braves ci sono Brewers, Rays, Padres e Yankees con sei prospetti ciascuno.

Ronald Acuña, esterno venezuelano classe 1997 degli Atlanta Braves, il quale ha scalato il ranking di ben 67 posizioni rispetto alla passata stagione. Il giocatore è reduce da una prolifica stagione iniziata in A+, per poi giocare 57 partite in doppio A ed infine 54 in triplo A. A fine stagione il ventenne ha fatto registrare complessivamente una slash line di .325/.374/.522 con 21 fuoricampo, 82 RBI e 44 basi rubate. La stagione di Acuña è poi proseguita in Arizona Fall League, kermesse nella quale ha trionfato vincendo anche il premio di MVP (giocatore più giovane della storia a vincerlo). Nel 2018 lo vedremo partire in triplo A a Gwinnett, ma non è da escludere che il giovane venezuelano faccia il suo debutto nelle Majors proprio nella stagione 2018.

Al secondo posto troviamo il tanto discusso Shohei Ohtani, asso giapponese che è stato oggetto dei desideri di molte franchigie nel corso dell’inverno, ma che dal 2018 giocherà con i Los Angeles Angels. A differenza degli altri prospetti, Ohtani è un giocatore professionista dal 2013 e militava negli Hokkaido Nippon Ham Fighters, franchigia della massima divisione giapponese con la quale ha vinto la Japan Series del 2016. Come ben documentato in varie sedi, il giocatore può essere impiegato sia come lanciatore partente che come battitore designato. Nella stagione 2017 è stato fermo ai box per diverso tempo a causa di un intervento alla caviglia ed ha giocato solo 65 partite e ha realizzato un totale di 5 partenze in pedana.

Al terzo posto troviamo il giovanissimo Vladimir Guerrero Jr, figlio del fresco Hall of Famer. Il terza base classe 1999 ha giocato 71 partite in singolo A a Lansing (affiliata ai Toronto Blue Jays) e 48 in A+ con Dunedin, mettendo a referto una slash line di .323/.425/.485 con 13 HR e 76 RBI. Per il giovane 18enne, il miglior terza base fra i prospetti, la strada verso le Majors è ancora lunga e molto probabilmente comincerà la stagione 2018 in AA. Attenzione, perché il ruolo di terza base sopra il confine statunitense potrebbe diventare tema caldo quest’estate e Guerrero potrebbe essere menzionato spesso come erede di Josh Donaldson.

La quarta posizione è occupata da Eloy Jimenez, esterno dominicano classe 1996 e membro dell’organizzazione dei Chicago White Sox. La stagione 2017 lo ha visto protagonista nella trade che ha portato Josè Quintana nella “North Side” di Chicago. Jimenez ha trascorso la stagione 2017 in A+ prima con Winston-Salem (affiliata ai Cubs) ed in seguito alla trade con Myrtle Beach (ai White Sox), per poi concludere la stagione a Birmingham in doppio A. Numeri molto interessanti per il dominicano che ha messo a referto una slash line di .312/.397/.559. In caso di esponenziale crescita, un angolo fra gli esterni è suo già dalla fine della stagione 2018, ma è più plausibile al momento un approdo nel 2019.

L’ultimo elemento della top 5 è Victor Robles, giocatore che è anche l’unico del gruppetto “elite” ad aver già esordito in MLB con i Washington Nationals. Il dominicano classe 1997 ha giocato la bellezza di 77 partite con Potomac in singolo A nel 2017, successivamente ha fatto registrare 37 presenze in doppio A con Harrisburg, per poi fare il salto in MLB nel mese di settembre, diventando cosi il giocatore più giovane ad aver giocato nelle Majors nella passata stagione. Tredici le sue presenze con i Nationals, nelle quali ha fatto registrare sei valide e quattro RBI. Nelle restanti 114 partite in Minor League si è messo in mostra con una slash line di .300/.383/.493, numeri importanti per un giocatore che esordirà probabilmente in triplo A nel 2018, per poi cercare di ritagliarsi ancora spazio in MLB. Da tenere d’occhio se Bryce Harper lasciasse la Capitale fra un paio d’anni, soprattutto per le sue doti difensive e di corsa sulle basi.

Nella graduatoria su MLB.com, gli unici cambi riguardano l’inversione di Ohtani e Acuña nelle prime due posizioni, mentre Gleyber Torres occupa la quinta posizione davanti al suddetto Robles. Tra gli altri prospetti da tenere sotto osservazione in quest’annata, ci sono il terza base Nick Senzel (Cincinnati Reds), l’interbase Fernando Tatis Jr. (San Diego Padres), l’esterno Lewis Brinson (da poco passato ai Miami Marlins), il prospetto cubano Luis Robert (Chicago White Sox) i lanciatori Forrest Whitley (Houston Astros), il braccio di fuoco per le sue dritte da 100-105 miglia all’ora Micheal Kopech (Chicago White Sox), Walker Buehler (Los Angeles Dodgers), il rientrante Alex Reyes (St. Louis Cardinals), il mancino Justus Sheffield (New York Yankees) e Brent Honeywell (Tampa Bay Rays).

Tutti nomi che possono contribuire al successo delle proprie squadre quest’anno. Tutti giocatori con potenziale da All-Star, ma, vale la pena ricordarlo, non sono tutti successi al 100%. L’aspettativa aumenta, non ci resta che ammirare come risponderanno sul campo.

 

Fonte foto copertina: baseballamerica.com

Author: Luca Sartirana
Posted: January 29, 2018, 10:24 am
Published in: 2017

Uno notte da assoluti protagonisti del mercato, proprio quando la stove sembrava essersi congelata a causa del freddo invernale: i Brewers hanno piazzato due colpi a dir poco notevoli nella notte per rinforzare il proprio parco esterni, acquistando Christian Yelich da Miami e Lorenzo Cain dalla free agent pool. Milwaukee, reduce da una sorprendente stagione chiusa al secondo posto della NL Central, ha deciso di dare una vistosa accelerata al processo di rifondazione della squadra, cercando di dare subito un roster competitivo a Craig Counsell.

Nella trade con i Marlins, la Brew Crew ha dovuto sacrificare ben quattro prospetti, tra cui il talentuosissimo CF Lewis Brinson, 23anni, che ha già debuttato nelle Majors con la casacca dei Birrai ed considerato tra i 15 migliori prospetti della MLB. Oltre a Brinson, a Miami arriveranno anche Jason Yamamoto, 21enne pitcher Hawaiano, l’infielder portoricano Isan Diaz, anche lui 21enne, ed infine il 22enne outfielder Monte Harrison. E’ però Christian Yelich il pezzo da novanta dello scambio e, guardando i numeri del fenomeno californiano, si capisce perché Milwaukee abbia dovuto sacrificare così tanti top prospects per poterlo aggiungere al proprio roster: una slash line di .290/.369/.432 in cinque stagioni nelle Majors, 39 fuoricampo battuti tra ’16 e ‘17 ed una bacheca impreziosita da un Silver Slugger Award ed un Gold Glove. Yelich è un giocatore completo, forte in attacco quanto in difesa; con appena 26 primavere alle spalle, il ragazzo di Thousand Oaks potrebbe diventare il volto della franchigia nell’era post Ryan Braun.

Se però Yelich non dovesse bastare, i Brewers hanno deciso di rinforzare ulteriormente il proprio outfield con l’esplosività ed il talento di Lorenzo Cain, che nelle prossime ore firmerà un maxi contratto da 80M$ della durata di 5 anni. Il 31enne, vincitore del titolo 2015, sarà quindi il nuovo esterno centro di Milwaukee, subentrando al posto del deludente Keon Broxton. Si tratta di un ritorno alle origini per Cain, che iniziò il suo percorso nel baseball professionistico proprio con i Brewers, dai quali fu scelto nel Draft 2004; la sua prima avventura in Wisconsin durò appena 43 partite, poiché nel 2010 fu uno dei giocatori ceduti ai Royals all’interno della trade che coinvolse Zack Greinke. Dopo sette anni in Missouri, Cain torna a Milwaukee con un curriculum da star affermata: una media di 12 HR, 69 RBI, 27 SB a stagione, una slash line di .290/.342/.421, una partecipazione all’All-Star Game e, soprattutto, il leggendario anello conquistato con KC tre anni fa.

I Brewers dovranno ora decidere quale strategia adottare con gli esterni già presenti nel roster (Braun, Santana e Broxton); Milwaukee potrebbe cedere uno di questi tre outfielders per ottenere un partente, ma per rinforzare la propria rotazione potrebbe tornare nuovamente a pescare nella free agent pool. La Brew Crew era tra le squadre più interessate a Yu Darvish, ma il giapponese non è l’unico starting pitcher ancora senza contratto: Jake Arrieta, Alex Cobb, Lance Lynn e John Lackey sono soltanto alcuni dei lanciatori che potrebbero rendere Milwaukee una delle squadre più interessanti del 2018.

(foto di copertina da royalsreview.com e lonestarball.com)

Author: Federico
Posted: January 26, 2018, 11:33 am
Published in: 2017

Jeff Idelson, presidente della Hall of Fame ha appena annunciato i quattro nuovi membri eletti dai baseball writers nella Hall of Fame. Oltre ai già anticipati Jack Morris e Alan Trammell, saranno i nuovi ingressi nell'Olimpo del baseball. La cerimonia d'introduzione avverrà il 29 luglio 2018 a Cooperstown.

