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Siamo ancora alle prime battute di un “mercato” che si presenta molto interessante e la Fortitudo Baseball annuncia il primo movimento in entrata per la stagione 2018. Si tratta di un vero e proprio “colpo”, perché la dirigenza biancoblu è riuscita a portare sotto le Due Torri uno dei migliori giocatori del baseball olandese. Gilmer […]
Author: Redazione Baseballmania
Posted: November 24, 2017, 1:24 pm
  Il Presidente Marcon ha ripristinato le promozioni e retrocessioni tra le prime due serie ritenendo giusto rimettere in primo piano il “merito sportivo” rispetto ad altri elementi di valutazione. Tale decisione oltre ad essere lodevole è giusta perché restituisce alle società in testa alla classifica di A Federale il diritto di accedere alla serie […]
Author: Ezio Cardea
Posted: November 24, 2017, 1:22 pm
La società Lancers Baseball, nella figura del proprio direttore sportivo Ciappi, è lieta di comunicare di aver raggiunto l’accordo con la società Padule Baseball per il prestito di Samuele Reggioli in vista del prossimo campionato di Serie B. Il primo colpo di mercato dei lastrigiani è un giovane interno di talento cresciuto nella società sestese, […]
Author: Redazione Baseballmania
Posted: November 23, 2017, 10:56 pm
Il Campionato Regionale Under 12 conclusosi a luglio ha dato grandi soddisfazioni ai giovani del Baseball Conegliano, con tre vittorie su dieci partite. Un buon score per una squadra alla sua prima esperienza, con una età media di quasi due anni inferiore rispetto alle concorrenti. Ora, con la stagione fredda ormai inoltrata, uno sport primaverile […]
Author: Redazione Baseballmania
Posted: November 23, 2017, 10:45 pm
Il mercato delle squadre di IBL continua con sempre forti interessi verso i giocatori comunitari. Nelle ultime ore arriva il rumors che riguarda il Bologna molto interessato al pitcher brasiliano Murilo Gouvea che sembra in procinto di ottenere la cittadinanza spagnola. Gouvea gia nella scorsa stagione era stato vicino all’approdo in Italia, quando c’era si […]
Author: Redazione Baseballmania
Posted: November 22, 2017, 11:56 am
Si muove il mercato per il Città di Nettuno Academy con il DS Leo Mazzanti a lavoro su più fronti per allestire il nuovo roster in attesa di quello che accadrà con le iscrizioni ai campionati. L’allargamento a 10 squadre e le situazioni di Rimini e Novara rendono ancora molto incerta la composizione della massima […]
Author: Giovanni Colantuono
Posted: November 21, 2017, 11:42 pm
Irrompe sul mercato Ronchi dei Legionari che mette a segno un’ottimo colpo per il monte di lancio con Anthony Vizcaya e conferma uno dei pezzi pregiati del mercato, Ericson Leonora che era nel mirino delle squadre di IBL. Vestirà dunque  la casacca dei New Black Panthers il lanciatore venezuelano Anthony Vizcaya che nel 2017 è […]
Author: Giovanni Colantuono
Posted: November 21, 2017, 10:15 pm
In questi giorni si sono completati gli award della NPB nelle varie categorie che ha visto premiare alcuni giocatori e non solo di questo campionato e vediamo nello specifico i vari titoli e premi assegnati per la stagione NPB 2017: SAWAMURA AWARD Tomoyuki Sugano è stato selezionato come vincitore del premio Sawamura Award a Tokyo, […]
Author: Filippo Coppola
Posted: November 20, 2017, 6:38 pm
Ancora un protagonista dei campionati italiani di baseball che entra nei roster delle grandi squadre della Liga Venezolana. I Tigres de Aragua hanno annunciato nelle ultime ore l’ingresso nel roster attivo per la LVBP del pitcher Eduardo Miliani che in Italia veste la casacca del Castenaso in SerieA.
Author: Redazione Baseballmania
Posted: November 20, 2017, 10:54 am
Mentre il mercato IBL inizia ad entrare nel vivo svelando già i primi colpi clamorosi, dalle fila del Tommasin Padova si  percepisce una pausa di riflessione per ottenere quest’anno risultati più soddisfacenti. Il presidente Bobo, infatti, nel corso dell’ultimo incontro ha informato i ragazzi che hanno già iniziato a “sgambettare” che quest’anno vorrà giocare per […]
Author: Flavio Orati
Posted: November 20, 2017, 10:38 am

Baseball Clipper & MLB Italia

La casa del Baseball Internazionale

Published in: 2017

Nella notte la Major League Baseball e la lega professionistica Giapponese hanno firmato l'accordo sulle regole dei trasferimenti dei giocatori NPB verso la MLB che permetterà al super prospetto giapponese Shohei Ohtani di giocare negli USA la prossima stagione.

Dopo la scadenza del precedente accordo il 31 Ottobre, le due leghe non erano ancora riuscite a trovare l'intesa con riferimento alla somma spettante ai club NPB in cambio del rilascio dei propri giocatori in favore delle organizzazioni di MLB. Il nuovo contratto, che coprirà le offseason 2018-2021, prevede il pagamento di una somma proporzionata al valore del contratto che il giocatore riceverà in MLB; esso tuttavia non avrà effetto per questa offseason, in cui si è deciso di mantenere i vecchi termini: i Nippon Ham Fighter, per rilasciare Ohtani, riceveranno un massimo di 20 milioni di dollari.

Quando l'intesa sarà ratificata dai proprietari delle franchigie MLB (il prossimo 1 Dicembre), Shohei Ohtani sarà presumibilmente messo sul mercato immediatamente, e dovrà firmare con una squadra MLB nei successivi 21 giorni. Insomma, entro Natale dovremmo sapere la destinazione del "Japanese Babe Ruth".

 

Fonte foto copertina: sports.yahoo.com

Author: Redazione
Posted: November 22, 2017, 8:10 pm
Published in: 2017

Gli Atlanta Braves sono stati puniti severamente per le loro azioni illegali nel mercato internazionale. 12 giocatori acquistati sul mercato internazionale sono stati rilasciati e diventeranno free agents. L'ex capo dello scouting internazionale è stato squalificato un anno, mentre John Coppolella, general manager di Atlanta fino all’estate scorsa, è stato messo al bando a vita dalla MLB.

Per certi versi è una decisione epocale. L’importanza che la MLB sta dando al mercato internazionale dei giovani (e con questo intendiamo in particolare il mercato dei prospetti di Puerto Rico, Venezuela, Messico e Repubblica Dominicana) è sempre più tangibile. Anche dalle punizioni.

Here's MLB's complete statement regarding the Braves' violations: pic.twitter.com/Q6Swqg2tQ1

— Mark Feinsand (@Feinsand) 21 novembre 2017

Al termine di un’inchiesta avviata dal Commissioner Rob Manfred quest’anno, la lega ha sancito che la dirigenza dei Braves ha aggirato il regolamento vigente sulle firme dei giovani giocatori stranieri durante le campagne di mercato del 2016/2017 e del 2017/2018. In pratica i Braves avrebbero pagato alcuni giocatori acquistati sul mercato internazionale più di quanto dichiarato alla lega. Secondo le ricerche dell’entourage di Manfred, i Braves avrebbero dato una somma maggiore di denaro a cinque giovani prospetti, nascondendo quel denaro nella firma di un altro giocatore straniero, considerato però un professionista proveniente da una lega straniera (Atlanta ha effettivamente comprato un paio di “professionisti” negli anni precedenti). Quei soldi “nascosti” sono stati ridistribuiti fra i cinque acquisti e in questo modo i Braves sono rimasti nel limite del budget di 4.75 milioni dollari fissato dalla MLB ogni anno per le firme dal mercato dei free agent internazionale. Superato tale limite, secondo le nuove regole del contratto di lavoro fra MLB e associazione dei giocatori, le squadre non possono pagare più di 300mila dollari per firmare un giocatore nelle due campagne di mercato successive.

In teoria, I Braves non avrebbero potuto comprare i free agent internazionali degli ultimi due anni e perciò quei giocatori in più sono stati rilasciati ieri. Fra i nomi più interessanti c’è il 17enne interbase, switch-hitter Kevin Maitan, considerato da Baseball America come il miglior prospetto internazionale prima di trovare l’accordo con Atlanta. Maitan era fra i cinque giocatori incriminati nell’affare sporco del 2016. Atlanta avrebbe promesso i soldi del budget dell’anno successivo per comprare il cartellino della piccola stella venezuelana, il quale non ha ben figurato in Rookie League dopo essere stato selezionato.

Il catcher venezuelano Abrahan Gutierrez ($3.53 million), l’interbase dominicano Yunior Severino ($1.9 million), il pitcher dominicano Juan Contreras ($1.2 million), Yenci Pena (interbase dominicano, $1.05 million), Yefri del Rosario (pitcher dominicano, $1 million), Juan Carlos Negret (esterno cubano, $1 million), Livan Soto (interbase venezuelano, $1 million) and Guillermo Zuniga (pitcher colombiano, $350,000).

Altri tre giocatori, firmati nell’ultima finestra di mercato, con bonus sopra la norma (“inflated”), sono stati rilasciati. Infine il contratto del coreano, che si era ben comportato ai Mondiali U18, Ji-Hwan Bae è stato rifiutato, mentre l’accordo verbale per il 14enne Robert Puason, interbase dominicano, è stato sciolto e ai Braves sarà vietata la firma con il giocatore.

La dozzina di nuovi free agents potrà firmare per una nuova squadra tra il 5 dicembre e il 15 gennaio. Dopo quel termine potrà ancora firmare, ma senza bonus aggiuntivi sul contratto. Se la scelta ricade nuovamente sui Braves dovranno aspettare fino al primo maggio per firmare e non riceveranno bonus.

I provvedimenti non finiscono qui. Nessun giocatore dal mercato internazionale potrà essere firmato per più di 10mila dollari dai Braves nella finestra del 2019/2020, mentre il budget dell’anno dopo sarà ridotto del 50%. Per quanto concerne il Draft “di casa”, Atlanta dovrà rinunciare alla selezione del terzo round.

Termina così il caso che ha portato alle dimissioni di John Coppolella, il quale è stato bannato a vita come Pete Rose (scommesse), Jenrry Mejia (tre volte positivo al doping) e il famoso ex dirigente dei Cardinals Chris Correa (punito per lo scandalo di hacking), e alla conseguente rinuncia di John Hart, che è stato probabilmente co-responsabile in qualità di direttore delle operazioni di baseball per non aver fermato il general manager Coppolella e i suoi dirigenti nelle loro azioni illegali. Inoltre, è stato squalificato per un anno Gordon Blakeley, ex capo dello scouting internazionale dei Braves.

La MLB ha già applicato punizioni sulle irregolarità nel mercato internazionale. Ad esempio i Red Sox, non hanno potuto usufruire del budget del 2016/2017 e hanno perso cinque free agent l'anno scorso. Tutto questo sforzo è svolto con l'obiettivo di risolvere il problema atavico degli affari nel territorio latino-americano. Trattative con molti lati oscuri, in cui i giocatori non sono rappresentati da agenti, bensì da identità poco note che li allenano e che portano avanti le trattative con gli scout internazionali delle varie franchigie.

Nonostante la perdita di 12 giovani talenti, i Braves possiedono uno dei migliori vivai della lega con prospetti interessanti, alcuni pronti tra 2018 e 2019, altri in arrivo in un futuro più lontano. Ronald Acuña, MVP della Arizona Fall League, è uno di questi. Poi ci sono vari lanciatori come Luiz Gohara, Kolby Allard, Ian Anderson, Joey Wentz e altri che potranno contribuire ad una squadra già giovane di suo in questo momento (basti pensare all’interbase principale, il 23enne Dansby Swanson).

Per Alex Anthopoulos, nuovo general manager dei Braves, sarà una grana in più da affrontare, visto che i talenti sul mercato internazionale, come ad esempio hanno dimostrato i Cubs con l’acquisto di Javy Baez, possono dare una spinta importante all’organico futuro. La MLB ha voluto lasciare la sua traccia e nell’incastrare i Braves ha fatto capire a tutte le organizzazioni che il mercato internazionale non è una giungla e che le attività saranno monitorate e controllate nel modo più attento possibile per evitare che avvengano altre azioni illegali che violino le regole fissate.

 

Fonte foto copertina: nydailynews.com

Author: Kevin Senatore
Posted: November 22, 2017, 10:03 am
Published in: 2017

Con solo 40 posti a roster per ogni Organizzazione ci sono alcune decisioni molto difficili in questo periodo dell'anno su quali prospetti proteggere. Il termine ultimo per effettuare tali scelte è lunedì 20 novembre alle 20. Alcune mosse sono già state fatte ma questa è una data cruciale per tutte le squadre al fine di capire quali dei ragazzi potrà ottenere l’agognato posto tra i 40 e chi invece non sarà “protetto”. Quest'ultimo gruppo sarà esposto e potrà essere selezionato dalle altre 29 squadre per la ormai famosa “Rule 5” il 14 dicembre ai Winter Meetings di Orlando. I giocatori che hanno firmato per la prima volta a 18 anni devono essere aggiunti ai 40 entro 5 stagioni o potranno essere scelti da altre organizzazioni attraverso questa procedura. I giocatori firmati a 19 anni devono essere protetti entro 4 stagioni. I club pagano $ 100.000 per selezionare un giocatore nella fase Major League della bozza Rule 5. Se quel giocatore non rimane nel roster dei 25 per l'intera stagione, dovrà essere offerto alla sua ex squadra per $ 50.000.

Per quest'anno questo significa che un high school Draft pick o un international firmati nel 2013, supponendo che avessero 18 anni o meno il 5 giugno di quell'anno, dovranno essere protetti. Un giocatore del college preso nel Draft 2014 si trova nella stessa posizione. Cerchiamo di spiegarla meglio: Il Rule 5 Draft è una procedura di selezione di giocatori MLB che avviene a dicembre, durante i Winter Meetings, all'incontro annuale dei General Manager. Deve il suo nome dal fatto di essere la regola 5 del libro ufficiale di regole del baseball professionistico americano e ha come finalità quello di evitare che alcune squadre accumulino un numero elevato di giovani giocatori senza promuoverli nella squadra maggiore quando magari altre squadre darebbero loro quella opportunità. Lo scopo del Rule 5 Draft è quello di dare visibilità e possibilità a giocatori che nella loro organizzazione di appartenenza possono essere bloccati e non ricevere le attenzioni che potrebbero meritare.

Sappiamo che i team scelgono al draft in ordine inverso rispetto al loro record stagionale con le due leghe che si alternano nella prima scelta. Sono eleggibili a essere scelti attraverso la procedura del rule 5 draft i giocatori delle squadre MLB che rispondono a due requisiti alternativi tra loro: avere fino a 18 anni di età alla data del 5 giugno precedente la firma del loro primo contratto e trovarsi di fronte per la quinta volta al draft e avere più di 19 anni di età alla data del 5 giugno precedente la firma del loro primo contratto e trovarsi per la quarta volta al draft. Tutti i giocatori che rientrano in una delle due categorie e che alla data del draft non sono nella lista dei 40 giocatori della prima squadra possono essere scelti da una qualsiasi delle altre 29 squadre per una cifra di 50.000 dollari. Per evitare però che le nuove squadre ricorrano allo strumento del draft al solo scopo di accumulare a loro volta giocatori, la regola stabilisce che i giocatori scelti nel rule 5 draft debbano rimanere nella nuova squadra tra i 25 titolari e non più solamente tra i primi 40 per tutta la stagione successiva senza possibilità di essere spostati in una squadra delle leghe minori, altrimenti la nuova squadra è obbligata a rioffrire il giocatore alla squadra precedente alla metà dei 50.000 dollari iniziali.

Ricordiamo che data la sempre più giovane età a cui i giocatori firmano il loro contratto, il draft riguarda in massima parte giovani prospetti che non sono in grado di giocare al massimo livello del baseball, tanto che sarebbe controproducente per le squadre occupare per tutto l'anno una posizione del roster, per cui di fatto la procedura riguarda ogni anno un numero di giocatori limitato. Negli ultimi anni si è andati da un minimo di 9 giocatori scelti nel 2013 a un massimo di 21 nel 2008.

Tuttavia, nel corso degli anni sono stati selezionati nel rule 5 draft anche giocatori che poi avrebbero avuto brillanti carriere: il caso più eclatante è quello di Roberto Clemente, futuro membro della hall of fame, scelto dai Pittsburgh Pirates quando si trovava nell'organizzazione dei Brooklyn Dodgers. Nel 1999 gli Houston Astros non protessero il giovane Johan Santana che fu scelto quindi dai Florida Marlins che lo scambiarono a loro volta con i Minnesota Twins. José Bautista, Josh Hamilton, R.A. Dickey, Paul Blair, Bobby Bonilla, Shane Victorino, sono altri giocatori scelti nel giorno del rule 5 draft.

Primo snodo importante dell’off season dunque e per quanto ci riguarda abbiamo 7 giocatori nella Top 30 che gravitano intorno a questa procedura: SS Luis Guillorme (11), OF Wuilmer Becerra (12), 3B Jhoan Urena (15), SS Luis Carpio (17), C Ali Sanchez (20), RHP Corey Oswalt (27), RHP Gerson Bautista (30) e moltissimi altri ragazzi più in basso nel sistema come tutti gli altri team. Michael Mayer di MMO ritiene che i Mets farebbero bene a proteggere, tra gli altri, il 24enne RHP Tyler Bashlor che, sebbene non sia classificato tra i migliori prospetti da MLB.com, ha messo K 84 battitori in 49 inning tra Double e Single-A la scorsa stagione. Ricordiamo che il roster di 40 giocatori dei New York Mets è attualmente a 35, il che significa che possiamo aggiungere un massimo di 5 giocatori ovviamente senza aver prima rimosso qualche altro.

Si presume che i Mets aggiungeranno Guillorme che ha ricevuto molta attenzione negli ultimi tempi per le sue brillanti performance nella Arizona Fall League ed è stato anche inserito nei colloqui con fan e media. Non sono sicuro di quale sia il livello di interesse su di lui al di fuori dell'Organizzazione ma è un giocatore intrigante che ha un valore chiaro per i Mets. Anche Bautista e Oswalt dovrebbero essere necessari in qualche modo durante il prossimo anno o due. Mayer inserisce anche Tyler Bashlor, 15.22 K/9, che ha guidato tutte le minor league e ha finito la stagione senza concedere un punto in 14.2 inning a Binghamton. Questi sono i 4 nomi che fa Michael.

Si potrebbe anche immaginare quindi che il nostro GM lasci uno spazio o due aperti sui 40 a roster in previsione di quella che sarà la free agency e le possibili acquisizioni via trade e scambi questo inverno. Staremo a vedere. Di sicuro il Rule 5 è il primo snodo importante dell’inverno e le decisioni sono più delicate di quanto sembri.

 

Fonte foto copertina: nj.com

Author: Paolo Belletmets
Posted: November 21, 2017, 4:46 pm
Published in: Videos

Gli highlights dei cinque nomi più importanti al debutto nelle votazioni per la Hall of Fame nel 2018. Al quinto posto Johnny Damon (56 WAR in 12 anni, .284/.352/.433, 2769 valide, 235 HR), che salvo sorprese dovrebbe restare fuori. Il suo highlight sono i due fuoricampo con Boston nella storica Gara 7 di ALCS 2004.

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: November 21, 2017, 7:26 am
Published in: Videos

Ronald Acuña (19 anni, Atlanta Braves) è stato l'MVP della Arizona Fall League, campionato autunnale con vasta presenza di giovani prospetti. L'esterno ha battuto .325 nella lega ed è stato decisivo con 4 RBIs nella finale vinta da Peoria su Mesa.

Author: Kevin Senatore
Posted: November 20, 2017, 12:41 pm
Published in: 2017

“Il bello del baseball è che possono giocare tutti.” Non c'è persona più calzante di Jose Altuve per dire tutto ciò. Lui, che era stato ignorato da vari osservatori per la sua altezza, è diventato MVP dell'American League 2017 stanotte con l'assegnazione del premio da parte dei baseball writers. Giancarlo Stanton si è aggiudicato il suo primo premio MVP della carriera per la National League in una corsa molto combattuta.

Jose Altuve completa un'annata d'oro, riempita di allori, tra cui la prima World Series vinta nella storia degli Houston Astros, e coronata dal riconoscimento di miglior giocatore della American League. Per il quarto anno di fila ha chiuso con più di 200 valide (Ichiro nel 2001 e Pedroia nel 2008 si aggiudicarono il premio di MVP dopo aver battuto più valide di tutti in AL) e per il secondo anno di fila è stato il giocatore con la media battuta più alta della AL. Il venezuelano, il secondo dopo Miguel Cabrera a essere MVP, è il secondo giocatore nella storia della franchigia degli Astros ad ottenere il premio dopo Jeff Bagwell (1994) ed è anche il secondo Most Valuable Player che prima di essere premiato ha anche vinto la World Series (l'anno scorso è successo a Kris Bryant con i Cubs). Curiosamente, come ha fatto notare Tyler Kepner del NY Times, sia Bryant sia Altuve hanno afferrato l'ultima rimbalzante prima di festeggiare il titolo per la propria squadra.

Altuve, il vincitore dell'MVP più basso della storia assieme a Phil Rizzuto nel 1950 e Bobby Shantz nel '51, a vincere il premio prestigioso per un giocatore, ha superato di gran lunga Aaron Judge, nonostante lo slugger degli Yankees sembrasse più vicino a livello di numeri. Il seconda base degli 'Stros ha ricevuto il primo posto in 27 su 30 schede, creando una differenza di 126 punti fra i due. Un margine che si è creato soprattutto alla luce del rendimento nel mese di agosto, in cui Judge ha avuto seri problemi (.215 di media) e Altuve ha spiccato il volo (.441 di media). Premiata, dunque, la continuità. Jose Ramirez chiude terzo, seguito da Mike Trout e Francisco Lindor.

Judge, che è stato scelto come rookie dell'anno in American League, ha voluto dedicare un tweet a Jose per il suo traguardo raggiunto.

 

M-V-P!!! Nobody more deserving than you!! Congrats on an unforgettable 2017!! @JoseAltuve27 pic.twitter.com/tEMy9u8qGc

— Aaron Judge (@TheJudge44) November 17, 2017

Dal piccolo e terribile Altuve, passiamo alla sagoma imponente, dotato di grande potenza, di Giancarlo Stanton. Il “Superman” dei Marlins – il primo giocatore nella storia della franchigia a ricevere tale riconoscimento - è arrivato ad un fuoricampo dalla fatidica quota 60 e ha completato la sua miglior annata della carriera, nonostante l'appuntamento coi playoff sia stato mancato dai suoi Miami Marlins. Stanton ha goduto di perfetta salute in tutto l'anno, un elemento carente nel suo curriculum, e il cambio di posizione nel lineup (dal quarto al secondo) gli ha agevolato lo sviluppo del rendimento nel box di battuta. In un periodo di 25 partite in agosto, ha battuto 18 fuoricampo, raggiungendo nella sua corsa vari personaggi importanti della storia del gioco.

Stanton, il primo a vincere il premio di MVP battendo così tanti fuoricampo da Ryan Howard nel 2006 (58), ha prevalso su Joey Votto dei Cincinnati Reds per soli due punti (302 a 300) in un ballottaggio che ha visto ben sei giocatori citati al primo posto. Decisivi i due quinti posti di Votto a dispetto dell'unico sesto posto ricevuto dallo slugger di Miami. Terzo Paul Goldschmidt dei Diamondbacks con 239. Non si vedevano esiti così “chiusi” dal 1979, quando furono otto i giocatori a ricevere il primo posto e in cui Keith Hernandez e Willie Stargell chiusero ex-aequo.

Va evidenziato che i primi due della classifica non hanno fatto parte di una squadra andata ai playoff, testimoniando che il valore del giocatore va oltre quello della squadra. Votto, per la cronaca, ha vissuto nell'ombra un 2017 strepitoso da un punto di vista statistico con .454 di percentuale di arrivi in base grazie alle sue basi su ball che integrano i 36 fuoricampo e i 100 punti battuti a casa.

Fonte foto copertina: wthr.com

Author: Kevin Senatore
Posted: November 17, 2017, 6:47 am
Published in: 2017

La prima “major transaction” dell’offseason non è arrivata via free agency bensì via trade, e non è un caso che tra i GM coinvolti si trovi il nome di Jerry Dipoto, un dirigente che non dorme mai soprattutto se nell’aria fiuta una possibilità di scambio. Nella notte è stato reso noto infatti che le rivali divisionali Oakland Athletics e Seattle Mariners hanno concluso uno scambio di mercato che vede il 25enne (ed ex top prospects A’s) Ryon Healy cambiare casacca e passare dalla soleggiata Oakland alla piovosa Seattle in cambio del rilievo 27enne Emilio Pagan e del prospetto 17enne Alexandre Campos, firmato dai Mariners nel luglio 2016 con un bonus di quasi 600 mila dollari.

Healy, ex terza base ed attualmente prima base da 11 errori difensivi nel 2017, lascia gli A’s dopo aver colpito 38 fuoricampo in 888 apparizioni al piatto tra 2016 e 2017. Nella stagione appena conclusa il battitore destrorso, che ha mostrato una certa predisposizione nell’annientare i lanciatori mancini (.314/.347/.526, 7 HR in 144 PA), ha giocato quasi tutte le partite in programma (149 contro le standard 162) battendo un totale di 25 fuoricampo e 78 RBI con una tripla linea di .271/.302/.451.

Da questi numeri si può evincere una buona capacità di contatto ma una disciplina al piatto sicuramente da migliorare. Infatti Healy ha collezionato appena 23 basi su ball (pari al 3.8%) contro 142 strikeouts (23.5%) in 605 apparizioni al piatto stagionali. Numeri che non migliorano anche quando si vanno a guardare i suoi platoon splits, con Healy che in questa stagione è andato strikeout contro i mancini per il 20.8% delle volte contro appena il 4.9% di basi su ball guadagnate.

I Mariners prevedono di utilizzare Healy soprattutto in prima base, andando dunque a coprire in questo modo il buco presente nel lineup della squadra di Seattle e con Dan Vogelbach che a questo punto potrebbe iniziare la stagione in triplo A avendo ancora una opzione di minor league.

Per gli A’s si tratta invece di una trade molto favorevole perché con Matt Chapman sempre più saldo in terza base e Matt Olson in prima coadiuvato dagli utility Chad Pinder e Mark Canha, nel lineup di Melvin non c’era più posto per Healy, considerando soprattutto che da quest’anno nelle intenzioni del front office di Oakland c’è la volontà di spostare Khris Davis nello slot del battitore designato.

Rinunciando ad Healy, nell’attesa del recupero di Bobby Wahl dalla Tommy John surgery, gli A’s aggiungono un altro tassello fondamentale nel bullpen. Emilio Pagan vanta delle periferiche strabilianti come una K/9 di 10.01 ed una BB/9 di 1.43 nel suo rookie season, terminato con un record di 2-3 ed una ERA di 3.22 (FIP di 3.28) in 50.1IP come setup man con 7 strikeouts per una base su ball.

Tuttavia, il rilievo che può vantare una fastball tra le 94 e 95mph, ha dimostrato una accentuata propensione nel subire fuoricampo come dimostra il tasso di fuoricampo per nove innings pari a 1.25 ed un home run to fly ball ratio del 9.5%.

Questo suo essere extreme flyball pitcher (il 57% delle palle battute sono flyball) potrebbe però essere quasi considerato come un vantaggio nell’ampio e spazioso Coliseum di Oakland, dove però la situazione nell’outfield è ancora da definire.

Il vantaggio per gli A’s è però che Pagan ha ancora due opzioni di minor league e che sarà possesso dell’organizzazione per altre sei stagioni con tre delle quali al minimo di stipendio. Con due opzioni, inoltre, gli A’s potrebbero anche spedirlo nelle minors per aiutare la sua crescita o se ci sarà bisogno di un posto in più nel 25-man roster.

Per quanto riguarda Alexandre Campos gli scouting reports sono incoraggianti. Nel suo primo anno da professionista, nella Dominican Summer League, il 17enne venezuelano ha giocato 59 partite con i suoi Mariners battendo .290/.413/.367 con più basi su ball (41) che strikeouts (39) trascorrendo la maggior parte delle opportunità difensive giocando come interbase, ruolo in cui ha messo in mostra eccellente velocità e riflessi.

Author: Luca Giangrande
Posted: November 16, 2017, 9:37 am
Published in: 2017

Nell’attesa di scoprire i risultati delle elezioni per gli MVP di American e National League, ieri la MLB – nello studio di MLB Network – ha ufficializzato i risultati della seconda elezione più attesa, quella relativa ai migliori lanciatori (Cy Young awards) della stagione 2017 per le due leghe.

I 30 giornalisti della BBWAA, chiamati a votare immediatamente dopo la fine della regular season, hanno scelto, quasi all’unanimità, due lanciatori che il premio lo avevano già vinto in passato: Max Scherzer e Corey Kluber.