Chipper Jones

Larry Wayne Jones Jr, per tutti semplicemente "Chipper", non ha dovuto aspettare molto per essere eletto a Cooperstown. E non sarebbe neanche stato galante solamente pensare di farlo attendere. Discusso fuori dal campo per alcune dichiarazioni sopra le righe, Chipper Jones è sempre stato impeccabile ogni volta che calcava uno dei nostri amati diamanti verdi. Per 19 stagioni ha indossato solamente una divisa, quella dei Braves, e con alle spalle un numero decisamente pesante, soprattutto per la logica calciofila di noi europei: il 10. Per questo motivo verrebbe facile spiegare Jones come un Totti o un Del Piero del gioco del baseball, un autentico fuoriclasse capace di entrare nel cuore di tutta l'America, oltre che in quello dei tifosi dei suoi Braves e cambiare l'esito delle partite in un solo colpo, in un solo giro di mazza, trascinandosi dietro l'intera squadra. La divisa con la Tomahawk Chop non l'ha mai abbandonata, anche se quella maglia gli ha regalato una sola World Series, e l'ha sporcata fieramente in otto All-Star game, sostituendola solamente per partecipare ai World Baseball Classic con team USA. Se si pensa a Chipper Jones quindi diciamo tutti Braves e numero 10. Ma il ragazzo della Florida è stato accompagnato per tutto il corso della sua carriera anche da un altro protagonista: la terza base. L'hot corner lo ha difeso dal 1995 al 2012 con l'eccezione delle stagioni 2004 e 2005, quando salutò la terza per occuparsi dell'esterno sinistro. Jones ha avuto sin da subito il marchio del predestinato: dopo essere stato selezionato con la prima scelta assoluta al draft del 1990, Chipper ha potuto esordire tra i prof  in classe A nel 1991, promosso poi in classe A + l'anno successivo ed addirittura in triplo A nel 1993, anno nel quale è anche riuscito a giocare qualche partita tra i grandi.L'arrivo permanente in MLB è stato rimandato soltanto a causa della rottura dei legamenti crociati del ginocchio sinistro sofferto durante lo Spring Training del club. L'infortunio comunque non lo ha precluso dal macinare record su record. Quando, a 40 anni, il 3 ottobre del 2012, giocò l'ultima partita di regular season della sua vita, Chipper Jones lo fece con una media battuta in carriera di .303, una OBP di .401, una slugging percentage di .529; più basi su ball (1512) che strikeouts (1409) e 468 fuoricampo, numeri che lo inseriscono nella stessa, ristretta, cerchia di Ted Williams, Babe Ruth, Lou Gehrig, Stan Musial, Mickey Mantle è Jim Thome. Numeri che gli hanno permesso di essere eletto alla Hall of Fame con il 97.2% dei voti al primo giro.
 

Vladimir Guerrero

Pochi giocatori nella storia sono stati capaci di essere tanto simili quanto diversi dal prototipo di baseball player della propria era come Vladimir Guerrero. Il neoeletto a Cooperstown, al secondo anno, con il 92.9% dei voti è stato infatti capace di entrare nel cuore dei tifosi di Montreal e Anaheim grazie alle sue doti da possente corner outfielder con grande potenza sia nella mazza (449 fuoricampo in carriera), sia nel braccio (126 assistenze). Non è da tutti gli slugger riuscire però a concludere la propria avventura in Major League con la media battuta fissata a quota .318 ed appena il 10.9% di strikeouts subiti, frutto di un’incredibile capacità di battere in gioco palline ‘unhittable’, entrando anche per due anni consecutivi nel club del 30-30 (30 home runs e 30 stolen bases) e mancando la 40-40 nel 2002 solamente per un fuoricampo. Guerrero, che prima di essere superato da Beltre ha detenuto il record di valide battute da un dominicano, ha chiuso la sua carriera con un MVP (2004), 9 convocazioni all’All-Star Game e 8 Silver Slugger Awards: un bottino interessante per l’uomo che a inizio millennio ha contribuito a rivoluzionare il gioco e che ora, pur senza l’anello, ha la sua meritata placca. Terzo dominicano ad entrare nella HOF.

Jim Thome

Al suo primo anno di eleggibilità, Jim Thome non fallisce l’appuntamento con Cooperstown. Considerato da tanti “the nicest guy in baseball”, Jim Thome viene riconosciuto per una carriera che ha da invidiare a pochi. È uno dei nove giocatori ad aver battuto 600 fuoricampo (612 in totale). Nell’era degli steroidi ha mantenuto la costanza e una perseveranza da grande slugger, senza far parlare troppo di sé. Non ha mai vinto un premio di MVP e ha mancato l’anello nel 1995 e 1997, quando perse le due World Series giocate dai Cleveland Indians. Proprio in Ohio, il nativo di Peoria nel 1970 ha cominciato la carriera in MLB nel 1991. Fino al 2002 è rimasto a Cleveland, mettendo a segno stagioni eccezionali, tra cui i 52 home runs nel 2002 e il triennio da All-Star fra 1997-99. Ha trascorso poi tre stagioni a Philadelphia (2003-2005) altrettante ai White Sox. Nella Windy City raggiunge quota 500 fuoricampo e fino al 2008 ha continuato a mantenere un rendimento offensivo invidiabile nonostante le 38 primavere raggiunte. Tra il 1996 e il 2008 supera la soglia dei 30 home runs battuti in tutte le stagioni tranne che nel 2005, ridotto a sole 59 partite. Le ultime stagioni sono fatte di brevi fermate (Los Angeles Dodgers, Minnesota, Cleveland, Philadelphia e Baltimore), ma l’acuto dei 600 fuoricampo arriva con la casacca dei Twins il 15 agosto 2011 contro Daniel Schlereth a Detroit. Un colpo da tre punti in campo opposto, una delle specialità della casa. Nel 2012 trova il suo ultimo home run con Baltimore e chiude 2 su 15 ai playoff. Firma il suo ritiro nel 2014, quando gli Indians inaugurano una statua in sua memoria. Cinque volte All-Star, 17 home runs ai playoff (settimo nella storia, pari a David Ortiz), settimo in basi su ball guadagnate nella storia della MLB e buon difensore, inizialmente in terza base poi in prima base, anche se non vincerà alcun Gold Glove. Gli elettori lo hanno votato nel 89.8% delle schede. Lo spazio nell’Olimpo lo ha guadagnato con merito. Jim Thome, personaggio esemplare, welcome to the Hall of Fame!

Trevor Hoffman

Tra le oltre trecento placche visibili nella National Baseball Hall of Fame and Museum solo cinque di esse appartengono a giocatori che hanno scritto la storia del gioco come rilievi. Fino ad oggi però. Infatti si è appena aggiunto un sesto signore che in diciotto anni di carriera ha toccato quota 601 salvezze, una cifra raggiunta e superata solamente da Mariano Rivera. Trevor Hoffman è ufficialmente tra gli immortali. Il closer californiano ha ottenuto 7 convocazioni All-Star, 2 premi di rilievo dell’anno, 2 titoli nella voce “saves” e i massimi onori che una squadra può riservare ad un proprio giocatore: il suo numero 51 è stato infatti ritirato dai San Diego Padres che lo hanno anche inserito nella loro Hall of Fame. A lui è anche dedicato il ‘Trevor Hoffman NL Reliever of the Year Award’, un premio che, dal 2014, è andato a sostituire il Delivery Man Award per la National League (la controparte nell’American è dedicata a Rivera). L’ex giocatore dei Padres e dei Brewers, con una breve apparizione ai Marlins ad inizio carriera, è entrato a Cooperstown al terzo anno, con il 79.9% dei voti.

Negli ultimi cinque anni sono entrati 16 giocatori nella Hall of Fame (record assoluto) e le prossime due stagioni prevedono altre feste con nomi di grande prestigio pronti ad entrare.

Note sui risultati:

  • Edgar Martinez si ferma a 70% (+12% rispetto all'anno scorso) e l'anno prossimo sarà il suo decimo e ultimo anno di candidatura.
  • Mike Mussina (+12% anche per lui nel 2018) arriva al 63% al quinto anno di eleggibilità.
  • Roger Clemens e Barry Bonds salgono poco (3% rispetto al 2017) e raggiungono il 57.3% e 56.4% delle preferenze al loro sesto anno
  • Debutto notevole di Omar Vizquel con un 37% al primo anno di eleggibilità
  • Larry Walker risale la china, ma dopo 8 anni è fermo al 34%
  • Manny Ramirez scende al 22% (-1%) nel secondo anno
  • Gary Sheffield, Scott Rolen e Billy Wagner superano il 10%, mentre resistono nel ballottaggio Sammy Sosa (sempre con il 7%) e Andruw Jones (7% al primo anno).

Ulteriori dettagli nel corso della giornata su MLB Italia.

Fonte foto copertina: sportingnews.com

Fonte foto articolo/1: wsj.com

Fonte foto articolo/2: si.com

 

Author: Kevin Senatore
Posted: January 24, 2018, 9:31 pm
Published in: 2017

Non è stata una settimana felice per i piani alti del baseball MLB. A differenza di altri sport americani, il baseball sta godendo di ottima salute dal punto di vista del rapporto fra vertici della lega e rappresentanti dei giocatori. L'ultimo storico sciopero del 1994 che impedì l'esecuzione della World Series fu l'apice di un periodo buio e instabile per una lega che sotto l'egida di Bud Selig è tornata ad ispirare interesse nel pubblico ed è soprattutto diventato un business con profitti astronomici.

Quest'inverno il rapporto si è incrinato. Se le nuvole avevano iniziato ad addensarsi dopo la ratifica del contratto di lavoro collettivo (CBA) firmato il gennaio scorso, adesso spuntano i primi lampi. Nel febbraio scorso, il Commissioner Rob Manfred avvisò che se i giocatori si fossero opposti alle riforme di Manfred riguardo il pace of play, tema che attanaglia il batti e corri come mai prima (alcune stime confermano la crescita nell'interesse di calcio, basket e altre discipline proprio per i ritmi delle partite), lui avrebbe effettuato i cambiamenti ritenuti da lui necessari, unilateralmente, come prevede il nuovo CBA.

Quasi 12 mesi dopo sembra di essere arrivati ad un punto di rottura, perchè la “nuova” proposta, con qualche modifica rispetto a quella rifiutata dai giocatori nel febbraio scorso, sarebbe stata rifiutata nuovamente dalla MLB Players' Association (MLBPA) e Manfred sembra intenzionato, secondo quanto riferiscono le fonti a Ken Rosenthal (The Athletic), a procedere da solo nell'introduzione di due modifiche sostanziali al gioco. E le regole che andrebbe ad implementare sarebbero quelle del febbraio scorso. 

Un pitch clock, attivato tra un lancio e un altro, e la riduzione delle visite sul monte di lancio.

Il primo punto non è una novità assoluta. Dal 2014 è stato utilizzato nella Arizona Fall League e nei piani alti delle leghe minori (leggansi doppio A e triplo A). Le opinioni sono contrastanti, con molti giocatori che inizialmente hanno sofferto l'impatto dei secondi, ma secondo la MLB, l'introduzione del cronometro potrebbe ridurre di almeno dieci minuti le partite, che nel 2017 hanno raggiunto una durata media record di 3 ore e 8 minuti a partita.

L'ultima proposta di Manfred &Co. consiste in un cronometro di 18 secondi (ma se la durata media resta più lunga di 3 ore si applicherebbe un cronometro di 20 secondi ad ogni situazione) da utilizzare solo con le basi vuote. Il timer comincia quando il lanciatore ha la palla in mano e viene spento quando il pitcher inizia il caricamento (wind-up) oppure arriva nella posizione pronta al caricamento (coming set). Se il pitcher si stacca dalla pedana il cronometro riparte dall'inizio. Se i tempi non vengono rispettati c'è prima un warning poi un automatico ball. Nella proposta vecchia, il cronometro di 20 secondi si usa in ogni situazione.

Il battitore, memore della famosa regola raramente rispettata del piede nel box di battuta, dovrebbe entrare nel box dopo 5 secondi dall'avvio del cronometro e 35 secondi dopo il battitore precedente (erano 30 nella prima proposta). Il pitch clock, assieme alle sue penalità, sarebbe introdotto dal 1 maggio nella proposta nuova, mentre in quella precedente si partirebbe immediatamente da Opening Day.

Non pare una riforma perfetta. Non è certo che il lanciatore non perda tempo tra la posizione di preparazione e il caricamento, ad esempio (vedi Pedro Baez). I battitori hanno dimostrato di ignorare la regola precedente del piede nel box di battuta e un cronometro potrebbe non essere determinante.

Per quanto concerne le visite sul monte di lancio, il discorso è elementare. Il pitcher non può essere visitato più di una volta in pedana. Che sia il manager, il ricevitore o un giocatore, ogni volta che il lanciatore lascia la pedana corrisponde ad una visita. La seconda nello stesso inning significa cambio del lanciatore. Per l'Italia non sarebbe una novità, negli USA sì.

La trattativa si stava sviluppando lentamente e i toni parevano concilianti nelle poche conversazioni precedenti fra giocatori e Manfred (Rosenthal cita un incontro di agosto con Marlins e Nationals che mise in evidenza che la conversazione era stata costruttiva). Fino a due settimane fa, tra la presenza del pitch clock nelle proposte della MLBPA stessa e i lenti sviluppi delle trattative, l'entourage a capo della MLB era fiducioso di trovare un accordo con la Union, ma, nonostante qualche aggiustamento nella presunta conversazione con i giocatori, la MLBPA ha rifiutato la proposta. A quanto pare anche con irruenza da parte di alcuni rappresentanti che, secondo l'articolo di Ken Rosenthal a riguardo, hanno “alzato il volume della loro voce” contro le proposte.

Alla luce di ciò sembra concreta la possibilità che molti giocatori, per non dire la maggior parte, non gradisca il pitch clock, ma non è da escludere che ci siano altri motivi a contribuire al malumore dei giocatori. Uno dei motivi è lampante e riguarda il ritmo pachidermico del mercato dei free agent, che, a un mese dai primi raduni fra lanciatori e ricevitori, vede ancora circa 170 (sì, non è un errore di battitura) giocatori mestamente senza contratto, tra cui talenti importanti come JD Martinez, Eric Hosmer, Yu Darvish e Jake Arrieta.

Se Manfred introducesse le nuove regole da solo, sarebbe lui, e soltanto lui, a prendersi le responsabilità di una eventuale ricaduta negativa sul pubblico. E in un certo senso sarebbe un messaggio che i giocatori vogliono mandare al Commissioner, forse troppo ossessionato dal discorso pace of play (?).

Allo stesso tempo, però, i giocatori devono prendersela con se stessi e con chi li rappresenta alla MLBPA, perchè dalle trattative per il contratto di lavoro collettivo ne sono usciti danneggiati (vedi il mercato dei free agents lento e da cui si ricaverà poco valore) finanziariamente e anche sul piano decisionale, visto che non hanno impedito a Manfred di prendere decisioni unilaterali sul regolamento.

Chiaramente, il rifiuto della MLBPA significa anche che altre modifiche, magari mai rese pubbliche fino ad ora, siano introdotte, vedi un cronometro di pubblicità fra un inning e l'altro di 2 minuti e 20 secondi nelle partite locali e di 2:40 nelle partite nazionali (modifica che sarebbe prevista per il 2019).

Dopo il rifiuto annunciato di giovedì pomeriggio, gli ultimi tweet oltreoceano parlano di un incontro fra Manfred e il capo della MLBPA Tony Clark per discutere gli sviluppi, ma che quest'incontro possa cambiare le carte in tavola è tutto da vedere. Anche perchè il tempo è poco. Rimanere nello status quo non è nei pensieri di Rob Manfred, allo stesso tempo i cambiamenti nel regolamento vanno annunciati il più presto possibile, affinchè tutti i protagonisti, arbitri compresi, si adattino. Insomma, il conto alla rovescia è già scattato. E non c'è in palio solo un ball automatico.

 

Fonte foto copertina: sportsnet.ca

Fonte foto articolo: nbcsports.com

Author: Kevin Senatore
Posted: January 19, 2018, 3:56 pm
Published in: 2017

Settimana movimentata in casa Mets. Sapevamo che Gennaio sarebbe stato un mese caldo per gli affari. Dopo un fine 2017 soporifero (un pò per tutti i team in verità), il 2018 è iniziato con un altro passo: nella settimana degli arbitrati, in cui il solo Zack Wheeler non ha trovato l’accordo, abbiamo firmato prima Jay Bruce, un gradito ritorno e Adrian Gonzalez. Analizziamo.

Dal Citi Field Sandy Alderson sta insegnando un diverso corso annuale: “Marketplace Patience”. Alderson si è preso il suo tempo e la pazienza ha premiato. Il programma 2018 è iniziato con Jay Bruce: è tornato ai Mets per tre anni e $39 milioni, un accordo eminentemente ragionevole per un trentunenne che porta potenza, resistenza e leadership in un ambiente bisognoso. Lo stipendio di Bruce, aggiunto ai precedenti impegni contrattuali e agli stipendi previsti per i giocatori idonei all'arbitrato, mette il libro paga dei Mets oggi a circa $138 milioni. Alderson continuerà a camminare sul filo del rasoio per completare il roster. L’obbiettivo della proprietà, giusto o sbagliato che sia, è restare sotto i $155 milioni dello scorso anno. Tutte le indicazioni sono che il GM preferirebbe preservare il ristretto pool di prospetti del Farm System e guardare ai free agents, come in realtà sta accadendo.