 

NATIONAL LEAGUE:

Poche sorprese. A sollevare il premio per la seconda volta consecutiva e per la terza volta in carriera (2013 con i Detroit Tigers) è il 33enne Max Scherzer dei Washington Nationals, che ha ricevuto 23 voti da primo posto e 3 voti da secondo posto per collezionare il totale di 201 punti, più che sufficienti per tenere lontano Clayton Kershaw (che invece di punti ne colleziona 126), un altro “three timers” per quanto riguarda il premio più ambito da ogni lanciatore. A chiudere il podio è il compagno di squadra Stephen Strasburg con 81 punti mentre fuori dai primi tre restano Zack Greinke degli Arizona Diamondbacks (52), il closer dei Dodgers Kanley Jansen (22), ed il terzo partente dei Nationals Gio Gonzalez (18). Ottengono voti anche Robbie Ray (6), Jacob deGrom (2), Jimmy Nelson e Alex Wood (1).

Per Scherzer è stata una ulteriore conferma delle straordinarie qualità ed efficienza emerse nelle ultime cinque stagioni. Nonostante una stagione tormentata da infortuni (frattura da stress durante l’offseason, problemi al collo e poi fastidi muscolari durante la parte più impegnativa della stagione), Scherzer è riuscito comunque a collezionare almeno 200 riprese (200.2 nel 2017, per la precisione) per la quinta stagione consecutiva chiudendo con un record di 16-6 in 31 partenze e la cifra record di 268 strikeouts oltre alla WHIP (0.90) più bassa della National League assieme ad un tasso di strikeout per nove riprese pari a 12.02 (secondo solo al 12.11 di Robbie Ray) che è abbondantemente il più alto della sua carriera, superando di gran lunga il 11.19 fatto registrare la passata stagione.

Scherzer ha fatto poi registrare la media ERA più bassa della sua carriera (2.50), che coincide anche con la seconda ERA più bassa della NL e la terza più bassa in MLB dietro solo a quelle di Kluber e Clayton Kershaw. Oltre ai 268 strikeouts, l’asso dei Nats può vantare anche la più bassa media battuta degli avversari (.178, con appena 5.65 valide subite per nove innings) e due complete games, pari con Carlos Martinez dei Cardinals, Ivan Nova e Clayton Richard.

Per Scherzer è stata un’altra stagione da incorniciare, conclusa con una WAR secondo FanGraphs di 6 punti, terzo posto in MLB e 1° posto in NL, e 7.3 per Baseball-Reference, buono per il 2° posto in MLB e 1° in NL.

AMERICAN LEAGUE:

Corey Kluber vince il suo secondo Cy Young award, finisce tra i primi tre per il secondo anno consecutivo e diventa il 19° lanciatore nella storia della MLB a possedere più di un Cy Young award, il primo invece nella storia dei Cleveland Indians.

La sua strada è stata resa più complicata da un intero mese passato in infermeria a causa di un infortunio che però alla fine dei conti non ha interferito nel suo cammino verso il successo. Nonostante il mese perso, Kluber ha concluso il 2017 con appena 3 partenze e 10.1 riprese in meno rispetto a Chris Sale ed appena 0.4 punti di WAR (secondo FanGraphs, 7.3) in meno sempre nei confronti del mancino dei Boston Red Sox, che nella corsa al Cy Young award è finito 2°.

Corey Kluber però è stato protagonista di una ascesa fenomenale. È stato incoronato lanciatore del mese di giugno, agosto e settembre e dal 1° giugno, da quando è tornato dall’infortunio, è stato protagonista di un cammino inarrestabile con un record di 15-2 (23 partenze), 224 strikeouts contro 23 basi su ball in 166.1IP ed una ERA di 1.62 con FIP di 2.06. Nessuno meglio di lui in questo lasso di tempo. Per quanto riguarda invece la stagione completa, Kluber ha registrato un record di 18 vittorie (il massimo in MLB assieme a Carlos Carrasco, finito 4°, Jason Vargas e Clayton Kershaw) e 4 sconfitte (nessuno migliore di lui tra i lanciatori con più di 133 riprese lanciate) ed i season highs per ERA (2.25), WHIP (0.869), BB/9 (1.6), K/BB (7.36), ERA+ (202), WAR per Baseball-Reference (8.0), complete games (5) e shutout (3), in coabitazione, per quanto riguarda queste due statistiche, con Ervin Santana dei Minnesota Twins.

Dove non ha vinto, Kluber ha chiuso al secondo posto. È arrivato dietro a Chris Sale per quanto riguarda gli strikeouts (308 contro 265), per riprese lanciate (214.1 contro 203.2), K/9 e K% (12.93 e 36.2% contro 11.71 e 34.1%) e FIP (2.45 contro 2.50) ma ha mantenuto il primato per quanto riguarda la media battuta degli avversari (.192 contro il .206 di Sale) ed xFIP (2.52 contro 2.65), tutte statistiche che gli hanno permesso di trionfare con 28 voti da primo posto e 2 da secondo posto, per un totale di 204 punti. Gli altri due voti da primo posto sono andati a Sale, che ottiene poi 28 voti da secondo posto per un totale di 126 punti.

Come previsto chiude sul podio Luis Severino, il giovane asso dei New York Yankees, con 73 punti. Fuori dal podio Carlos Carrasco (43 punti) seguito da Justin Verlander (32) e Craig Kimbrel (27). Voti da quinto posto anche per Ervin Santana (3) e Marcus Stroman (2) dei Toronto Blue Jays.

 

Author: Luca Giangrande
Posted: November 16, 2017, 8:42 am
Published in: 2017

 

La prima parte potete trovarla qui

 

Il business

Particolare attenzione va rivolta anche ai campioni uscenti Chicago Cubs che a metà stagione avevano un record di 43-45 con 399 punti segnati e altrettanti subiti e inseguivano a  5 gare 1/2 i Milwaukee Brewers. Ma rimanevano comunque una squadra competitiva e il 25 luglio conquistano la testa della classifica per non mollarla più. Il 21 settembre, dovendo giocare una serie da 4 a Milwaukee, i Cubs si aggiudicano le prime due gare escludendo definitivamente i Brewers dalla corsa per il titolo divisionale.  I Cubs hanno vinto 15 delle ultime 20 gare e nei playoff devono affrontare i Washington Nationals che hanno terminato il campionato con 97 vittorie e hanno anche il vantaggio del fattore campo. Il loro manager Dusty Baker da due anni è in una situazione di dover vincere a tutti i costi, qualcosa che assomigliava ai New York Yankees dell’era di George Steinbrenner, ma con due grosse differenze: (1) I Nationals non hanno mai speso quanto gli Yankees, e (2) i Nationals non sono gli Yankees. Ma Washington, che non ha mai giocato nelle World Series e che ha vinto la NLCS solo una volta,  ha avuto la presunzione di credere di essere come gli Yankees. Nonostante le grandi prestazioni di Max Scherzer e Stephan Strasburgh, oltre a giocare in casa la finale Gara 5 ed essendo in vantaggio di tre punti per ben due volte, i Nationals non sono riusciti a portare a termine il lavoro. Per tutta risposta, la società ha licenziato Dusty Baker, il manager che ha portato la franchigia a risultati mai raggiunti prima.

I Boston Red Sox hanno avuto anch’essi i loro problemi, l’assenza di Ortiz ha lasciato un vuoto troppo grande per essere riempito nel breve. A questo si aggiungono le polemiche di David Price con l’Hall Of Famer attuale telecronista Dennis Eckersley e la polemica di Dustin Pedroia con uno dei suoi lanciatori per aver intenzionalmente tirato a Manny Machado.  Il culmine della disfatta è giunto quando in Gara 1 dell’ALDS  il poderoso attacco degli Astros ha demolito il fenomeno Chris Sale, autore di 300 strike out in RS, e successivamente quando Farrell ha deciso di far partire Drew Pomeranz in Gara  2 al posto di David Price che è entrato invece come rilievo.

 Nell’altra serie della DS gli Yankees sorprendentemente eliminano i Cleveland Indians rimontando dallo 0-2 per poi affrontare gli Astros e arrivare a Gara 7, vinta come si sa, da questi ultimi.  I Baby Bombers sono stati comunque una sorpresa e hanno divertito la tifoseria dando speranza per il futuro, ma non tutto era rosa e fiori. Entrambi, Dellin Betances e Aroldis Chapman hanno criticato apertamente Joe Girardi per il loro utilizzo.

Nonostante la presenza ai playoff, per tutte e tre queste squadre il finale di stagione è terminato in modo uguale, i tre manager sono stati licenziati. Il baseball è ormai nelle mani della dirigenza, la nuova cultura richiede che siano i colletti bianchi a prendere le decisioni. Il settore degli analisti può ora brindare, ma la festa potrebbe non durare a lungo, la vittoria potrebbe essere una vittoria di Pirro. Non è più sufficiente per un manager arrivare ai playoff, il loro destino è legato al risultato finale. Nel caso di Washington la società ha peccato di presunzione. Per Boston, Dombrowski ha dichiarato che nessun risultato avrebbe potuto salvare la poltrona di John Farrell, mentre per gli Yankees, dopo 10 anni di gestione Girardi, Cashman ha dichiarato che una squadra giovane aveva bisogna di una nuova guida.

La linea telefonica tra l’ufficio del manager e quello del GM diventa sempre più rovente.  Quest’ultimo si affida ormai alla teoria di Moneyball, suggerisce il lineup e detta le strategie al manager che poi sarà l’unico responsabile per una cattiva prestazione del rilievo.

Il grosso problema del baseball moderno è che lo si vuole trasformare in una scienza esatta, affidandosi esageratamente alle statistiche restando fedelmente aggrappato ai numeri.  Il gioco si è trasformato in scienza, ma la competizione richiede ancora il fattore umano. Girardi ha sostituito CC Sabathia dopo 77 lanci in Gara 2 contro Cleveland, e ne ha pagato il prezzo, ma non è stato l’unico. Lo stresso ha fatto Baker con Scherzer e Strasburg imitato da Dave Roberts il quale per ben due volte ha sostituito molto presto Rich Hill con la motivazione che non voleva che affrontasse il lineup avversario per la terza volta.  Queste decisioni sono prese  negli uffici degli analisti che non si assumano responsabilità per le scelte. Il risultato finale è che il lavoro del manager è sempre più in bilico. Oggi più che mai, la poltrona occupata dai grandi manager del passato, degli Weaver, degli Stengel e dei Durocher , sta diventando sempre più bollente.

Il gran finale

Ciononostante la Serie finale è stata qualcosa di magica seppure con qualche imperfezione. Per il secondo anno consecutivo il Commissario Rob Manfred ha dovuto affrontare un caso di razzismo e con non poche difficoltà. Yuli Gurriel è stato punito, ma la sospensione non è avvenuta durante le World Series, bensì dovrà saltare le prime cinque gare nella prossima stagione e quindi ha avuto zero influenza sulla serie.

Con 104 vittorie nella RS, i Dodgers avevano anche il miglior PGL nella NL e sono risultati secondi in numero di salvezze, i partenti erano ben protetti da un efficiente bullpen. Giustamente o ingiustamente, inesauribilmente il punto interrogativo ruota intorno a Kershaw. Nonostante che nelle sette gare ricche di punti segnati e andamenti altalenanti, in una serie che ha visto nessuno partente dei Dodgers eccetto Kershaw in Gara 1 lanciare più di 6 riprese, Los Angeles aveva ancora la possibilità di aggiudicarsi il titolo. Mancavano solo tre eliminazioni per andare in vantaggio 2 gare a zero. Nella fatidica Gara 5, in vantaggio 4-0 nel 4° e 7-4 nel 5°, la squadra californiana aveva sul monte  il loro miglior lanciatore che non è riuscito a sopravvivere oltre la quinta ripresa.  Seppure gli Astros erano in vantaggio 3 gare a 2, i Dodgers avevano le ultime due gare in casa e le ottime prestazioni di Chris Taylor e Justin Taylor  in aggiunta al risveglio di Yasiel Puig avevano fatto sognare i tifosi. Nonostante erano stati costretti ad inseguire sin dalle prime riprese i Dodgers avevano messo in base almeno due corridori nelle prime tre riprese. Sarà un lungo inverno per i tifosi in blu.

Come i Cubs l’anno precedente, gli Astros hanno giocato meglio, erano più determinati e hanno meritato la corona di campioni. L’MVP delle World Series, George Springer ha dominato principalmente al piatto ma anche in difesa si è fatto valere. Il candidato per l’AL MVP Jose Altuve ha battuto solo 194, ma ha portato a casa 6 punti in sette gare. Col sentore dell’approssimarsi della vittoria, anche Alex Bregman, Marwin Gonzales e Carlos Correa erano diventati impossibili da eliminare. Gli Astros hanno battuto 15 fuoricampo, i Dodgers sei. Sarà perché i lanciatori sono stanchi a novembre o era perché gli attacchi erano troppo forti?

L’ultima annotazione va fatta a Kershaw per il quale restano i dubbi se potrà mai dominare nella postseason ed esserne l’eroe. Lo stesso potrebbe dirsi per Justin Verlander che indubbiamente ha lanciato meglio, ma che nelle tre presenze alle World Series non ha mai ottenuto una vittoria personale. Ma quando la doccia è a base di champagne poco importa della prestazione personale.  In definitiva, la squadra con le divise più divertenti della lega meritatamente è divenuta campione del mondo.

(liberamente tratto da ESPN)

 

Immagine di copertina da "The New York Times"

Author: Frankie Russo
Posted: November 16, 2017, 7:32 am
Published in: 2017

Nella seconda serata dei premi della BBWAA (associazione dei baseball writers), sono stati premiati il miglior manager della American e National League nella stagione regolare 2017.

Dopo una stagione da 103 sconfitte nel 2016, i Minnesota Twins hanno raggiunto l’inaspettato posto nel Wild Card Game, poi perso contro gli Yankees. Il 2017 era iniziato con un meeting fra il manager Paul Molitor e i giocatori. Tutti dovevano concentrarsi sul proprio lavoro e così è stato. Si è trattata di un’annata molto positiva per la franchigia di Minneapolis (26 vittorie in più del 2016), che ha visto l’emergere di giocatori come Buxton, Polanco, Berrios, Rosario e il closer Kintzler, poi ceduto ai Nationals. Anche senza un bullpen competitivo, però, la squadra ha retto e ha portato a casa il posto ai playoff, diventando la prima squadra a qualificarsi alla Postseason dopo aver perso 100 o più partite nella stagione precedente. Buona parte del merito va a Paul Molitor, Hall of Famer per la sua carriera da giocatore e da oggi vincitore del primo premio di Manager of the Year. È il terzo manager dei Twins nella storia ad ottenere questo riconoscimento.

Molitor ha ricevuto 112 punti nella votazione (18 primi posti) e ha superato Terry Francona dei Cleveland Indians (90 punti) e AJ Hinch degli Houston Astros (56). Il 61enne è il secondo manager (il primo fu Frank Robinson nel 1989 con gli Orioles) ad essere premiato come skipper dell’anno dopo essere stato introdotto nella Hall of Fame per le sue gesta da giocatore.

Nella National League è stata la volta di un debuttante che giorno dopo giorno si è fatto apprezzare da tutto l’ambiente del deserto dell’Arizona. Torey Lovullo si è aggiudicato il premio di Manager of The Year dopo un’annata da 93 vittorie e la qualificazione alla NLDS (sconfitti dai Dodgers 3-0). Per l’ex bench coach dei Red Sox è stato un anno in cui ha dimostrato di essere uno skipper competente e preparato. Ha dato profondità ad una rotazione che con Zack Greinke aveva un grande leader, ha creato un parco rilievi competitivo, ancorato dal veterano Fernando Rodney e ha ottimizzato le prestazioni di un lineup giovane e dinamico, capeggiato da Paul Goldschmidt, candidato al premio di MVP. Inoltre, con l’avvento prepotente di JD Martinez, i Diamondbacks sono diventati la vera mina vagante della National League. Una squadra imprevedibile e con del potenziale. Lovullo ha reso possibile il salto di 24 vittorie tra il 2016 e il 2017 e ha dimostrato fuori dal campo di essere un manager a tutto tondo per questa franchigia. Prima di lui, solo Kirk Gibson e Bob Melvin avevano vinto il premio con la squadra di Phoenix.

Anche Lovullo, come Paul Molitor (accomunati dalla candidatura al posto di manager dei Twins, andato poi proprio al secondo), ha ricevuto 18 voti come miglior manager e ha ottenuto un totale 111 punti, vincendo per dispersione su Dave Roberts dei Los Angeles Dodgers (55) e Bud Black dei Colorado Rockies (43). Altri tre manager sono stati eletti tra cui Craig Counsell, skipper dei Milwaukee Brewers, altra sorpresa della stagione.

Nell’era in cui il ruolo del manager sta cambiando forma, anche questo premio dimostra che la corrente nuova formata da Lovullo, Counsell, Hinch e Roberts sta aumentando sempre più di autorevolezza e nella ricerca delle franchigie attualmente senza manager, personalità come le loro saranno ricercate per creare i presupposti di una squadra vincente.

 

Fonte foto copertina: sportingnews.com

Author: Kevin Senatore
Posted: November 15, 2017, 8:51 am
Published in: 2017

Il momento decisivo

Dalle lunghe strisce positive e negative, al nuovo record di fuoricampo battuti, il 2017 è stato un campionato che resterà negli annali per lungo tempo. Di tutti i momenti delle World Series, che è sembrato più un Home Run Derby,  ce n’è stato uno in particolare che ha fatto la differenza tra gli Houston Astros e i Los Angeles Dodgers.  

Quel momento, che più di ogni altro ha fatto pendere l’ago della bilancia da una parte anziché dall’altra, è stata quella indimenticabile Gara 5 vinta dagli Astros per 13-12. In svantaggio  4-0 nel 4° e 7-3 nel 5° inning,  con di fronte il miglior lanciatore del momento, gli Astros hanno preso pieno possesso della zona dello strike trasformandola in un batting tee forzando Kershaw a tirare la sua micidiale curva a terra ancora prima di arrivare al piatto. Nelle prime 41 riprese delle World Series, gli Astros avevano segnato 15 punti, nelle ultime 23 ne hanno segnati 19 dimostrando che anche Kershaw e Jansen non sono imbattibili. Gli Astros hanno dimostrato che il titolo finale lo può vincere anche una squadra indipendentemente dalla sua payroll.

Le strisce e la potenza

Il 2017 è stato caratterizzato dalle strisce di vittorie e dal numero di punti segnati. Dal 14 luglio al 14 settembre i Cleveland Indians hanno realizzato incredibili strisce di vittorie, prima nove, poi sei e a seguire 22 stabilendo un nuovo record e concludendo la stagione con 102 vittorie. I Dodgers hanno vinto 11 gare di seguito, ma ne hanno perse anche  11 di seguito e al 25 agosto  avevano un record di 55 gare sopra 500. Gli Arizona Diamondbacks  sono tornati ai playoff per la seconda volta in un decennio e anch’essi hanno realizzato una striscia di 13 gare consecutive. Gli stessi Astros hanno realizzato una striscia di 11 vittorie consecutive dominando l’AL West sconfiggendo le rivali di divisione ognuno almeno 12 volte. Ma per coronare la loro stagione, la squadra guidata da AJ Hinch sapeva che mancava qualcuno. Quel qualcuno era Justin Verlander arrivato a Houston a pochi secondi dalla scadenza, alle 23:58 del 31 agosto!

Gli Yankees hanno potuto usufruire della potenza di Aaron Judge che è stata la vera attrazione dell’anno riuscendo addirittura a rendere gli Yankees una squadra simpatica. Judge è stato eletto all’unanimità ROY dell’AL e a luglio, in occasione dell’All Star Game, si è aggiudicato il trofeo dell’Home Run Derby. Ma lo scettro di re della  potenza in assoluto va a Giancarlo Stanton che per un solo fuoricampo non ha raggiunto numero 60. La potenza è stata una caratteristica di questa stagione. Nel 2002, erano stati 81 i giocatori che avevano realizzato almeno 20 fuoricampo, nel 2017 se ne possono annovere 117.

Di pari passo si è visto un incremento del numero di strike out. Il caso vuole che sia stato proprio Judge a detenere questo record negativo rimanendo al piatto 208 volte e per un lasso di tempo la striscia è durata addirittura per 37 gare consecutive. In questa stagione 21 giocatori sono rimasti al piatto almeno 162 volte e 140 per 100. Quindici anni fa  solo 4 giocatori erano andati kappa 73 volte.   Insomma, il baseball sta diventando un gioco dove o la butti fuori o resti al piatto.

Le sorprese

Gli ultimi sette anni hanno visto gli Yankees di Derek Jeter e i Red Sox di David Ortiz rimanere fuori dai playoff dove invece facevano la loro presenza Toronto, Texas, Kansas City e Oakland, ma quest’anno l’evidenza è stata che il fattore dollaro è tornato a dominare nell’AL East.  Entrambe le compagini sono arrivate ai playoff, gli Yankees sono stati una sorpresa positiva arrivando una partita corta alle World Series e fanno ben sperare i loro tifosi per il futuro. Al contrario i Red Sox hanno deluso e l’off season potrà vederli sul mercato per aggiungere altri importanti rinforzi.

Le tre squadre con il maggiore payroll (LA, NY, BST) hanno giocato a ottobre ma altre squadre minori hanno lasciato intendere  che il denaro da solo non può dominare il campionato. I Minnesota Twins e Milwaukee Brewers hanno giocato un buon baseball, ma è mancata la costanza alternando momenti positivi a quelli negativi. Queste squadre hanno messo in mostra giocatori oggi sconosciuti ma che in un futuro non troppo lontano potrebbe vedere i loro  occupare le testate giornalistiche.

 Sorprendenti sono stati anche i Colorado Rockies che hanno disputato la Wild Card  uscendo sconfitti dai Dbacks. Il loro terza base Nolan Arenado è un piacere a guardarsi così come lo è il giovane interbase Francisco Lindor dei Cleveland Indians.

Major League Baseball si giocherà pur sempre e solo negli States, ma le gesta di queste superstar arrivano in tutte le parti del globo.

Il business

(Liberamente tratto da ESPN)

segue

 

Foto copertina da nytimes.com

Author: Frankie Russo
Posted: November 14, 2017, 9:02 am
Published in: 2017

Era in un certo modo scontato e non poteva essere altrimenti, visto il livello di gioco dimostrato durante tutta la stagione: Aaron Judge e Cody Bellinger sono stati votati dai rappresentanti della BBWAA come rookie dell’anno per American League e National League.

I due battitori di Yankees e Dodgers sono stati scelti all’unanimità dai 30 elettori, evento che si è verificato per la quarta volta nella storia ed a 20 anni di distanza da Scott Rolen e Nomar Garciaparra.

Non poteva essere altrimenti perché nessuno degli altri 72 giocatori eleggibili per il premio è riuscito a fare meglio di due ragazzi che hanno distrutto i precedenti record di fuoricampo tra i rookies.

Aaron Judge in particolare è stato protagonista di una stagione da livello MVP (è finalista per il premio assieme ad José Altuve ed José Ramirez) grazie ai 52 home runs in 155 partite e 542 turni in battuta, alla OBP di .422 che è la terza più alta di tutta la MLB ed alla OPS di 1.049 che è seconda solamente a quella di Mike Trout.

Tra i rookies dell’American League, Judge è quello che ha giocato più di tutti (155 partite) e guida le graduatorie per punti segnati (128), fuoricampo (52), punti battuti a casa (114), basi su ball (127) ed oltre ad OBP e OPS è secondo (ma primo tra i rookies con più di 189 at bat) per slugging percentage (.651), terzo per media battuta (.284) e quarto per valide colpite con sole 5 hits da Trey Mancini.

L’unica “macchia” nel record di battuta del bomber degli Yankees sono però i 208 strikeouts, con i quali comanda le majors. Ma il ragazzo catturato dagli Yanks con la 32esima scelta assoluta ha ben figurato soprattutto in difesa, dove da esterno destro ha effettuato 141 presenze con 5 assistenze ed altrettanti errori ma dimostrando buon range ed un braccio sensazionale.

Judge va così ad appendere al muro un altro riconoscimento, arrivato dopo la prima convocazione all’All-Star game, alla vittoria dell’Home Run Derby e dopo il primo silver slugger award.

Nessuno tra i rookies della MLB è stato capace di avvicinarsi a Judge, che diventa dunque il primo Yankees ad essere premiato come debuttante dell’anno da Derek Jeter (1996), altro particolare che suona come un’altra investitura per “All Rise”.

Dei 35 candidati al AL RoY, solamente in sei sono stati votati dai 30 giornalisti della Baseball Writers’ Association of America: Benintendi, Mancini, Matt Olson, Yuli Gurriel e Jordan Montgomery.

Andrew Benintendi, considerato ad inizio anno come il più indicato per portare a casa il premio – soprattutto alla luce di quanto fatto vedere nell’ultimo mese del 2016 – ha chiuso con 75 punti totali, frutto di 23 voti da secondo posto e 6 voti da terzo posto. Sul gradino più basso del podio troviamo il prima base/esterno dei Baltimore Orioles Trey Mancini, che invece ottiene 31 punti grazie a 5 voti da secondo posto e 16 da terzo posto.

Matt Olson degli A’s e Yuli Gurriel degli Astros ottengono entrambi cinque punti mentre Jordan Montgomery, lanciatore degli Yankees, chiude con quattro punti frutto di due soli voti, da secondo e terzo posto.

 

I votanti per la National League hanno forse avuto più scelta, dato che hanno votato tre giocatori in più rispetto alla American League. Ma nonostante i più talenti da votare, nessuno di questi è riuscito a togliere un voto da primo posto a Cody Bellinger che, dunque, come Judge si porta via il premio con 150 punti collezionati su 150 disponibili. E pensare che la giovane stella dei Los Angeles Dodgers ha iniziato la stagione con tre settimane di ritardo (trascorse in triplo A) perché non era previsto il suo debutto prima di giugno. Ma i guai fisici di Adrian Gonzalez, e gli infortuni che hanno colpito specialmente l’outfield, hanno consigliato ai Dodgers di comporre il prefisso di Oklahoma per invitare il 22enne di Scottsdale, Arizona, a preparare le valigie direzione Los Angeles.

Una volta giunto a Dodger Stadium, Bellinger non è più tornato indietro. Il ragazzo ha cominciato a colpire fuoricampo in sequenza guadagnandosi in questo modo i favori di Roberts, che ha trovato sempre più strade per lasciarlo nel lineup. Delle 132 partite disputate, per più della metà Bellinger ha ricoperto il sacchetto di prima base ma ha iniziato prima come esterno sinistro senza però disdegnare anche l’esterno centro e l’esterno destra.

Bellinger non ha mai fatto mancare il suo apporto ad un lineup che è diventato partita dopo partita sempre più pericoloso ed ha chiuso la stagione con una linea di .267/.352/.581.

Tra i debuttanti della NL, Bellinger comanda per punti segnati (87), doppi (26, ex aequo con Josh Bell e Paul Dejong), punti battuti a casa (97), ed ovviamente per fuoricampo (39). Così come Judge, però, anche Bellinger ha il triste primato negli strikeouts (146) e si è piazzato al terzo posto per numero di valide battute (128) ed al secondo posto per basi su ball (64) e basi rubate (10).

Bellinger diventa il 18esimo Rookie of the Year nella storia dei Los Angeles Dodgers e raggiunge Corey Seager, che lo ha vinto l’anno precedente.

Dietro Bellinger, che può già vantare una convocazione all’All-Star game, arrivano staccati Paul Dejong con 56 punti (15 voti da secondo posto e 11 da terzo posto) e Josh Bell dei Pittsburgh Pirates, che occupa il gradino più basso del podio con 32 punti (10 voti da secondo posto e 2 voti da terzo posto). Finiscono fuori dal podio Rhys Hoskins (12 punti), German Marquez (10 punti), Manuel Margot (5 punti), Kyle Freeland (3 punti) e Luis Castillo e Ian Happ con un punto ciascuno.

Author: Luca Giangrande
Posted: November 14, 2017, 8:45 am
Published in: Videos

Dal primo fuoricampo con i Royals alla vittoria del titolo con gli Astros: in questi sette minuti gli highlights della carriera (da possibile Hall of Fame) di Carlos Beltran.

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: November 14, 2017, 8:11 am
Published in: 2017

Lascia da campione. Da tanti è considerata la più bella sensazione, ma il ritiro di Carlos Beltran, annunciato oggi con un contributo sul Players' Tribune, non è maturato a posteriori. Era scritto sulla sua mente da quest'estate che il 2017 sarebbe stata l'ultima. E la ricerca del titolo - il primo della sua carriera - a Houston, dove è ritornato 13 anni dopo, era il suo obiettivo. "Non ho mai sentito il bisogno di vincere una World Series anche se ho cercato ogni opportunità per vincerla" ha scritto sul Tribune. "Quest'anno...dovevamo celebrare la conquista del titolo, forse perchè sentivo che era il mio ultimo anno o perchè questa squadra era veramente forte"

Dopo un funerale al suo guanto, 129 partite giocate, 14 fuoricampo e una Postseason spesa fra panchina e "anima della clubhouse", Carlos Beltran pone fine alla sua carriera da giocatore dopo 20 anni di attività in MLB. Sette sono state le squadre per cui ha giocato.