E arriviamo alla firma di Gonzalez: è una mossa a basso rischio per i Mets e può alleviare alcune delle loro preoccupazioni su Dominic Smith in quella che sarà, a tutti gli effetti, la sua prima stagione completa. Smith ha fatto il suo debutto nel 2017 battendo .198 con .658 OPS in 183 apparizioni al piatto. Anche se Smith ha smazzato 9HR non è riuscito a colpire con costanza e ha mostrato poca disciplina. Ci sono anche preoccupazioni fisiche su di lui dal momento che tende un pò ad ingrassare durante la stagione. Sandy Alderson ha detto che c’è fiducia in lui ma Gonzalez offre ai Mets un'alternativa valida in 1B a patto che riesca a tornare in forma dopo gli infortuni dello scorso anno. Il veterano ha giocato solo 71 partite nel 2017 concludendo una serie di 11 stagioni in cui ha giocato almeno 156 partite. Gonzalez ha sofferto di un ernia del disco alla schiena e anche se non dovesse tornare alla sua forma pre-infortunio, questa mossa offre pochi svantaggi ai Mets dato che non costerà tanto.

I Mets stanno lavorando con un budget ristretto in questa offseason e hanno acquisito un potenziale starter per $545.000. Se Gonzalez è sano e performante, i Mets potrebbero anche continuare a far crescere Smith in Triple A e sentirsi a proprio agio con la produzione che ricevono in 1B: Wilmer Flores potrebbe anch’esso ricoprire il ruolo. Questo salario economico consente ai Mets di separarsi facilmente da Gonzalez qualora facesse fatica. Se Smith cresce e Gonzalez si dimostra produttivo, i Mets potrebbero anche tentare di scambiare il veterano. Il tempo di gioco di Gonzalez sarà determinato dall'efficacia di Smith. Aldilà di Gonzalez, l’acquisizione di un 1B esperto permette anche a Bruce di concentrarsi esclusivamente sul suo ruolo di esterno piuttosto che dover essere il 1B di “riserva”. La presenza di Gonzalez limita la necessità di Bruce. Gonzalez è un battitore da 288 HR in carriera con un .847 OPS in 14 stagioni, la maggior parte delle quali sono state spese sulla costa occidentale con Dodgers e Padres.

I Mets ora possono concentrarsi sulla ricerca di un 2B/3B o utility guy. Ci sono ancora molte opzioni tra free agency e trade: le possibilità includono Neil Walker, Todd Frazier e Jose Reyes (ma occhio alle sorprese) visto che i Mets rimangono più propensi a firmare un agente libero piuttosto che provare delle trade da cui perderebbero i pochi prospetti a disposizione. Alderson ha mantenuto i contatti con gli agenti di Reyes quest'inverno e Josè ha dichiarato pubblicamente di voler tornare. Tra le opzioni potenziali dei Mets, Reyes sarebbe certamente il meno costoso ma forse anche il meno produttivo. Frazier sarebbe l’ipotesi più intrigante ma Asdrubal Cabrera dovrebbe spostarsi in 2B e questa non sembra la linea del club. Walker ha lasciato i Mets con amarezza dopo che un'estensione contrattuale non si era materializzata ma c'è convinzione nell'organizzazione che sia comunque aperto a una reunion dato il mercato lento di questo inverno.

Certamente l’ingaggio di Gonzalez ci dice che il budget vogliamo impiegarlo bene sull’infielder. Riportare Reyes, al minimo ovviamente, è una mossa che si potrebbe concretizzare anche con l’acquisto di un altro giocatore. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni. Il team sta prendendo piano piano la sua forma. Non è detto che non ci siano altri innesti se non il famoso 2B. Io, che avevo spinto per l’ingaggio di Gonzalez, tenderei a farlo anche per un altro veterano: Tim Lincecum. Stiamo a vedere. Piaccia o no, l’obbiettivo sembra competere ad alti livelli, col mix giusto tra veterani e giovani.

La flessibilità e la pazienza del nostro GM, limitata dai libri paga considerevolmente più ristretti rispetto anche ai rivali cittadini (Yankees) e ai rivali divisionali (Nats), si sono dimostrate fino adesso armi particolarmente efficaci nell'attendere le relative contrattazioni. All'improvviso un revival, un ritorno ad alti livelli dei Mets nel 2018 non sembra solo una preghiera. Più lungo è il corso di Alderson migliori saranno le probabilità che il suo e il nostro amato club tornino a respirare l’aria dei playoff.

 

Fonte foto copertina: amazinavenue.com

Author: Paolo Belletmets
Posted: January 17, 2018, 8:48 am
Published in: 2017

Dopo un lungo periodo di stallo, il mercato MLB si risveglia con due importanti colpi nel giro di pochi giorni e in entrambi i casi sono coinvolti i Pittsburgh Pirates. Nella giornata di sabato erano stati gli Astros campioni in carica a far parlare di sé grazie all’interessante innesto di Gerrit Cole, mentre a soli tre giorni di distanza i San Francisco Giants hanno trovato l’accordo per far trasferire nella baia l’ex MVP Andrew McCutchen.

La “vicenda” McCutchen si protraeva da parecchio tempo. Alla Trade Deadline della scorsa estate i Giants avevano trattato il suo cartellino assieme ai Nationals che lo cercarono l'inverno scorso. Il caso fece scalpore e la stampa locale della Steel City mise in evidenza il difficile periodo di McCutchen relativo al tentativo di cessione della franchigia che lo ha selezionato e cresciuto dal 2005. Dopo la trade di Cole, i Pirates sono in totale ricostruzione e i Giants sono riusciti a strappare un accordo con l’esterno tanto desiderato dopo i vani tentativi di acquistare Giancarlo Stanton, finito poi agli Yankees.

L’innesto di Andrew McCutchen si aggiunge a quello di Evan Longoria, precedentemente rilevato dai Rays. Due mosse che risulteranno molto importanti per il lineup dei Giants, particolarmente sottotono nel 2017, soprattutto su piano della potenza. Il trio Longoria-McCutchen-Posey comprende tre giocatori che hanno fatto la storia di tre franchigie diverse nell'ultimo quadriennio e sono personaggi di rilievo anche sul piano mediatico. A loro si aggiungono Crawford, Pence e Panik e l'attacco di San Fran sembra così migliorato, anche se l'età media resta alta. Che sia un "difetto", solo il campo lo potrà dire.

“Cutch” arriva da una stagione 2017 sotto le aspettative del passato, ma decisamente più incisiva rispetto al 2016, conclusa con .269 di media in battuta, 28 fuoricampo, 88 RBI ed un OBP di .363. Con questa mossa di mercato la franchigia di San Francisco è riuscita a sistemare una difesa per niente solida nel 2017, reparto che fu uno dei principali motivi dell’ultimo posto in NL West nella passata stagione. McCutchen dovrà anche ritrovarsi a livello offensivo, in un ballpark che però è molto favorevole ai lanciatori. Tuttavia, il cinque volte All-Star ha mostrato segnali di calo verticale in difesa in qualità di esterno centro e non è da escludere che vada ad occupare la posizione di esterno destro, con Hunter Pence che slitta nell’esterno sinistro, mentre l’esterno centro resta vacante oppure potrebbe essere il ruolo di Lorenzo Cain oppure di Jarrod Dyson, ancora free agent. Va detto che i Giants sono a 7 milioni dal raggiungere la soglia di 197 milioni di dollari, oltre la quale si paga la luxury tax. La dirigenza avrebbe espresso il desiderio di non superare tale cifra.

I Pirates, per i quali si prospetterà una stagione di transizione, hanno ricevuto in cambio della stella il rilievo Kyle Crick, il minor leaguer Bryan Reynolds e 500.000 dollari per gli acquisti internazionali. Crick è un rilievo di 25 anni con diversi problemi riguardo il comando dei lanci, ma dalla sua parte ha l’età, (in parte, perchè ha 25 anni) e la velocità della sua fastball che raggiunge le 96 MPH. Reynolds invece è un ex scelta al secondo giro dei Giants che ha concluso .312/.364/.462 la scorsa stagione in High-A. L'esterno era il prospetto numero 4 dei Giants.

Pittsburgh, che nel frattempo ha firmato un quadriennale al closer Felipe Rivero, ha solo sette giocatori rimasti nella rosa rispetto alla squadra che nel 2015 ha partecipato al Wild Card Game. Due di questi sono legati a lungo (Starling Marte e Gregory Polanco), mentre altri come Mercer, Cervelli, Sean Rodriguez ed Elias Diaz occupano ruoli primari per i pirati. Nessun pitcher, invece, è rimasto. Va aggiunto anche Josh Harrison, ma, visto l'andamento, è possibile che anche J-Hay sia in partenza. 

McCutchen ha ringraziato la città ed i tifosi di Pittsburgh, città nella quale ha sempre dichiarato di voler rimanere per tutta la carriera, come dichiarato anche nella passata estate, città della quale era diventato un simbolo sportivo come lo è Antonio Brown dei Pittsburgh Steelers o Sidney Crosby dei Pittsburgh Penguins.

Author: Luca Sartirana-Kevin Senatore
Posted: January 16, 2018, 1:33 pm
Published in: Videos

Mercoledì sera a Target Field Justin Morneau, prima base dei Twins per 10 anni e MVP dell'American League nel 2006, annuncerà ufficialmente il suo ritiro. Il canadese non ha giocato in MLB nel 2017 ed è stato visto l'ultima volta nel WBC. Ecco gli highlights della sua carriera.