Selezionato nel 1995 dai Kansas City Royals, il portoricano dovette lavorare e pazientare tanto per il suo debutto. Beltran racconta di una sua passione per la pallavolo che cresceva sempre di più, mentre la speranza di diventare giocatore di MLB si affievolivano. Il padre lo richiamò, gli fece presente, senza mettere troppe pressioni, che il potenziale di entrare nel baseball che conta c'era. Correva l'anno 1998. Nella notte in cui Wichita (affiliata di doppio A dei Royals) fu eliminata dai playoff, Carlos stava per lasciare la clubhouse a riposarsi con la famiglia giunta per venirlo a vedere. Ma il manager, John Mizerock, lo costrinse a rimanere. Ricevette una chiamata sospetta e comunicò la notizia: la sua prossima destinazione erano i Kansas City Royals. Chiuse la stagione con 14 partite, sostituendo un certo Johnny Damon nella posizione di esterno centro e i primi 7 punti battuti a casa. Un anno dopo era Rookie of the Year con media di .293, 22 fuoricampo e 108 RBIs.

La sua parabola ascendente era iniziata. La sua capacità di battere su entrambi i lati del piatto lo poneva nei paragoni con i miglior switch-hitter della storia. I suoi numeri furono sempre più convincenti e nel 2004, tra KC e Houston, arrivò a 38 fuoricampo in stagione regolare e soprattutto battè 8 home runs ai playoff, record recentemente sfiorato dal suo compagno Jose Altuve. Era l'anno del suo passaggio sul mercato e le squadre ricche erano pronte ad offrirgli un contratto allentante. Giunse ai New York Mets e ci restò per 5 anni e mezzo. Soddisfazioni personali non mancarono, ma i playoff furono un tabù. Proprio lui, dopo aver battuto 41 fuoricampo in regular season nel 2006, entrò nei ricordi dei tifosi per lo strikeout subito da Adam Wainwright che condannò i Mets all'eliminazione e spianò la strada ai Cardinals verso il titolo. 

 

Eppure nel curriculum del nativo di Manati c'è proprio la sua capacità di non farsi sottomettere dalla pressione nel mese di ottobre, quello in cui tutto conta. Chiude con 16 fuoricampo ai playoff, tutti fra Division e Championship Series, mentre nell'atto finale, a cui ha preso parte in sole due occasioni (2013 e 2017) non ha avuto modo di sbloccarsi. Nelle sue 15 serie giocate la sua media è di .307.

Beltran vive assieme a Carlos Delgado e Jose Reyes sotto i riflettori, ma i successi scarseggiarono, la franchigia combiò direzione e il cambio di palcoscenico era pronto ad arrivare. Nel 2011 si trasferisce brevemente ai San Francisco Giants, poi ad inizio 2012 sono i Cardinals a reclutarlo. Sarà la sua ultima stagione con più di 30 home runs (32), ma i Cards si fermarono davanti alla ex squadra di Beltran.

Il 2013 sembra essere il suo canto del cigno. La sua personalità maestosa rimpiazza in qualche modo quella di Albert Pujols e la squadra allenata da Mike Matheny giunse alla World Series, sconfiggendo Pirates e Dodgers. Contro i Red Sox, però, una presa oltre il muro basso sul lato destro di Fenway Park gli impedisce di rendere al meglio e Boston, nell'anno del motto "Boston Strong" a seguito dell'attentato al termine della maratona cittadina, conquistò l'anello.

Invece Beltran non demorde e porta tutto il suo know-how e tutta la sua voglia di insegnare e di conoscere i giovani giocatori emergenti nel Bronx. Agli Yankees, la sponda opposta a quella per cui ha giocato per più di un lustro. Dopo un biennio 2014-2015 arido, l'anno successivo vede una risalita del suo rendimento. Nel suo ultimo anno di contratto, il portoricano viene ceduto ai Texas Rangers, ammaliato dalla sua esperienza ai playoff. Tuttavia, dopo la bellezza di 29 roundtrippers nelle 162 partite precedenti, l'avventura termina prematuramente con lo sweep dei Toronto Blue Jays.

C'era ancora un conto in sospeso per Beltran. No, non era la vittoria finale. Era la vittoria finale con gli Astros, mancata nel 2004. Si è trasformato in mentore in una stagione che lo ha visto poco sotto i riflettori, ma tante volte è stato provvidenziale negli spogliatoi a mantenere la tensione al punto giusto per i giovani Correa & Co. E se fino a quest'anno, Beltran era più nelle memorie del tifoso medio per quello strikeout sulla curva di Wainwright, da un mese a questa parte il 40enne è diventato uno degli uomini che ha "salvato" l'annata degli Astros. Dopo la sconfitta di gara 5 nella sua ex casa a New York, non poteva tollerare un altro passo falso. Forse per egoismo, per dare un contributo da qualche parte, visto che aveva solo visto la panchina fino a quel momento, o forse per non abbandonare quei giovani che ha visto crescere nella lunga estate di quest'anno, Beltran ha preso la parola. "In maniera rilassata, per sciogliere la tensione" ha definito il momento il portoricano sul Players' Tribune. Gli Astros hanno ribaltato la serie con le due vittorie finali a Houston, una città che, come Boston un quadriennio prima, aveva vissuto un dramma - questa volta una calamità naturale - durante l'anno.

A Los Angeles era pronta un'altra gara 7, ma non c'era bisogno di altri discorsi. I giovani Astros lo hanno ringraziato segnando cinque punti nei primi due inning e gli hanno consegnato quell'anello che cercava da due decenni. A fine partita Beltran ha ringraziato i suoi compagni di squadra. Tanti di loro in lingua spagnola. E anche per questo ha intitolato l'addio alla carriera con un "Muchas Gracias, Beisbol".

Lui, di Puerto Rico, ha una importante eredità: quella di Roberto Clemente. Lui l'ha raccolta alla grande, mostrando rispetto per il gioco e un grande impegno dentro e fuori dal campo. Ha vinto il premio intitolato a Clemente e fra cinque anni entrerà senza dubbio nel giro della Hall of Fame. Forse non riuscirà a compiere il salto nell'Olimpo al primo tentativo, ma Carlos Beltran ha tutte le credenziali per competere. 435 fuoricampo, media di .279, 2725 valide, 312 basi rubate, svariate convocazioni all'All-Star Game e 3 Gold Gloves. Tra i switch-hitters solo Mickey Mantle, Eddie Murray e Chipper Jones hanno messo in fila più fuoricampo nella storia della MLB. Per chi lo ha visto di recente è difficile rimembrare, ma Beltran, in qualità di esterno centro, è stato uno dei difensori più affidabili in circolazione. Un motivo in più per concedergli la chance di sedersi a Cooperstown.

Come ha riportato Mark Feinsand da una chiacchierata con l'ormai ex giocatore, non è da escludere anche un suo ingresso come coach e manager fra i "Bigs". Gli Yankees 2018 sono una suggestione, ma la sua esperienza e la conoscenza delle culture di baseball americane e latinoamericane sono punti in più a favore di Beltran.

Se non siete ancora convinti del suo amore per il baseball, basta guardare l'ultima sua immagine su un diamante.

San Gabriel Valley Tribune/ZUMA Wire

Le lacrime di un campione. Le lacrime di addio. Da giocatore.

 

Fonte foto copertina: mlb.com

Fonte foto articolo: theplayerstribune.com

Author: Kevin Senatore
Posted: November 13, 2017, 6:03 pm
Published in: 2017

Nell'anno dei fuoricampo ha destato non poco interesse il premio di Silver Slugger, consegnato ai migliori battitori di ciascun ruolo nelle due leghe. Dopo un'ora di trasmissioni sulla MLB Network, sono stati svelati i 18 nomi dei vincitori. Ci sono 8 prime volte, mentre Buster Posey e Jose Altuve portano a casa il loro quarto Silver Slugger. Il venezuelano degli Astros aveva già vinto il premio di miglior giocatore dal voto dei giocatori nella giornata di ieri.

Ecco la lista completa dei vincitori (legenda statistiche: BA= media battuta, HR= fuoricampo, RBI = punti battuti a casa, OBP = percentuale di arrivo in base+ slugging percentage):

AMERICAN LEAGUE

1B - Eric Hosmer, Kansas City Royals (.318 BA, 25 HR, 94 RBI, .882 OPS)*

2B - Jose Altuve, Houston Astros (.346 BA, 24 HR, 81 RBI, .957 OPS, 32 SB)

SS - Francisco Lindor, Cleveland Indians (.273 BA, 33 HR, 89 RBI, .842 OPS)*

3B - José Ramírez, Cleveland Indians (.318 BA, 29 HR, 83 RBI, .957 OPS)*

C - Gary Sánchez, New York Yankees (.278 BA, 33 HR, 90 RBI, .876 OPS)*

OF - Justin Upton, Los Angeles Angels(.273 BA, 35 HR, 109 RBI, .901 OPS, 14 SB)

OF - Aaron Judge, New York Yankees (.284 BA, 52 HR, 114 RBI, 1.049 OPS)*

OF - George Springer, Houston Astros (.283 BA, 34 HR, 85 RBI, .889 OPS)*

DH - Nelson Cruz, Seattle Mariners (.288 BA, 39 HR, 119 RBI, .924 OPS)

 

NATIONAL LEAGUE

1B - Paul Goldschmidt, Arizona Diamondbacks (.297 BA, 36 HR, 120 RBI, .966 OPS)

2B - Daniel Murphy, Washington Nationals (.322 BA, 23 HR, 93 RBI, .928 OPS)

SS - Corey Seager, Los Angeles Dodgers (.295 BA, 22 HR, 77 RBI, .854 OPS)

3B - Nolan Arenado, Colorado Rockies (.309 BA, 37 HR, 130 RBI, .959 OPS)

C - Buster Posey, San Francisco Giants (.320 BA, 12 HR, 67 RBI, .861 OPS)

OF - Charlie Blackmon, Colorado Rockies (.331 BA, 37 HR, 104 RBI, 1.000 OPS, 14 SB)

OF - Giancarlo Stanton, Miami Marlins (.281 BA, 59 HR, 132 RBI, 1.007 OPS)

OF - Marcell Ozuna, Miami Marlins (.312 BA, 37 HR, 124 RBI, .924 OPS)*

P - Adam Wainwright, St. Louis Cardinals (.262 BA, 2 HR, 11 RBI, .731 OPS)*   

* i vincitori del premio per la prima volta

Da un lato sono tanti i nomi nuovi nella American League che si sono affermati durante l'anno, tra cui Aaron Judge e Jose Ramirez, entrambi candidati al premio MVP assieme a Jose Altuve. Da segnalare che nella lista manca Mike Trout a causa del suo infortunio, ma al suo posto c'è un altro Angel, seppur per metà stagione, Justin Upton (terzo Silver Slugger per lui). Nel Senior's Circuit, invece, il solo Marcell Ozuna è la novità fra i vincitori. Giancarlo Stanton è uno dei vincitori più attesi assieme ai due Rockies Blackmon e Arenado (terza volta consecutiva). Terza volta miglior slugger anche Paul Goldschmidt.

A proposito di squadre, nessun club ha più di due giocatori vincitori del Silver Slugger. In totale sono cinque le squadre con una coppia di giocatori premiati.

La prima settimana di awards termina venerdì con il premio dei migliori giocatori in difesa, poi dopo la pausa del weekend si parte con i premi assegnati dai baseball writers (BBWAA).

Fonte foto copertina: sports.yahoo.com

Author: Kevin Senatore
Posted: November 10, 2017, 10:11 am
Published in: 2017

Potrebbe essere la telenovela dell'inverno: Shohei Ohtani e il suo annunciato approdo in MLB.

Il giocatore dei Hokkaido NipponHam Fighters avrebbe scelto di farsi rappresentare dall'agente Nez Balelo della Creative Artists Agency di Los Angeles. L'agenzia ha avuto e ha tuttora a che fare con l'associazione dei giocatori della MLB e pare un passo sempre più concreto verso il trasferimento negli States del talento nipponico. Secondo Jon Paul Morosi, l'entourage della CAA e la MLBPA (associazione giocatori della MLB) si incontreranno per discutere la situazione.

Ora come ora, però, Shohei Ohtani non può trasferirsi perchè il posting system tra MLB e NPB, in cui il giocatore dalla lega giapponese viene messo all'asta e poi ceduto alla franchigia di MLB, è scaduto il 31 ottobre. Secondo un tweet di Joel Sherman (NY Post) nella giornata dell'8 novembre, le due parti si sarebbero avvicinate al rinnovo del sistema, in vigore fino ad una settimana fa. In pratica il giocatore messo all'asta dalla squadra può scegliere la franchigia in cui trasferirsi a patto che tale squadra paghi 20 milioni di dollari come "compensazione" alla squadra giapponese che cede il giocatore in questione.

Così è stato per Masahiro Tanaka e Yu Darvish, i quali firmarono oltre il mese di dicembre oppure nell'anno nuovo (Darvish) proprio a causa della scadenza del posting system e dei tempi dilatati delle trattative. Pertanto, sarebbe una questione di tempo per Ohtani trasferirsi. Va detto che i due assi, uno agli Yankees, l'altro free agent, avevano già compiuto 25 anni.

Alcune indiscrezioni dicono che i team giapponesi, nei nuovi accordi, non riceverebbero più i 20 milioni prefissati, bensì una percentuale del contratto firmato dal giocatore in MLB.

E qui sorge un altro inghippo nella questione del giocatore giapponese. Shohei Ohtani ha 23 anni e secondo il nuovo accordo fra giocatori e lega (il Collective Bargaining Agreement), i giocatori con meno di 25 anni che hanno intenzione di trasferirsi dalla lega giapponese (o cubana) alla MLB rientrano nelle limitazioni dei bonus previsti per i giocatori stranieri. Di fatto giocatori come Ohtani hanno la possibilità di ricevere solo un minor league contract dal valore limitato. Le squadre possono attingere dal loro budget per comprare i giocatori stranieri "liberi" (o international free agent). In questo momento le squadre con più disponibilità economica sul fronte mercato internazionale sono i Texas Rangers, i New York Yankees e i Minnesota Twins, tutte con più di 3 milioni da spendere. Solo altre tre franchigie hanno più di un milione di dollari da utilizzare, mentre il resto del gruppo ha un budget inferiore al milione (Rockies ed Indians hanno addirittura 10mila dollari a disposizione).

Se riuscisse a raggiungere la MLB, Ohtani guadagnerebbe solo 545mila dollari fino (minimo) al 2020, quando sarebbe eleggibile per l'arbitrato e quindi per uno stipendio accordato fra agente e franchigia oppure in tribunale.

Se invece il giapponese attendesse altri due anni si aprirebbe la possibilità per un contratto più ricco per lui e più conveniente per la squadra che lo cederebbe. Infatti, nel caso in cui veramente solo una percentuale di denaro nel contratto del nuovo giocatore andasse alla squadra, significherebbe che i Fighters riceverebbero il 20% di un accordo da 3 milioni di dollari. Un'inezia in confronto al potenziale del giocatore. Secondo Joel Sherman del New York Post, la MLB sarebbe pronta a garantire un'eccezione per i Fighters che garantirebbe loro di ottenere i 20 milioni di dollari previsti nella normale procedura del posting system, ma resta da vedere quanto sia concreto tutto ciò.

Ohtani ha commentato ai microfoni dei media giapponesi ed è stato chiarissimo. "(Il rinnovo del sistema di trasferimento) non significa nulla. Niente di quello che posso fare potranno cambiare i loro accordi." I Fighters hanno già dato il nullaosta all'addio del giocatore che ha indetto una conferenza stampa nel weekend.

Anche Hideaki Wakui e Kazuhisa Makita (che intanto ha scelto un altro agente della CAA, come Ohtani) sarebbero stati accostati ad un possibile trasferimento nella Major League Baseball. Entrambi i pitcher hanno 31 anni.

 

Fonte foto copertina: si.com

 

 

Author: Kevin Senatore
Posted: November 9, 2017, 10:21 am
Published in: 2017
La free agency MLB inizierà ufficialmente oggi, lunedì 6 novembre e i Mets si aspettano di avere un ruolo di primo piano: l'obiettivo minimo è quello di ottenere un pitcher partente, un paio di solidi rilievi e almeno due giocatori da lineup (un infielder e un outfielder). Nel frattempo abbiamo completato quasi integralmente lo staff. Con Gary Disarcina nuovo bench coach il personale guidato dal nuovo manager Mickey Callaway è pressoché formato: Dave Eiland sarà il pitching coach, Pat Roessler l’hitting coach, Ruben Amaro Jr. coach di 1B, Glenn Sherlock coach di 3B e Ricky Bones il bullpen coach. Non rimane che scegliere l’assistant coach.
 
DiSarcina, cresciuto a New England, ha ottenuto un notevole successo come supervisore di minor league e punta ancora ad essere un grande manager nella MLB. Ha lavorato nello sviluppo dei giocatori dei Boston Red Sox sotto Theo Epstein e successivamente è diventato benché coach di John Farrell. Capisce la realtà di lavorare in un grande mercato, non solo come giocatore e allenatore ma anche davanti alla macchina da presa come ospite per NESN. Gary è straordinario con i nostri giocatori e li ascolta, afferma una fonte all’interno dei Red Sox. Capisce tutte le sfaccettature, da ciò che serve per costruire una squadra a ciò che serve per trasformare un doppio gioco, giocare duramente o prendere una decisione su quale lanciatore utilizzare in una determinata situazione. Sarà un prezioso asset per qualsiasi organizzazione indipendentemente dal suo ruolo". E 'possibile che il nuovo Red Sox manager Alex Cora avrebbe voluto ancora DiSarcina, ma come successo a noi con Kevin Long per un verso (finito ai Nationals) e Mickey Callaway nell’altro, ha realizzato che la cosa migliore per il suo futuro fosse quella di intraprendere una nuova avventura, cogliendo l’occasione datagli dal nostro GM Sandy Alderson. Il suo innesto, unito a quello di Ruben Amaro Jr., che è stato GM dei Phillies per tanti anni, ci indicano una nuova strada che la nostra Organizzazione sta percorrendo. Una strada coraggiosa, futuristica e incredibilmente variegata. Sandy Alderson ha dimostrato di non avere paura: certamente siamo di fronte ad una rivoluzione e come tutte le rivoluzioni porta con se tantissimi rischi. Il tempo ci dirà.
 
Abbiamo rivoltato lo staff con un personale giovane e diversificato con molta esperienza e tanta voglia da fare ma nessuna personalità che dovrebbe oscurare il nuovo manager. Anzi, con la grande varietà di conoscenze di baseball che hanno, saranno di grandissimo aiuto per tutta l’Organizzazione. Ci sembra davvero che il lavoro svolto da Sandy Alderson sia stato eccellente e soprattutto di prospettiva. Dopo una stagione disastrosa c’era la necessità di trovare le prime soluzioni con nuovi allenatori, per provare nel più breve tempo possibile e prima di tutto nel nostro interno, a ricostruire un modo differente di concepire, percepire il baseball. Una filosofia nuova che partirà dal campo ma non solo. Ora tuffiamoci in una off season che si preannuncia molto interessante. Il lavoro deve essere completato o quantomeno arricchito. La squadra ha bisogno di forze fresche come lo staff. Avanti tutta Sandy!
 
Fonte foto copertina: chron.com
Author: Paolo Belletmets
Posted: November 9, 2017, 9:49 am
Published in: 2017

La stagione strepitosa di Jose Altuve non è passata inosservata a nessuno e i giocatori lo sanno bene. Dopo aver conseguito il premio più ambito, la World Series, assieme ai suoi Houston Astros, il venezuelano è stato eletto miglior giocatore della MLB dagli stessi giocatori, elettori di questo particolare riconoscimento.

Il seconda base degli Astros è stato scelto per il secondo anno di fila, eguagliando il suo "mentore" Miguel Cabrera che nel biennio 2012-13 fece doppietta. I "Players Choice Awards" sono stati istituiti nel 1998 e per quanto concerne il miglior giocatore eletto dal "popolo dei players" Albert Pujols detiene il record assoluto con tre premi. Gli ultimi giocatori diversi da Cabrera e Altuve a vincere sono stati Clayton Kershaw nel 2014 e Josh Donaldson nel 2015.

Altuve, che ha battuto .346 in questa stagione con 24 fuoricampo (eguagliato record personale), 81 RBI, 32 basi rubate e 204 valide battute, si è aggiudicato anche il premio di Outstanding Player nella American League. Nell'altra lega, invece, se lo è aggiudicato Giancarlo Stanton dei Miami Marlins con i suoi 59 fuoricampo.

Max Scherzer e Corey Kluber si sono aggiudicati il premio di migliori lanciatori rispettivamente per National e American League. I pitcher di Nationals e Indians saranno in lizza anche per il Cy Young, assegnato, assieme a MVP, Rookie e Manager of the Year, la settimana prossima.

A proposito di giocatori al primo anno fra i Bigs, Aaron Judge e Cody Bellinger sono stati scelti come migliori rookie, mentre i "Comeback Player", ovvero quei giocatori che, dopo un periodo di difficoltà, sono tornati ad esprimere il proprio potenziale, sono andati a Ryan Zimmerman (Nationals, National League) e a Mike Moustakas (Royals, American League).

Anthony Rizzo, dopo essersi aggiudicato il Roberto Clemente Award, ha ricevuto anche il Marvin Miller Award per i giocatori che hanno contribuito sul campo e per la comunità.

La carrellata di premi prosegue giovedì 9 novembre con l'assegnazione dei Silver Slugger Award.

Fonte foto copertina: sports.yahoo.com

MLB: ecco i vincitori dei Gold gloves award 2017

Author: Kevin Senatore
Posted: November 9, 2017, 9:37 am
Published in: 2017

La MLB ha annunciato ieri i primi awards, votati dai manager delle 30 franchigie e dalla componente che fa riferimento a SABR. Conosciamo, dunque, i nomi dei vincitori dell’edizione 2017 dei Gold Gloves, premi che vengono assegnati ruolo per ruolo ai migliori difensori della stagione:

Per il ruolo di ricevitore abbiamo due prime volte con Tucker Barnhart (Cincinnati Reds) per la National League e Martin Maldonado (Los Angeles Angels) che riescono a battere l’agguerrita concorrenza di Buster Posey e Yadier Molina, e Salvador Perez e Yan Gomes.

In prima base invece troviamo delle riconferme: Paul Goldschmidt (Arizona Diamondbacks) e Eric Hosmer (Kansas City Royals) sono riusciti a conquistare il premio rispettivamente per la terza e quarta volta. Goldschmidt ha conquistato il premio superando nelle preferenze i forti Joey Votto e Anthony Rizzo (Gold Glove e Platinum Glove uscente) mentre Hosmer, che sembra orientato verso la prima free agency della carriera, ha superato il Red Sox Mitch Moreland ed un po’ a sorpresa Carlos Santana, anche lui orientato verso la free agency.

Per la seconda base sorride DJ LeMahieu (Colorado Rockies), che conquista il secondo Gold Glove della sua carriera – il primo dal 2014 – superando Dee Gordon e Ben Zobrist grazie ad una annata eccezionale con il guantone, mentre giustizia anche per Brian Dozier (Minnesota Twins) che porta a casa il riconoscimento per la prima volta togliendolo dalle mani degli esperti ed ottimi difensori Ian Kinsler e Dustin Pedroia.

Poche sorprese invece per quanto riguarda la terza base, dove i Colorado Rockies festeggiano Nolan Arenado che vince il premio per la quinta volta consecutiva (e per cinque volte in carriera) sbaragliando la concorrenza di Anthony Rendon e David Freese.

Per l’American League è invece Evan Longoria a ricevere il riconoscimento. Il terza base dei Tampa Bay Rays viene premiato come miglior terza base per la terza volta in carriera ma per la prima volta dal 2010. Costretti ad accontentarsi del piazzamento sono rispettivamente Manny Machado e José Ramirez.

Vincono il premio come miglior interbase dell’annata 2017 Brandon Crawford (San Francisco Giants) per la National League e Andrelton Simmons (Los Angeles Angels) per l’American League. Entrambi i difensori lo hanno portato a casa per la terza volta in carriera, ma mentre il difensore dei Giants lo ha fatto per la terza volta consecutiva (eguagliando Jimmy Rollins) e ai danni di Corey Seager e Freddy Galvis, Andrelton Simmons lo ha fatto per la prima volta nell’American League e con la divisa dei Los Angeles Angels dopo i due conquistati da membro degli Atlanta Braves. Simmons è anche il miglior candidato per il Platinum glove award.

Alle sue spalle Elvis Andrus dei Texas Rangers e Francisco Lindor (Gold glove e Platinum glove uscente) dei Cleveland Indians.

Tra gli esterni in National League abbiamo Marcell Ozuna (Miami Marlins) come esterno sinistro che sconfigge Adam Duvall e Gerardo Parra per il primo gold glove award in carriera, Ender Inciarte (Atlanta Braves) che conquista il secondo gold glove in carriera per l’esterno centro (beffando Michael Taylor e Billy Hamilton) e Jason Heyward che, come Nolan Arenado, vince il quinto gold glove award in carriera (il quarto consecutivo). Alle spalle dell’esterno destro dei Cubs arrivano il cubano dei Dodgers Yasiel Puig e lo slugger dei Miami Marlins Giancarlo Stanton.

Per quanto riguarda l’American League troviamo un’altra quinta volta in Alex Gordon (Kansas City Royals), che se in battuta ha avuto enormi problemi, difensivamente è riuscito a restare affidabile abbastanza da convincere i votanti a preferirlo a Brett Gardner dei New York Yankees ed a Justin Upton, che nella stagione 2017 ha giocato per Detroit Tigers e Los Angeles Angels.

Nell’esterno centro invece c’è una prima volta. Gli spettacolari Lorenzo Cain e Kevin Pillar non sono riusciti a sconfiggere Byron Buxton (Minnesota Twins), il quale arriva da una stagione sensazionale nell’esterno centro.

A fargli compagnia è Mookie Betts (Boston Red Sox), che porta a casa il premio per la seconda volta consecutiva. Ad arrivargli alle spalle sono Aaron Judge degli Yankees (ma ancora in lizza per Rookie dell’anno e soprattutto per MVP dell’American League) e Kole Calhoun degli Angels.

Per quanto riguarda il monte di lancio invece sono Zack Greinke (Arizona Diamondbacks) e Marcus Stroman (Toronto Blue Jays) a convincere la platea dei votanti. Il primo ci riesce per la quarta volta, sconfiggendo R. A. Dickey e Zach Davis; per il giocatore della franchigia canadese si tratta invece della prima volta, sopravanzando Chris Sale e Alex Cobb.

Author: Luca Giangrande
Posted: November 8, 2017, 2:09 pm
Published in: Videos

Continuiamo a ricordare Roy Halladay, con le immagini di quando "Doc" trasformò una poco significativa partita di Maggio in un semivuoto Sun Life Stadium di Miami in una delle prestazioni più dominanti della storia del baseball: il 18esimo Perfect Game della storia moderna. Eccovi la partita completa. 

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: November 8, 2017, 12:51 pm
Published in: Videos

Solo due persone nella storia del baseball sono riuscite a lanciare una no-hitter nei playoff. Don Larsen nel 1956 e Roy Halladay, in Gara 1 di NLDS del 2010 contro i Cincinnati Reds. Ecco, nella sua interezza, il capolavoro di un artista del monte che ci mancherà tantissimo. 

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: November 8, 2017, 12:03 pm
Published in: 2017

Alle ore 18:06 (ora italiana) un residente della zona ha segnalato allo sceriffo di Pasco County un incidente aereo. Siamo all'altezza del Golfo del Messico, a una decina di chilometri da St. Petersburg (Florida). L'aereo era un Icon A5. Il nome: Halladay. Dopo quattro ore di ricerche è stato confermato il decesso dell'ex lanciatore di MLB Roy Halladay. A 40 anni.

Roy lascia la moglie Brandy e i due figli Ryan e Braden.

Roy Halladay aveva un amore, quello per il baseball, partorito e sviluppato durante l'infanzia con il padre che lo stimolava ogni giorno a portarlo in campo, a imparare un dettaglio in più, a diventare un major league player. Rimase impressionato nel vederlo allenarsi tanto che lo paragonò ad un Golden Retriever. Per lo sviluppo del giovane Roy III il destino fu affidato al guru Bus Campbell, mentore di Goose Gossage (Hall of Famer degli anni '70, rilievo celebre per il suo passato agli Yankees e i suoi pochi peli sulla lingua) prima di incamminarsi in una carriera di 15 anni fra Toronto Blue Jays e Philadelphia Phillies, con cui ha vinto due premi Cy Young ed è stato eletto otto volte All-Star. Il giusto premio per un pitcher che ha impressionato chi lo guardava in tv, messo in difficoltà gli avversari. Aveva una facilità tale da rendere impossibile ogni tipo di critica. Ogni lancio aveva un segreto nascosto che prendeva forma con un cambio di traiettoria improvviso e che ingannava il battitore. Era inutile attenderlo perchè il conto sfrecciava sullo 0-2. Un attaccante feroce della zona di strike. Era inutile sfidarlo con la potenza, perchè i movimenti dei suoi lanci non permettevano a nessuno di girare la mazza disinvolto e sicuro. Metteva tutta la sua voglia di competere in campo. Così è diventato un esempio per tanti lanciatori di oggi che, tuttavia, non possono pareggiare la sua costanza e il suo desiderio di vincere. Pareva una macchina e davanti a certe creature si prova un timore reverenziale comprensibile. 