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: January 15, 2018, 7:51 pm
Published in: 2017

Ad un mese dall’inizio dello spring training, perso nel mare dei top free agent in cui navigano anche gli ex compagni di squadra Eric Hosmer e Mike Moustakas, gli esterni J. D Martinez, Carlos Gonzalez, José Bautista ed i lanciatori Arrieta, Alex Cobb, Yu Darvish, Greg Holland e Seung-hwan Oh, troviamo l’All Star ed MVP della ALCS edizione 2014: Lorenzo Cain.
Esploso piuttosto tardi (2014) all’età di 28 anni per colpa di infortuni che ne hanno limitato lo sviluppo ed in seguito l’affermarsi (nel 2016 ha sofferto una serie di infortuni muscolari) come una delle stelle della MLB, Cain, grazie alle sue straordinarie doti fisiche ed atletiche che fanno di lui un eccellente difensore nell’esterno centro ed una minaccia costante tra le basi, è diventato uno dei giocatori più entusiasmanti da osservare ed, assieme ad un bullpen stellare, uno degli elementi principali che hanno portato i Royals a due partecipazioni consecutive alla World Series tra 2014 e 2015, con quest’ultima finita con la squadra di Yost capace di alzare il trofeo sotto il cielo del Queens.

Ma oltre alla velocità tra le basi ed all’ottimo rendimento come difensore nell’esterno centro, caratteristiche comunque sempre accentuate, negli ultimi anni Cain ha vissuto una sensibile crescita in termini di potenza. Tralasciando il 2016, in cui ha marcato solo 103 presenze a causa dei problemi fisici, il Cain post 2014 non è mai sceso sotto i 15 fuoricampo giocando prevalentemente in un ballpark che disincentiva i fuoricampo. Assieme a questo buon bottino, il giocatore dello stato della Georgia ha migliorato la sua disciplina al piatto limitando gli strikeouts in favore delle basi su ball e si è confermato un battitore di contatto estremamente pericoloso ed in grado di colpire la palla in più direzioni.

Nella stagione passata, oltre ai 15 fuoricampo battuti ed alle 26 basi rubate, Cain ha messo in piedi anche una linea di .300/.363/.440 con una wRC+ di 115, numeri perfettamente in linea con quelli del 2014-2015, stagioni nelle quali si è fatto conoscere al grande pubblico.

Nonostante tutto però il giocatore è attualmente ancora senza destinazione certa. Con febbraio ormai alle porte, Cain continua ad avere poche pretendenti ed il desiderio di strappare un long term deal con un “100” davanti a sei zeri sembra ormai non potersi più realizzare.

I San Francisco Giants, che sembravano per lui il porto ideale viste le dimensioni dell’esterno di AT&T Park ed il bisogno di una potente ed importante mazza destra nel lineup di Bruce Bochy, hanno chiuso la stagione dei grandi arrivi dopo aver accolto in squadra il terza base Evan Longoria ed il suo stipendio da poco più di 13 milioni e mezzo per il 2018 ed i 68 milioni garantiti fino al 2022, che porta il payroll della squadra della Baia a circa 181 milioni di dollari (il terzo più alto della MLB) per l’anno corrente ed una distanza dal threeshold della luxury tax di appena 16 milioni di dollari.

Assieme ai Giants, fuori dalla lotta Cain per questioni di luxury tax abbiamo anche i Red Sox (che restano concentrati su Hosmer e J. D. Martinez pur avendo oltrepassato di quasi 7 milioni di dollari il threeshold), i Nationals (pronti a puntare sul ritorno di Adam Eaton), e Dodgers e Yankees anche per una questione di spazio.

Fuori per ragioni di roster e posizione già occupata anche Angels, Astros, Cubs, Cardinals, Rockies, Twins, Orioles e Phillies. Fuori anche gli Indians ed i Rays per mancanza di spazio salariale ed Athletics, White Sox, Padres, Mets, Pirates e Braves, che non hanno interesse in questo momento di legarsi a lungo termine con un Cain già 32enne proprio nel bel mezzo di una ricostruzione.

I Kansas City Royals non andrebbero del tutto esclusi, perché hanno espresso l’intenzione di riportare a casa almeno uno tra Hosmer, Moustakas e Cain. La squadra del Missouri però propenderebbe per il prima base, che ad inizio mese ha ricevuto dalla sua ex squadra una offerta di 147 milioni per 7 stagioni. Oltre a questo indizio, i Royals sembrerebbero puntare sulla linea verde con le prime scelte Hunter Dozier e Bubba Sterling ed il velocista Terrance Gore pronti a scannarsi durante lo spring training per la titolarità dell’esterno centro di Kauffman Stadium.

Per Cain restano dunque le briciole. In gioco ci sono Rangers (anche se il vero obiettivo sarebbe quello di migliorare la rotazione e rafforzare il bullpen), i Brewers, i Blue Jays ed i Mariners, anche se al momento per questi ultimi l’esperimento sarebbe quello di avere Dee Gordon nell’esterno centro ed inoltre non è chiaro quanto budget possa avere a sua disposizione il GM Jerry Dipoto.

Tra queste, la squadra con più disponibilità economica attualmente sono i Milwaukee Brewers che nonostante il ritorno di Yovani Gallardo e le firme di Chacin e Boone Logan sarebbero, come i Rangers, più interessati nel migliorare rotazione e bullpen per puntellare una squadra che per lunghi tratti di stagione ha comandato la NL Central ai danni dei Cubs lontani parenti di quelli della stagione 2016.

L’ipotesi di chiudere la carriera proprio nella squadra che lo ha selezionato al draft del 2004, che lo ha cresciuto e fatto debuttare in MLB (2010) per poi cederlo nell’affare Zack Greinke non è neanche da scartare per Lorenzo Cain che nei Brewers potrebbe giocare tra Braun e Domingo Santana, oppure tra lo stesso Santana e Keon Broxton o Lewis Brinson, dal quale si attendono grandi cose per il futuro. Con Cain in squadra, infatti, i Brewers potrebbero finalmente pensare di spostare Ryan Braun in prima base per sfruttare al meglio le sue doti offensive e limitare al massimo i problemi fisici ormai storici dell’ex MVP. Per fare questo però bisognerebbe trovare una sistemazione alternativa ad uno tra Eric Thames e Jesus Aguilar, che si sono divisi il lavoro per tutto il 2017.

Da non escludere però la sistemazione canadese. Se è vero che i New York Yankees si sono pesantemente rafforzati durante questo autunno-inverno e che i Red Sox, anche senza uno tra Hosmer e J. D. Martinez, restano comunque una squadra di grande livello, è altrettanto vero che i Blue Jays potrebbero avere ancora qualcosa da dire nella lotta divisionale guidati da Donaldson e Tulowitzki che sperano di ribaltare le delusioni del 2017.

Avere Cain nell’outfield darebbe a Teoscar Hernandez più tempo per crescere nelle minors e manterrebbe il platoon nell’esterno sinistro tra Ezequiel Carrera e Steve Pearce ed oltre a garantire a Gibbons una mazza di peso assieme a quelle di Smoak, Morales, Donaldson, Tulo e Solarte darebbe a Toronto un outfield stellare con la presenza anche di Kevin Pillar che dovrebbe comunque mantenere la titolarità dell’esterno centro.

Economicamente, per Cain – uno degli esterni centro migliori in circolazione – risulterebbe, come detto, difficile arrivare ai 100 milioni di dollari ma non è ancora da escludere per lui la possibilità di ottenere un contratto tra i 70 ed i 90 milioni di dollari con una durata dai 4 ai 6 anni.

Il rischio flop esiste, poiché si tratta comunque di un giocatore ultratrentenne che fa soprattutto abbondante riferimento sulla forza delle gambe, ma Cain è comunque un giocatore che farebbe comodo a qualsiasi squadra e che potrebbe permettere, alla squadra che riuscirà a firmarlo, un importante salto di qualità.

Author: Luca Giangrande
Posted: January 14, 2018, 12:31 pm
Published in: 2017

Dopo il prematuro annuncio della chiusura della trattativa di qualche giorno fa, questa notte Houston Astros e Pittsburgh Pirates hanno trovato l’accordo definitivo sulla trade che porterà in Texas il 27enne Gerrit Cole. L’asso dei Buccos si trasferisce a Houston grazie ad un’offerta piuttosto importante da parte dei campioni in carica, disposti a mettere sul piatto Joe Musgrove, Michael Feliz e due eccellenti prospetti come Colin Moran e Jason Martin, entrambi nella top-15 del farm system degli ‘Stros.

Il pezzo da novanta dello scambio (inutile specificarlo) è certamente Gerrit Cole, che con ogni probabilità sarà il terzo partente della rotazione di AJ Hinch dietro a Justin Verlander e Dallas Keuchel. Dopo un inizio di carriera esaltante, impreziosito da una partecipazione all’All-Star Game grazie alla brillante stagione 2015, Cole ha avuto una battuta d’arresto tra il ’16 ed il ’17: nella regular season conclusasi pochi mesi fa, il 27enne di Newport Beach ha lanciato 203+ innings in 33 partenze con una ERA di 4.26, 31 fuoricampo concessi (nei quattro anni precedenti Cole aveva subito un totale di 36 HR) ed una avg. avversaria di .254 punti. Non si è trattata però di una stagione fallimentare per il nuovo acquisto degli Astros: Cole infatti ha dimostrato di aver superato appieno i problemi fisici del 2016 (116 inning in 21 partenze complessive), sfondando il muro dei 200 inning lanciati e sfiorando quello dei 200 striekouts (196 contro le 55 walks concesse). Insomma, anche se non sta vivendo il momento più positivo della sua giovane carriera, Cole rimane uno dei partenti più talentuosi ed affidabili della National League (ERA carriera di 3.50 in 127 partenze); un colpo eccellente per Houston, che chiederà all’ex stella dei Pirates di fare semplicemente il terzo della rotazione, un ruolo teoricamente privo di eccessiva pressione psicologica.