"Doc" era in verità un lanciatore dalla freddezza unica, imperturbabile dal primo all'ultimo secondo di lavoro. Cercava la perfezione e lo faceva allenandosi da solo con pesi, tapis-roulant e altre sfide alla "ricerca del limite, dell'eccellenza". Si presentava nella clubhouse anche ore prima di tutti gli altri (ha costretto persino i Blue Jays a dargli una tessera apposita della clubhouse affinchè potesse entrare prima) pur di prepararsi meticolosamente prima di una partita. O prima di una normale giornata di Spring Training. Chase Utley, nuovo compagno di squadra a Philadelphia, lo vide il primo giorno dei raduni alle 5:45 del mattino. Halladay era bagnato fradicio fino ai piedi. Gli disse che aveva appena finito di allenarsi.  

Era come se fosse impossibile che fallisse una sua partenza per quanto l'aveva preparata nei minimi dettagli.

Per anni lanciò solo in Canada. Fu selezionato nel 1995 dai Toronto Blue Jays nel primo giro. Tre anni dopo fece il suo debutto in MLB, come lo immaginava il padre da tempo. Alla sua seconda partenza sfiorò una no-hitter e non sarà la prima volta. Un inizio che pare perfetto, ma come per tutti i giocatori di baseball, il momento più basso arriva quando meno te l'aspetti. Una roccia fisicamente, Halladay ebbe problemi d'identità come pitcher. Nel 2000 lasciò la stagione anzitempo con 67 inning e un'ERA di 10.64. Un primato poco ambito che ancora oggi regna in MLB. L'anno dopo fu spedito dai Jays in Class A senza passare per il via (Spring Training). Lì ci fu la svolta. Ritornare a Denver assieme alla moglie Brandy oppure lottare per una carriera che pareva essere andata in frantumi. Fu proprio Brandy a trovare un motivo di risollevare suo marito. Comprò dieci libri, uno di questi era "The Mental ABC's of Pitching" di H.A. Dorfman, mentre altri due erano quaderni intonsi. Doveva scrivere i suoi obiettivi per la risalita e il manuale era quello di Dorfman. Ha tenuto conto di tutto su quegli appunti. Allenamenti, partite, battitori, partenze, giorni di riposo e imprese.

Ma non bastavano solo le intenzioni. Uno dei vari istruttori dei lanciatori sparsi per l'organizzazione dei Blue Jays, Mel Queen, fu incaricato di marcare stretto Halladay nell'estremo tentativo di riportarlo sulla strada dei "Bigs". Avete presente gli addestramenti militari? Tom Verducci, nella sua storia del 2010 riguardo Halladay, la raccontava come se fossero in un campo militare e non su un monte di lancio. Roy Halladay costruisce la sua figura di "Doc" a Knoxville, mentre era segnato come giocatore in disabled list. Non prese una palla a lungo e allenò il suo caricamento. Quando prese la palla per la prima volta fu l'Evento. I suoi due lanci più duri, uno che taglia sul filo interno del battitore destrorso e uno che si avvicina al mancino, erano diventati realtà.

"Doc" Halladay non era più il brutto anatraccolo dal record negativo più clamoroso della storia. Nel 2003 dominò tutte le categorie statistiche (22 vittorie, 3.25 ERA, 266 inning lanciati, 204 strikeout, 9 partite complete ecc..) e vinse con merito il suo primo Cy Young. Il secondo arriverà più avanti, con un'altra divisa. Halladay si stabilizza tra i migliori nel lasso di tempo fra il 2005 (anno che concluse con sole 19 partenze) e il 2009. Costantemente in lizza per il Cy Young, Halladay aveva praticamente ottenuto tutto. Praticamente.

Mancava una cosa. Gliela sussurrava papà ogni notte. "Come ti sentiresti se lanciassi in una partita di World Series?" L'aspettativa ormai stava torturando il nativo di Denver. Nel 2010, i Phillies fecero il passo che dodici anni prima, nel Draft, non ebbero il coraggio di fare (scelsero tale Reggie Taylor che scomparve tra Messico e leghe indipendenti). Michael Taylor, Kyle Drabek e Travis D'Arnaud furono ceduti dai Phils alla franchigia canadese. Per Halladay cominciò una nuova vita. Il 2010 è la stagione che lo contraddistinguerà per sempre e che resta una delle stagioni migliori lanciate in questo millennio.

29 maggio. Contro i Marlins, Roy Halladay si inventò una gemma da 11 strikeout ed eliminò tutti e 27 i battitori consecutivamente. Il suo fu il 20esimo perfect game della storia del baseball.

6 ottobre. Halladay compie il suo debutto ai playoff dopo aver vinto 21 partite in regular season. Davanti ad un Citizens Bank Park pazzo per lui, Halladay lanciò una no-hitter. Nessuno era riuscito a lasciare un avversario senza valide durante una partita di playoff tranne Don Larsen nel mitico perfect game del 1956. Il giorno che aveva atteso per tutta la vita gli ha riservato un posto nell'Olimpo.

Durante l'annata 2013 ottenne la sua vittoria numero 200, ma la parabola era ormai giunta alla sua definitiva discesa. Decise di ritirarsi il 9 dicembre 2013, firmando un contratto da un giorno con i Blue Jays. 203 vittorie, 105 sconfitte, 3.38 ERA, 2,117 strikeouts in 2,749.1 inning. In più ha racimolato 67 partite complete. Dal 1998 a oggi nessuno, anche per l'evoluzione del gioco verso l'utilizzo dei rilievi, ha completato tutti e nove gli inning tanto quanto lui.

Un esempio di insaziabilità, di genuinità e di dedizione. Roy Halladay è stato salutato dal mondo del baseball, inondando Twitter di dediche, video delle sue imprese e di dichiarazioni ufficiali. Uno dei più affranti è Cole Hamels che col "Doc" ha imparato tanto dal punto di vista mentale. Diverse generazioni hanno speso qualche minuto per ricordarlo. Da Dan Haren, Jake Peavy e il suo compagno per anni Brad Lidge, passando per Brandon McCarthy, passando per Marcus Stroman, Lance McCullers Jr. e Mike Trout.  

 

Roy Halladay, in his first postseason game, threw a no hitter. Legend. RIP. pic.twitter.com/ssDUhsqmry

— EnoSarris(@enosarris) November 7, 2017

 

I wantedto be Roy Halladay. I’m heartbroken, rest easy Doc.

— danharen(@ithrow88) November7, 2017

 

Some of you have no idea what RoyHalladaymeantto the careersof so manyof the up & coming stars. Phone calls. Group talks etc. RIP Doc

— Daniel Norris(@DanielNorris18) November 7, 2017

 

Cole Hamels on Roy Halladaypic.twitter.com/0NYqk2E9aC

— JaysonStark(@jaysonst) November7, 2017

 

 

Halladay lasciò il Gioco auspicando che, quando lo avrebbe lasciato, il baseball fosse migliore di quando lui lo venne a conoscere la prima volta. Di certo il mondo del baseball è cambiato. Chissà se le tattiche della Postseason di quest'anno lui le avrebbe condivise.

Phillies statement on the sudden & tragic passing of RoyHalladay: pic.twitter.com/gGhv7JUKv0

— Phillies(@Phillies) November 7, 2017

 

Statement from the Blue Jays organization on the tragicpassingof RoyHalladay: pic.twitter.com/Ih8D0RQE9p

— Toronto Blue Jays(@BlueJays) November 7, 2017

 

 

In attesa di vedere come si profilavano le cose, Roy Halladay si è dedicato alla famiglia e alla sua seconda passione: il volo. Proprio in questo mese aveva comprato un aereo. Voleva lasciare il segno anche in cielo, ma una giornata di novembre ce lo ha portato via per sempre.

I have dreamed about owning a A5 since I retired! Real life is better then my dreams!! Thx Kirk & everyone @ICONAircraft pic.twitter.com/wkk6TtjAY4

— Roy Halladay (@RoyHalladay) October 13, 2017

Impossibile da detestare, Roy Halladay era un tesoro per il baseball ed è un ex lanciatore che merita un ultimo traguardo: il posto nella Hall of Fame.

Fonte foto copertina: theprogress.com

Author: Kevin Senatore
Posted: November 7, 2017, 11:36 pm
Published in: 2017

Nella giornata di ieri è scaduto il termine per la cosiddetta qualifying offer, un'offerta ad un giocatore in scadenza di contratto che consiste in un contratto di un anno da 17.4 milioni di dollari (la media dei primi 125 salari della MLB). Nove sono stati i giocatori ad aver ricevuto l'offerta dalle squadre che sono stati proprietari del loro cartellino nella stagione appena trascorsa.

Pitchers: Wade Davis e Jake Arrieta (Cubs), Alex Cobb (Rays), Greg Holland (Rockies), Lance Lynn (Cardinals)

Position players: Lorenzo Cain, Eric Hosmer, Mike Moustakas (Royals), Carlos Santana (Indians)

Per i Royals sono stati messi sul piatto i tre giocatori che hanno composto il core del biennio 2014-15, in cui hanno vinto una World Series e un Pennant della American League. I Cubs vogliono avere indietro il closer Wade Davis, così come i Rockies che auspicano in un rinnovo di Greg Holland, rientrato bene dopo un lungo periodo di riabilitazione. Gli Indians difficilmente riusciranno ad allungare di un anno il contratto di uno dei giocatori più utili alla costruzione della squadra che ha fissato il record più lungo di vittorie consecutive. I Cardinals, invece, puntano sul rientro di Lynn, uno dei lanciatori più continui nella propria rotazione, ma anche in questo caso le possibilità sono basse. Stesso discorso per Alex Cobb dei Rays, reduce da una discreta annata.

I giocatori avranno dieci giorni per decidere. Va puntualizzato che due giocatori come JD Martinez e Yu Darvish non hanno potuto ricevere offerte perchè scambiati a metà stagione. Tra i giocatori sorprendentemente non coinvolti nella qualifying offer c'è Zack Cozart, interbase dei Cincinnati Reds.

Il motivo? La qualifying offer, se rifiutata, riserva la possibilità alle squadre di guadagnare una selezione nel Draft. Rispetto agli anni scorsi, con l'introduzione del nuovo CBA (contratto di lavoro fra lega e giocatori), la compensazione non sarà più una selezione nel primo round, bensì una tra la 50esima e l'80esima scelta, se il contratto con la nuova squadra varrà più di 50 milioni, o dopo il secondo round, se il contratto varrà meno di 50 milioni. Chi ha pagato la Luxury Tax (Red Sox, Nationals, Dodgers, Yankees e Tigers) avrà una selezione dopo il quarto round, indipendentemente dall'entità del nuovo accordo del giocatore.

Chi acquista un giocatore che ha rifiutato la qualifying offer, perde la sua terza selezione più alta (non più la prima) nel Draft 2018. Se la squadra ha superato la soglia della Luxury Tax nell'annata precedente dovrà cedere la seconda e la quinta scelta e un milione di dollari nel mercato internazionale.

Discorso più complesso per chi non riceve il contributo del revenue-sharing (condivisione del profitto, in cui le squadre più ricche dividono i contributi con le small market teams) che andrà incontro alla perdita del secondo pick.

Insomma, con la prima scadenza il mercato inizia ad avere la sua fisionomia. Potrebbe essere un mercato calmo, ma con il business del baseball vale la stessa regola del baseball giocato. Mai dare tutto per scontato.

 

Fonte foto copertina: mlb.com

Author: Kevin Senatore
Posted: November 7, 2017, 5:33 pm
Published in: 2017

awardslogoPuntuali come ogni anno, tornano a fine stagione i 'nostri' premi ai migliori giocatori e manager della MLB. SIamo ormai giunti alla quinta edizione dei Baseball Clipper Awards e, come ormai consuetudine, anche quest'anno abbiamo cercato di ampliare il più possibile la platea dei votanti all'interno dei media italiani che si sono occupati di Major League durante la stagione, ricevendo il gradito contributo di giornalisti della Gazzetta dello Sport, di Sky Sport, di Fox Sports per quanto riguarda tv e carta stampata, e dei colleghi dei portali web BaseballMania e L'Ultimo Uomo. E se la formula di voto è ormai consolidata, con i nostri elettori chiamati ad indicare 3 preferenze per ogni lega nelle 8 diverse categorie (squadra dell'anno, manager dell'anno, giocatore rivelazione, miglior lanciatore, miglior battitore, miglior rilievo, rookie dell'anno ed ovviamente MVP, dove le preferenze sono 5) sullo schema che ormai da anni contraddistingue le votazioni ufficiali della BBWAA, l'associazione dei giornalisti americani che assegna i premi ufficiali della MLB, abbiamo comunque cercato di cambiare qualcosa. Quest'anno infatti, non riveleremo i vincitori dei diversi premi qui, sul sito di MLB Italia, ma lo faremo sulle pagine del prossimo numero del Baseball Clipper, in uscita nel mese di novembre. Lì troverete un ampio speciale dedicato agli Awards, con le foto dei vincitori ed il dettaglio dei voti ricevuti dai primi 3 classificati, che vi andiamo adesso a presentare in rigoroso ordine alfabetico.

 

AMERICAN LEAGUE

Squadra dell'anno: Houston Astros, Cleveland Indians, New York Yankees

Manager dell'anno: Terry Francona (Indians), AJ Hinch (Astros), Paul Molitor (Twins)

Giocatore rivelazione: Marwin Gonzalez (Astros), Aaron Judge (Yankees), Luis Severino (Yankees)

Miglior lanciatore: Corey Kluber (Indians), Chris Sale (Red Sox), Luis Severino (Yankees)

Miglior battitore: Jose Altuve (Astros), Aaron Judge (Yankees), Mike Trout (Angels)

Miglior rilievo: Alex Colome (Rays), Ken Giles (Astros), Craig Kimbrel (Red Sox)

Rookie dell'anno: Andrew Benintendi (Red Sox), Yuli Gurriel (Astros), Aaron Judge (Yankees)

MVP: Jose Altuve (Astros), Aaron Judge (Yankees), Francisco Lindor (Indians), Jose Ramirez (Indians), Mike Trout (Angels)

Come vedete, le tre squadre che hanno ricevuto più voti nella prima categoria sono anche quelle che più spesso si ritrovano nei premi individuali. Houston Astros e New York Yankees dominano la scena con ben 7 nomination (Aaron Judge con 4 è il giocatore con più menzioni personali), mentre i Cleveland Indians seguono a quota 5. I Boston Red Sox campioni della AL East si ritrovano soltanto nel comparto lanciatori, con Sale e Kimbrel, e tra i migliori esordienti con Benintendi, Mike Trout porta avanti 2 nomination per gli Angels in due categorie nelle quali ha vinto nel 2016, mentre Rays e Twins ottengono una sola candidatura.