Pittsburgh perde quindi una delle stelle del proprio roster, ma si può consolare con diversi giocatori interessanti: Musgrove è probabilmente il più conosciuto dei quattro, un partente che ha mostrato qualità importanti nelle due stagioni disputate a Houston soprattutto se usato come long reliever. A Pittsburgh Musgrove dovrebbe tornare attivamente a far parte della rotazione, anche se l’ERA di 4.77 in stagione e sole 15 partenze lanciate su 38 gare complessive lo rendono più appetibile come rilievo, visto anche un eccellente slider che, se usato con parsimonia e non per un’intera partita, potrebbe trasformarsi in un’arma molto utile. Colin Moran è forse il giocatore di maggior valore del gruppo: il 25enne terza base di Port Chester ha avuto una stagione strepitosa in AAA, chiusa con una slash line di 308/.373/.543 con 18 HR, ma la presenza di Alex Bregman gli avrebbe impedito di giocare con continuità nelle Majors con Houston. Michael Feliz invece è un classico rilievo “lanciafiamme” da usare negli ultimi inning di partita: i numeri non sono stellari (5.63 di ERA con 22 walks in 48 inning nel 2017), ma con una fastball che raggiunge tranquillamente le 97MPH e meno di cento partite alle spalle, il rilievo dominicano mostra sicuramente dei margini di miglioramento. A completare il pacchetto di giocatori in volo per la Pennsylvania c’è il 22enne outfielder Jason Martin, ragazzo capace di battere .278/.332/.487 in AA nella passata stagione.

(foto di copertina da baseballamerica.com)

Author: Federico
Posted: January 14, 2018, 11:39 am
Published in: Videos

Il 27 Maggio 2014 il rapper americano 50 Cent (all'anagrafe Curtis Jackson) diventava, suo malgrado, famoso nel mondo del baseball a causa di uno dei first pitch più brutti di sempre. Ieri i Mets, in un tweet, gli hanno offerto di ristabilire il suo onore dandogli una seconda chance il prossimo anno: riuscirà a tirare uno strike?

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: January 12, 2018, 5:32 am
Published in: 2017

Dopo un finale di stagione appassionante a Cleveland, Jay Bruce riapre la sua storia d'amore con i New York Mets. Le due parti hanno raggiunto un accordo triennale da 39 milioni di dollari con una clausola no-trade limitata a cinque squadre e 3 milioni di bonus. Bruce riceverà 10 milioni di dollari nel 2018 e 13 nei due anni successivi.

Il 30enne, che aveva lasciato la Grande Mela assieme a Curtis Granderson e Neil Walker nel mercato estivo dell'anno scorso, riporta potenza nel lineup dei Mets. Nel 2017 ha chiuso con 36 fuoricampo, 101 punti battuti a casa e una media battuta di .254. Bruce occuperà il suo consueto ruolo di esterno destro, lasciando la zona di esterno centro al trio Conforto (quando recupererà dall'infortunio), Lagares e Nimmo, ma non è da escludere un suo impiego in prima base nel caso in cui le prestazioni del giovane Domonic Smith non fossero sufficienti.

Per Bruce il 2018 sarà la sua 12esima stagione in MLB, dopo averne trascorse nove a Cincinnati e un paio a New York. Bruce giunse al Queens nell'estate del 2016 e con la casacca dei Mets ha battuto 37 fuoricampo con una media complessiva di .245.

Di fatto è il secondo acquisto di peso per i Mets, che avevano acquistato Anthony Swarzak per rinforzare il bullpen. Resta ancora da sistemare il reparto interni che al momento presenta tanti volti giovani, come quelli di Amed Rosario, Domonic Smith e Gavin Cecchini e l'incognita Asdrubal Cabrera, ma che potrebbe necessitare di un guanto d'esperienza per garantire una certa sicurezza nelle prestazioni, soprattutto offensive.

Author: Kevin Senatore
Posted: January 11, 2018, 8:05 am
Published in: Videos

Il 9 Gennaio 1960 andava in onda in America la prima puntata di Home Run Derby, sfida televisiva tra slugger che ispirerà, anni dopo, l'omonima competizione nelle All-Star Festivities. Per l'occasione si sfidavano due leggende: Mickey Mantle e Willie Mays. Curiosi di sapere chi ha vinto?

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: January 9, 2018, 11:30 am
Published in: 2017
Se la prima stagione di Mickey Callaway come manager dei Mets si rivelerà un successo sarà certamente contraddistinta da una rotazione tornata ai suoi livelli. Al suo meglio è stata l'invidia di questo sport: una collezione di “armi”, potenza ed efficacia che ha dominato i battitori avversari arrivando fino alle World Series 2015. La scorsa stagione ha visto il suo punto più basso con una media ERA gonfiata e infortuni a ripetizione. I Mets hanno ingaggiato Callaway ed un nuovo staff, perchè credono possa riportare questi ragazzi al successo e questo già partendo dalla off season: un programma di lancio strutturato in offseason è il primo passo verso la ricostruzione del pitching. Callaway è stato al lavoro per circa due mesi e mezzo e ha già comunicato ai giocatori il programma da seguire. Lui e il suo staff si riuniranno questa settimana nella struttura del team a Port St. Lucie in Florida per discutere dello Spring Training. Oramai manca poco più di un mese e il 12 Febbraio pitchers e catcher si ritroveranno.
 
Callaway in questi mesi ha guardato molti nastri dei suoi nuovi giocatori e quelle sessioni includevano molti momenti riguardanti lo staff di pitching: i Mets hanno terminato con la seconda peggiore media ERA della loro storia, sia come partenti (5,01) sia come bullpen (5,14). A parte Jacob deGrom, che ha comunque prodotto un'altra stagione positiva, nessun altro pitchers ha reso secondo le aspettative: Noah Syndergaard ha fatto solo 7 partenze prima di infortunarsi, Matt Harvey e Steven Matz hanno entrambi innalzato la loro media ERA addirittura sopra 6.00, Robert Gsellman e Seth Lugo hanno fatto passi indietro e Zack Wheeler ha lottato come poteva. Callaway e il nuovo pitching coach Dave Eiland sono ben attrezzati per risolvere i problemi meccanici dello staff ma l'aspetto più impegnativo sarà quello di mantenere tutti sani. Il vecchio detto dice che il miglior staff di pitching è quello che rimane più sano.
 
Il nuovo staff tecnico ha già inviato ai giocatori i programmi di offseason da seguire per prepararli al meglio una volta arrivati in Florida. Callaway istituirà alcune filosofie all’interno del campo che possano aiutare ad evitare infortuni. Quando era pitching coach a Cleveland, Callaway ha sviluppato programmi di lancio che prendevano in considerazione il numero di inning che ogni lanciatore aveva completato nella stagione precedente. Durante lo Spring training i lanciatori che hanno lavorato più a fondo l'anno precedente, hanno iniziato i loro programmi una settimana e mezza dopo rispetto agli altri lanciatori. "Stiamo implementando alcune cose nell'allenamento primaverile per assicurarci che ogni ragazzo ottenga esattamente ciò di cui ha bisogno. Non dobbiamo correre il rischio di tirare muscoli e cose del genere. Ci sono un sacco di cose che puoi fare dal punto di vista nutrizionale, programmando saggiamente per mantenere i ragazzi un pò più sani rispetto al passato”, ha detto Callaway. Far tornare Harvey a grandi livelli sarà certamente la sfida più grande ma c’è fiducia tanto che sia Callaway che Eiland, il nuovo pitching coach, hanno stoppato qualsiasi tipo di discorso trade per Matt e in accordo con Sandy Alderson il ragazzo è rimasto. Dopo aver parlato con Harvey, Callaway è fiducioso che il 28enne sia disposto a lavorare duramente, a mettersi ancora in gioco per tornare il lanciatore di successo che abbiamo ammirato. "C'è qualcosa di speciale in questo ragazzo," ha detto Callaway. "Il suo braccio l'ha già fatto e probabilmente lo farà ancora con i giusti accorgimenti implementati nella sua routine e un pò di struttura da parte dello staff tecnico".
 
Anche il nuovo pitching coach Dave Eiland è incoraggiato dai rapporti che riceve da Noah Syndergaard, Jacob deGrom, Steven Matz e Zack Wheeler. La data, come abbiamo detto, è il 12 febbraio a Port St. Lucie in Florida. "Stanno tutti lavorando duramente", ha detto Eiland. “A loro piace il programma che gli abbiamo inviato e come è strutturato. Hanno molto su cui lavorare. Non puoi stare con loro durante l'inverno quindi il meglio che puoi fare è inviargli un programma e rimanere in contatto”. Il nuovo manager Mickey Callaway e Eiland hanno implementato il programma di lancio, che era stato precedentemente assente nell'organizzazione, con la speranza che ogni lanciatore arrivi allo Spring training già in forma. "Hanno fame", ha detto Eiland. "Quelli con cui ho parlato ho la sensazione che siano un pò turbati. Sono arrabbiati per come sono andate le cose lo scorso anno e hanno fame e vogliono la redenzione. Vogliono dimostrare che molte persone sbagliano ma più di questo è per loro stessi, per la squadra e per l'organizzazione tutta". In cima alla lista delle priorità di Eiland c’è Harvey. "È una lavagna pulita. Conosco tutte le loro storie e sono cose del passato. Adesso dobbiamo concentrarci sul presente. Ho detto questo ad alcuni di questi ragazzi e l'ho detto a Matt”. Eiland ha detto di aver incontrato Harvey a New York il mese scorso e di essere stato colpito dall'aspetto fisico del lanciatore. "E in forma tremenda". E sulla base del video che ha visto, è convinto che Harvey possa tornare: “la forza del braccio era lì, la resistenza invece non era dove poteva mantenerlo, ma una piena offseason in cui potrebbe allenarsi come normalmente farebbe senza alcuna restrizione lo porterà a stare bene”.
 
Mentre il mercato mostra delle difficoltà, il nostro nuovo staff resta il vero grande acquisto dell’offseason. Aldilà poi di chi arriverà potrebbe davvero essere la chiave dei nostri successi futuri. Ovviamente abbiamo bisogno di una proprietà che metta a disposizione del nostro GM Sandy Alderson i fondi necessari per intervenire sulla squadra. Perchè il team necessita di molti aggiornamenti e in più zone. Pensate che ad oggi abbiamo solamente 4 esterni e tutti, chi più chi meno, reduci da infortuni. Qualcosa andrà fatto. Siamo incompleti e lo staff può arrivare fino ad un certo punto. Ci stiamo avvicinando a grandi passi verso la nuova stagione. Facciamoci trovare pronti, tutti.
Author: Kevin Senatore
Posted: January 7, 2018, 7:58 pm
Published in: Videos

Sarà l'MVP dell'American League, avrà vinto la World Series, ma abbiamo la prova che José Altuve è umano. Qui, in un video girato nel suo quartiere di nascita, vediamo il suo swing di stickball (gioco di strada usando un manico di scopa come mazza e un tappo come pallina), ed è, diciamo, da rivedere...

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: January 5, 2018, 8:33 am
Published in: 2017

Il nuovo anno è cominciato, i giorni hanno ripreso pian piano ad allungarsi ed il ritorno sui diamanti è sempre più vicino, motivo per cui ancora prima dello Spring Training le varie squadre non si sono certo fermate più del dovuto a brindare, tornando subito in palestra per prepararsi al meglio.

 

Allo stesso ritmo di pesi e attrezzi si stanno muovendo anche i telefoni negli uffici, dove i general managers delle trenta franchigie stanno facendo a gara per accaparrarsi i pezzi più pregiati rimasti ancora senza contratto. Andiamo allora ad analizzare chi sono questi giocatori e che casacca potrebbero indossare tra poche settimane.

 

Yu Darvish (RHP) – 31 anni

 

Arrivato a Los Angeles, sponda Dodgers, pochi istanti prima della chiusura della trade deadline, il pitcher di Osaka se n'è andato tra i fischi di disapprovazione del proprio pubblico dopo aver malamente sbagliato entrambe le partenze più importanti della sua carriera, in Gara 3 e 7 della World Series.

Ammesso che un suo prolungamento di contratto con i Dodgers, possibile prima del Fall Classic, pare ora improbabile, il lanciatore ex Nippon Ham Fighters sembra vicino ad un suo ritorno in Texas, dove è seguito sia dai Rangers (con cui ha giocato per cinque stagioni e mezzo) che dagli Astros, dal cui si è fatto ben volere dopo le due partenze nella World Series, nonostante per anni sia stato la loro bestia nera.

Oltre alle texane è forte la rincorsa anche di Cubs e Twins.

Nel 2017 Darvish ha leggermente peggiorato i suoi numeri (10-12, 3.86 ERA, 10.08 K/9, 1.30 HR/9), ma resta una delle braccia migliori a disposizione, alla ricerca di un ultimo grande contratto da almeno 5-6 anni.

 

J.D. Martinez (OF) – 30 anni

 

Discorso simile a quello fatto per Darvish: J.D. Martinez, superata la soglia dei trenta, è alla ricerca di un contratto piuttosto pesante che diverse squadre potrebbero offrirgli, specie dopo gli straordinari (soliti) numeri offensivi che ha messo insieme nel 2017 tra Tigers e D-Backs.

Le medie raccontano di .303/.376/.690, 45 HR (di cui quattro in una sola partita), 104 RBI, 10.8% di basi su ball, segno che in tanti lo hanno iniziato a temere per davvero.

Il sodalizio più probabile a inizio inverno era quello con i Boston Red Sox, alla disperata ricerca di qualche giocatore capace di tenere testa nella division al duo Stanton-Judge, ma man mano che la firma slittava si sono unite alla compagnia anche altre squadre, in primis proprio i Diamondbacks che vorrebbero tenerlo nel deserto dell'Arizona dopo le recenti prestazioni.

Boston sembra ancora la destinazione più probabile per il ragazzo di origini cubane, che dalle ultime indiscrezioni sembrano avergli offerto un quinquennale, ma attenzione alla corte di D-Backs e Giants.

 

Eric Hosmer (1B) – 28 anni

 

Un matrimonio con Boston che sembrava già realizzato, ma come nel più celebre romanzo manzoniano esso “non s'ha da fare” ed ecco che il Don Rodrigo della storia diventa Mitch Moreland, che a sorpresa rimane ai Red Sox e costringe Hosmer a vagare per gli Stati Uniti.
Ad oggi la corte più spietata è quella dei Padres, intenzionati a fare i salti mortali per portarlo a San Diego, ma non è da escludere nemmeno un ritorno ai Royals, che oltre a lui potrebbero perdere Cain e Moustakas, così come l'approdo ai Cardinals.

Il nativo di South Miami ha mantenuto viva la sua regola dell' “anno dispari”, mostrando nel 2017 probabilmente il suo miglior baseball (.318/.385/.498, 25 HR, 94 RBI, 9.8% BB, 15.5% K).

 

Jake Arrieta (RHP) – 31 anni

Un anello, un Cy Young, un All-Star Game, due no-hitters. Questo il palmares di quattro anni ai Cubs per Jake Arrieta, che nell'aria di Chicago è rinato e ha sorpreso tutti.

Ora, dopo aver rinunciato alla qualifying offer, il numero di squadre sotto l'ufficio del suo agente Scott Boras è sempre più alto e prevedere la destinazione di Arrieta sempre più complicato.

I nomi più papabili che di per certo sono usciti sono quelli dei Cubs stessi (benché più interessati a Darvish), Rangers, Brewers e Nationals.

Washington, che rientra tra i “competitive balance tax payors”, perderebbe la seconda e la quinta pick del proprio draft e per questo sembra essere più distante rispetto alle altre tre [secondo questo ragionamento Milwaukee sarebbe la più vicina, dato che dovrebbe rinunciare solamente alla terza pick, ndr].

 

Mike Moustakas (3B) – 29 anni

 

Come i compagni di squadra Hosmer e Cain, anche Moustakas ha scelto in questa offseason di rinunciare alla qualifying offer dei Royals per entrare sul mercato dei free agents.

Allo stesso modo degli altri due, anche per Moose il richiamo di Kauffman Stadium non manca, specie alla luce di un sempre meno probabile ritorno nella sua Los Angeles – sponda Angels – dove gli acquisti di Kinsler e Cozart hanno riempito in reparto interni.

Moustakas, rappresentato da Boras, ha dalla sua l'età: essere ancora under-30 lo potrebbe seriamente candidare, con almeno un quadriennale da $80-90M, in un team con ambizioni al vertice per il 2019/2020, quali Phillies o Braves.

Dopo aver saltato quasi interamente il 2016 a causa della rottura del crociato, Moustakas è tornato in ottima forma venendo convocato all'All-Star Game e vincendo il premio come Comeback player of the year.

 

Lorenzo Cain (OF) – 31 anni

 

Ancora da Kansas City, ancora verso l'ignoto.

Per quanto riguarda Lorenzo Cain la città maggiormente indiziata per un suo arrivo sembra essere San Francisco, che con lui, Bruce o addirittura una trade per McCutchen avrà quasi certamente almeno un rinforzo tra gli esterni.

Il profilo di Cain è quello di un difensore eccellente con una presenza in battuta sopra la media, caratteristiche che lo rendono papabile per un contratto da $18-20M a stagione.

Se la pista Frisco dovesse sfumare si è parlato a lungo dei Blue Jays, così come negli ultimi giorni si sono aggiunti anche i Braves, i quali sembrano però intenzionati a seguire principalmente la pista Yelich, altro possibile pezzo pregiato in uscita dai Marlins.

 

Jay Bruce (OF) – 30 anni

 

Come sopra: i San Francisco Giants sono i primi indiziati per la firma di Jay Bruce e sembra spetti solamente a loro decidere se investire in un giocatore più completo come Cain (capace di giocare al centro, lasciato libero dopo che Span è andato a Tampa Bay) o premiare un fuoricampista come Bruce (36 nel 2017, career high) che verrebbe a costare meno e potrebbe accettare anche un triennale.

Come nel caso di Cain ci sono stati rumours anche dai Blue Jays, al pari di Orioles e Rockies, ma la palla sembra essere in mano ai Giants stessi.

 

Todd Frazier (3B) – 31 anni

 

Il destino di Todd Frazier, che nel 2017 ha sfiorato il pennant con i New York Yankees, sembra quello di transitare oltre l'East River e rimanere a New York, sponda Mets.

Gli arancio-blu, dopo la firma di Longoria con i Giants e di Cozart con gli Angels, restano l'unica squadra del trio che fin dai primi giorni di mercato puntava gli occhi sull'ex Reds e White Sox, eccellente slugger e buon difensore all'hot corner.

Presentandosi nella free agency come alternativa più economica a Moustakas, l'alternativa più plausibile è quella di un prolungamento con gli Yankees, attualmente senza terza base di ruolo, o i Cardinals.

 

Foto: sportingnews.com

Author: Nicolò Gatti
Posted: January 3, 2018, 1:39 pm
Published in: Videos

Il 2017 sarà ricordato anche come l'anno del nuovo record di vittorie consecutive in MLB, che con 22 "W" di fila hanno superato il precedente record (Chicago Cubs 1935). La vittoria del record è stata ottenuta in walk-off, con RBI double di Lindor al nono per il pareggio e doppio della vittoria di Jay Bruce.

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: December 30, 2017, 6:30 pm
Published in: 2017

Come una talpa in cerca di luce, Tim Lincecum vuole uscire dalla tana e sta tentando un ritorno in MLB. La notizia risale a una settimana fa circa. Adam Ottavino, rilievo dei Colorado Rockies, e Kyle Boddy, responsabile di Driveline, un "laboratorio" che si occupa con metodi innovativi e con l'uso di dati scientifici dello sviluppo dei lanciatori, in particolare della velocità dei propri lanci, hanno pubblicato foto che ritraevano "The Freak" al lavoro.

Lincecum è parso decisamente più robusto e in condizione. Lincecum, vincitore di due premi Cy Young e di due World Series con i San Francisco Giants, non è il tipico lanciatore "spaccatutto", non è un Aroldis Chapman e non è un Noah Syndergaard. Ha fatto della sua varietà, dei suoi cambi di velocità il suo successo. La sua fastball è scesa da una costanza di circa 93 miglia all'ora a 87 nel 2015 e il suo rendimento è sceso considerevolmente. Dal biennio 2008-2009 dei due Cy Young al 2011 collezionò costantemente più di 10 vittorie e un'ERA tra 2.48 e 3.43, poi un pessimo 2012 lo ha relegato nel bullpen, dove però è riuscito a fare la differenza durante la World Series contro i Tigers. Nelle due stagioni successive, Lincecum ha subito sempre più fuoricampo e ha prodotto meno strikeout e meno rimbalzanti. Da asso è diventato un partente come gli altri e le 15 partenze nel 2016, in cui subì 37 punti in 76 inning, seguiti dagli infortuni ai fianchi, suoi indesiderati compagni di viaggio, hanno portato alla chiusura del rapporto con i Giants.

Un'altra squadra della West Coast, i Los Angeles Angels, hanno provato a riesumarlo senza successo. Dopo nove partenze, la sua media ERA era di 9.16. Circa il 40% dei colpi messi in campo dai battitori erano solidi e, come spesso succede, si tramutavano in valide (ne subì 68 in 38 riprese). Nella sua ultima partenza a Seattle (5 agosto 2016), fu colpito duro con sei punti in 3.1 riprese lanciate. Fu spedito nei Minors con biglietto di sola andata. Era ora di rielaborare la propria identità.

Tim Lincecum era diventato famoso anche per il suo caricamento anomalo che gli insegnò suo padre Chris. All'inizio della sua carriera arrivava anche a 94-95 miglia all'ora, nel 2015 chiese di nuovo aiuto al padre, ma il problema è diventato irrisolvibile, perchè il controllo dei lanci era andato deteriorando in maniera massiccia, perchè il caricamento lungo ha consumato i fianchi.

Da molto tempo non si sentono notizie di "The Freak". Un articolo del Mercury News dell'agosto scorso ha messo in evidenza il fatto che, oltre a qualche voce di corridoio, non si sapeva nulla di Lincecum e del suo desiderio di tornare a lanciare. Il fatto era che le firme sui documenti del ritiro non c'erano, quindi il pensiero di salutare prematuramente il baseball (è coetaneo di Max Scherzer, vincitore del Cy Young nel 2017). Così si è rivolto ad uno dei guru in giro per gli States.

Kyle Boddy e i suoi collaboratori a Driveline registrano vari successi nei loro metodi. Trevor Bauer è cresciuto sotto gli ordini di Ron Wolforth al Texas Baseball Ranch e di Boddy per aumentare la sua velocità dei lanci. Dan Straily, pitcher dei Marlins, ha incrementato la velocità e la rotazione della sua fastball ed è diventato silenziosamente l'asso della squadra di Miami. In più l'importanza della curva, altro aspetto su cui Driveline ha lavorato di recente, è al passo coi tempi, visto che nel 2017 l'uso della curva è tornato ad essere molto frequente (per alcuni più frequente della fastball). Non tutti i "prodotti" che hanno lavorato per i due guru sono rientrati con successo, ma con gli aggiustamenti nella fastball e un pizzico di salute in più, Lincecum potrebbe meritare un'opportunità.

Come tanti altri pitcher, il nativo di Seattle sarà destinato ad un minor league contract con la possibilità di far vedere le proprie armi durante Spring Training, ma questo sarebbe un inizio. Rich Hill e Scott Kazmir sono tornati competitivi nonostante la carta d'identità desse motivi di scetticismo. Non sappiamo le sue vere intenzioni, ma nella sua seconda carriera non è da escludere che Lincecum possa essere inserito nelle rotazioni dei rilievi di alcune squadre che hanno bisogno di inning e di esperienza dal proprio parco rilievi (Phillies? Brewers? Giants?). I tifosi dei Giants si innamorarono di lui, del suo stile differente dal primo giorno in cui lo videro lanciare. Un ritorno di fiamma avrebbe dell'incredibile, ma per non farsi abbagliare troppo dai miraggi è meglio tornare con i piedi per terra.

"The Freak" non si è ritirato e fisserà a breve date per un provino. La sua seconda giovinezza non ha una destinazione certa, ma il 2018 potrebbe essere un anno chiave per una carriera, la cui favola è finita molto, troppo presto.

 Fonte foto copertina: mlb.com

 

Author: Kevin Senatore
Posted: December 30, 2017, 8:36 am
Published in: 2017

Wade Davis giunge, con un pizzico di sorpresa, ai Colorado Rockies e firma un triennale da record per 52 milioni. I 17 milioni annui che guadagnerà sono l'ammontare più alto dato ad un rilievo (supera il primato precedente di Aroldis Chapman con gli Yankees). Davis ha lanciato 58.2 riprese con una media ERA di 2.30 con i Chicago Cubs. Colorado aveva aggiunto Bryan Shaw e Jake McGee al proprio bullpen in precedenza e ora ha costituoto un parco rilievi di tutto rispetto che si aggiunge a Chris Rusin e Adam Ottavino.

La strategia dei Rox, sconfitti nel Wild Card Game l'anno scorso, pare sempre più chiara. Siccome il mercato dei partenti non è tra i più attraenti e Coors Field è spesso una meta indesiderata dai lanciatori sul mercato, Colorado sta pianificando l'utilizzo degli stessi partenti dell'anno scorso, tranne Tyler Chatwood che è passato ai Cubs, e di dare sostegno ai giovani partenti come Jon Gray, German Marquez e compagni per ottimizzare le prestazioni e restare competitivi in una NL West che si preannuncia molto tirata. Per Bud Black ci sarà l'imbarazzo della scelta nel corso della stagione, ma sarà interessante vedere quanta fiducia avà nei suoi partenti e quale strategia utilizzerà nel corso delle varie partite.

Wade Davis è uno dei closer d'elite della MLB. Nelle ultime tre stagioni ha ottenuto 76 salvezze, ma soprattutto nell'ultimo quadriennio ha dominato la concorrenza, subendo solo 41 punti tra il 2014 e il 2017. Con i Cubs, nell'anno passato, ha sprecato solo un'opportunità di salvezza e nella NLDS è stato cruciale per Chicago nella sfida contro i Washington Nationals. Il pitcher classe 1985 ha iniziato la carriera da partente con i Tampa Bay Rays, ma poi è stato spostato nel bullpen e ai Kansas City Royals ha raggiunto l'apice del successo, vincendo un Pennant come setup man e una World Series come closer nel 2015. Bisognerà vedere se manterrà questo rendimento, visto che già nell'anno passato ha subito qualche problema fisico, ma non c'è motivo di pensare che il 31enne non sia meritevole di fiducia dalla squadra del Colorado. 

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