NATIONAL LEAGUE

Squadra dell'anno: Arizona Diamondbacks, Los Angeles Dodgers, Washington Nationals

Manager dell'anno: Bud Black (Rockies), Torey Lovullo (Diamondbacks), Dave Roberts (Dodgers)

Giocatore rivelazione: Cody Bellinger (Dodgers), Tommy Pham (Cardinals), Anthony Rendon (Nationals)

Miglior lanciatore: Clayton Kershaw (Dodgers), Max Scherzer (Nationals), Stephen Strasburg (Nationals)

Miglior battitore: Charlie Blackmon (Rockies), Giancarlo Stanton (Marlins), Joey Votto (Reds)

Miglior rilievo: Greg Holland (Rockies), Kenley Janses (Dodgers), Corey Knebel (Brewers)

Rookie dell'anno: Josh Bell (Pirates), Cody Bellinger (Dodgers), Paul DeJong (Cardinals)

MVP: Nolan Arenado (Rockies), Charlie Blackmon (Rockies), Paul Goldschmidt (Diamondbacks), Giancarlo Stanton (Marlins), Joey Votto (Reds)

A differenza di quanto accaduto in American League, in questo caso vedete che delle due squadre che hanno ricevuto più nomination (5) soltanto i Dodgers sono presenti nel trio di candidate a squadra dell'anno, mentre i Colorado Rockies ricevono tutte menzioni individuali, con Charlie Blackmon in corsa per 2 riconoscimenti, così come Cody Bellinger, Giancarlo Stanton e Joey Votto. I Nationals seguono con 4 nomination, due delle quali arrivate nella categoria miglior lanciatore di cui Scherzer è vincitore uscente, mentre i Diamondbacks, oltre al premio di squadra e quello per il manager Lovullo, possono puntare al bersaglio grosso con Goldschmidt in lizza per il premio di MVP. Chudono il gruppo con una sola nomination Milwaukee Brewers e Pittsburgh Pirates.

L'appuntamento quindi è adesso fissato al prossimo numero del Baseball Clipper, dove oltre a celebrare il successo degli Astros vi riveleremo chi, secondo i giornalisti italiani, è stato così bravo da meritarsi uno dei nostri Awards. 

Author: Manuel Mazzoni
Posted: November 5, 2017, 11:54 am
Published in: Videos

Questo spot è stato trasmesso a Giugno dalle TV di Houston. Chi avesse comprato un materasso da Gallery Furniture sarebbe stato rimborsato in caso di vittoria degli Astros alla World Series. Beh, la condizione si è avverata, e il negozio dovrà rimborsare ben 10 milioni di dollari ai clienti. 

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: November 5, 2017, 9:28 am
Published in: 2017

A soli due giorni dal termine della World Series 2017, il mercato MLB è già entrato nel vivo, e sono arrivate le prime notizie rilevanti:

1) Masahiro Tanaka ha deciso di non esercitare la clausola di opt-out nel suo contratto: il giapponese rimarrà tra le fila degli Yankees fino al 2020, percependo complessivamente 67 milioni di dollari.

Tanaka avrebbe avuto la possibilità di recedere dal contratto con gli Yankees per testare il mercato free agent, una prospettiva interessante per il partente a causa della scarsa disponibilità di partenti del suo livello in free agency, nonché delle sue prestazioni in postseason che hanno sicuramente aumentato le sue quotazioni. Tuttavia il giapponese crede nel progetto dei Pinstripes e ha deciso di rimanere. In un comunicato l’asso nativo di Itami ha dichiarato che non ha mai avuto dubbi, la sua volontà era di rimanere nel Bronx e provare a vincere una World Series con gli Yankees. Egli ha anche menzionato il fantastico pubblico di New York come uno dei motivi che lo hanno spinto a rimanere.

Gli Yankees, da parte loro, sperano per i prossimi tre anni di rivedere il Tanaka dell’ultima parte di stagione e non quello, scostante, dei primi mesi del 2017, e continuano a incrociare le dita con riferimento al gomito del giapponese. Se Tanaka si rivelerà in salute e in forma, i Bronx Bombers avranno una certezza in più per il futuro, ad un costo tutto sommato non esorbitante.

2) Non testa la free agency nemmeno Justin Upton. Lo slugger, che aveva anche lui la possibilità di recedere dal suo attuale contratto, ha deciso di rinnovare con i Los Angeles Angels, firmando un nuovo contratto con la franchigia losangelina, che gli porterà 108 milioni di dollari in 5 anni.

Nel 2017, il 30enne Upton ha giocato un’ ottima stagione dividendosi tra Detroit Tigers e Los Angeles Angels. Il nativo di Norfolk ha battuto 35 fuoricampo con 100 punti e 109 RBI, la sua media battuta è stata. 273 e la slugging percentage .542. La conferma di Upton aggiunge un tassello importante all’attacco degli Angels, che cercano di portare finalmente Mike Trout ai playoff.

3) I Pittsburgh Pirates hanno esercitato l’opzione nel contratto di Andrew McCutchen: vedremo il giocatore vestire la maglia giallo-nera anche per la stagione 2018. L’ex MVP della National League guadagnerà circa 15 milioni di dollari (14.75 per l’esattezza) nel suo ultimo anno di contratto con i Pirates. Il giocatore arriva da un’ annata conclusa con 28 fuoricampo e 88 RBI. McCutchen era stato oggetto di numerose voci su una possibile trade durante il 2017, ma esse non si sono mai realizzate.

Circa un mese fa, il GM dei Pirates Neal Huntington aveva dichiarato che, in caso di rinnovo, Cutch avrebbe continuato a giocare esterno centro, ruolo in cui egli era tornato dopo la sospensione per 80 partite di Starling Marte per doping.

4) Termina l’avventura del leggendario Ichiro Suzuki con la casacca dei Miami Marlins. La dirigenza ha deciso di non esercitare l’opzione da 2 milioni di dollari che avrebbe visto Ichiro giocare in South Florida anche nel 2018, lasciando cosi il 44enne libero di cercare altre opportunità sul mercato. Non ci sono ancora notizie certe sul futuro del giapponese, probabilmente a questo punto della carriera anche il ritiro potrebbe essere preso in considerazione, ma dall’ex MVP ci si può aspettare di tutto: non è da escludere un'altra avventura in MLB con una casacca diversa.

Il nuovo assetto proprietario dei Marlins, capitanato da Derek Jeter, sta cercando di effettuare un drastico taglio al payroll: nella città di Miami ci si aspetta un mercato caldissimo con Giancarlo Stanton, Dee Gordon e Martin Prado pronti ad essere ceduti.

Author: Luca Sartirana
Posted: November 4, 2017, 10:59 am
Published in: 2017

E’ questa ormai la domanda che troneggia nel mondo del baseball dopo Gara 7 di una delle World Series più avvincenti dell’ultimo decennio o forse più. I Dodgers avevano un piano affinché Clayton Kershaw diventasse l’eroe di Gara 7 delle World Series.  Tutti i dubbi riguardanti l’incapacità di performare nei momenti più difficili sarebbero stati rimossi. Le testate giornalistiche di Los Angeles sarebbero state dominate da una sola parola: “FINALMENTE”.  Sarebbero dovuti essere i giocatori in blu a correre per il campo alzando il trofeo di campioni. Dovevano essere i giocatori in blu a restare sul campo o nel dugout a celebrare e non Justin Verlander e Dallas Keuchel.  Forse sarebbe stato anche uno dei suoi compagni a chiedere ufficialmente alla sua fidanzata di unirsi in matrimonio.

Il piano era che Darvish lanciasse almeno 5 riprese, poi un rilievo, Morrow (?) per un altro, e poi Kenley Jansen e Kershaw per le ultime nove eliminazioni. Avesse funzionato il piano, vi erano 50/50 di probabilità che dopo l’ultima eliminazione Kershaw avrebbe alzato le braccia al cielo in segno di vittoria. Invece Kershaw è uscito sconfitto, ma sarebbe ingiusto giudicare un giocatore esclusivamente in base ai trofei conquistati, sia esso un Cy Young Award, MVP o un anello delle World Series. Possiamo sinceramente considerare Carlos Beltran  un giocatore migliore di Kershaw adesso che fa parte di una squadra che ha vinto le World Series? E Kershaw è adesso meno bravo nonostante i suoi 3 Cy Young Awards senza aver ancora  vinto un titolo mondiale?

Forse più spietatamente il piano non ha funzionato poiché Darvish non è riuscito ad eliminare più di 10 avversari nelle sue due apparizioni. Darvish era stato acquistato per momenti precisamente come questo. Non serviva per la regular season, indossava la casacca dei Dodgers per affiancare Kershaw e sfidare chiunque ad avere la meglio su sette gare quando in 4 di essere dovevano essere loro due i protagonisti. Invece di salire sul podio dei vincitori, Darvish ha buttato alle ortiche una occasione forse più unica che rara. Per Darvish è stato un dramma: ha forzato Roberts a ricorrere troppo presto al bullpen forzando i rilievi a un lavoro eccessivo, e per uno che fino ad allora aveva una media di 11 strike out rapportati a nove inning nei sui cinque anni nelle majors, adesso era incapace di far sventolare a vuoto i battitori avversari.

Ma il dramma era per tutta la squadra. Quanti corridori in base hanno lasciato i Dodgers nei primi cinque inning?  Come si dovevano sentire ascoltando la folla incitarli, inning dopo inning, ma che diventava sempre meno rumorosa, out dopo out, man mano che rimontare diveniva sempre più improbabile? La scena più frequente che avranno visto sarà stata Brian McCann andare avanti e dietro per tre ore a dare istruzioni verbali ai suoi lanciatori.

Dopo otto lanci e due punti segnati nel primo inning  Kershaw aveva già iniziato i suoi esercizi di riscaldamento nel bullpen. Quando poi nel secondo inning gli Astros hanno messo due corridori in base, Kershaw era appoggiato alla rete gesticolando con le braccia per segnalare che era pronto. Lui non è abituato a fare il rilievo, non sapeva come comportarsi, ma voleva essere sicuro che sapessero che lui era lì se serviva.  Dopo che Darvish ha concesso altri tre punti, Roberts ha mandato Morrow sul monte per ottenere l’ultima eliminazione. Sul risultato di 5-0, Kershaw ha fatto la sua apparizione sul monte per iniziare la terza ripresa.  Il suo ingresso non è stato certamente sul cavallo bianco come forse aveva immaginato. Ma quello era il piano concordato con il manager, se Darvish non resisteva a lungo, lui sarebbe stato utilizzato molto presto.

E così, l’uomo dalle deludenti prestazioni nella post season, dominante in Gara 1, ancora deludente in Gara 5, sale sul monte e in tutta tranquillità lancia 4 riprese senza punti concedendo solo due valide, ma con un solo problema: Dal momento che è salito sul monte , il risultato era ormai compromesso. Gli è rimasto solo la soddisfazione di aver lanciato bene e a lungo in una gara che ormai aveva perso il suo grande interesse.  Per sua sfortuna la gara è stata pregiudicata troppo presto.

E’ troppo facile oggi dire che Kershaw avrebbe dovuto essere il partente, se chiesto, certamente l’avrebbe fatto.  Egli stesso prima della gara aveva dichiarato che era pronto per 27 eliminazioni e sarebbe stato curioso verificare come sarebbe andata. Ma nello stesso tempo non possiamo affermare che lanciare 4 riprese in una gara dove sei in svantaggio per 5-0, automaticamente si trasforma in una gara completa senza punti e in una vittoria finale. Siamo a fine stagione, conoscere la resistenza dei lanciatori in questo periodo è praticamente impossibile.  Lo stesso dicasi per Alex Wood. Far iniziare la gara da uno di questi due sarebbe stato ingiusto nei confronti di Darvish.

Lo spogliatoio della squadra sconfitta nelle World Series, specialmente se avviene dopo Gara 7, è generalmente spettrale.  Nello spogliatoio dei vincitori si festeggia, si beve birra e si fa la doccia con lo champagne; dall’altra parte l’atmosfera è investita da tristezza e malinconia. Questa volta lo spogliatoio dei Dodgers era più vacante che triste. Numerosi erano i giornalisti in attesa di un’intervista, ma dei protagonisti nessuna traccia. Solo Cody Bellinger, il rookie che ha stabilito il record negativo di 17 strike out in sette gare e più di tutti aveva motivo di andarsene, è rimasto a disposizione della carta stampata rispondendo alle domande per 15 minuti.  Stando da solo ha dovuto sopportare tutto il peso, sempre le stesse domande. Era come essere stato preso in ostaggio. Dopo molto più tempo, qualche veterano (Rich Hill, Brandon Marrow, Jansen, Wood e anche Kershaw)  finalmente hanno fatto capolino ma con risposte molte evasive, l’umore non era dei migliori. Troppo presto per analizzare la sconfitta, troppo presto per parlare del futuro.

Così Clayton Kershaw esce di scena dall’avventura di queste World Series con l’amaro in bocca. Per Kershaw, che aveva la reputazione di fallire nei momenti più importanti, era diventato un vero e proprio banco di prova  e tutti i riflettori erano puntati su di lui. Alla fine ha lasciato con una sensazione di insoddisfazione, un senso di vuoto e il rammarico per una grande occasione perduta.

(liberamente tratto da ESPN)

Author: Frankie Russo
Posted: November 3, 2017, 12:07 pm
Published in: Videos

Il giorno dopo la vittoria della World Series degli Houston Astros, José Altuve è stato ospitato sulla NBC dal Tonight Show di Jimmy Fallon. Un'intervista a 360 gradi sulla grande stagione degli 'Stros e del seconda base venezuelano.

Author: Pierluigi Mandoi
Posted: November 3, 2017, 11:18 am
Published in: 2017

Subito dopo l’ultimo out della World Seris 2017, nei festeggiamenti in campo, le telecamere di Fox hanno indugiato su Carlos Beltran e mostrato un uomo di 40 anni piangere. Di gioia. Perché nella notte tra mercoledì e giovedì, Carlos Beltran, finalmente, ce l’ha fatta.

Ai traguardi raggiunti nella sua carriera mancava solo la World Series, ovvero un sogno inseguito da sempre e che sembrava sempre volergli scappare.

Beltran è uno dei giocatori migliori del nostro tempo. Un vero 5-tools player, un giocatore che anche dopo i 30 anni si è dimostrato un eccellente esterno centro prima ed esterno destro poi, un giocatore che anche tra le basi è stato straordinario, come dimostrano le 312 rubate su 361 tentativi.

È ovviamente in battuta che Beltran ha dato il meglio di sé durante tutta la sua carriera: .279/.350/.486, OPS di .837, 2723 valide su 2586 partite e 9768 turni in battuta nel corso di 20 anni di carriera, iniziata nel 1998 con i Kansas City Royals, e poi 435 fuoricampo (tra i migliori di tutti i tempi tra i battitori ambidestri), 1587 RBI ed una WAR di 67.2 secondo fangraphs.com, che è comunque più alta di quelle di leggende come Barry Larkin, Robin Yount, Manny Ramirez, Tim Raines, Craig Biggio, Tony Gwynn, Edgar Martinez, Harmon Killebrew, Lou Boudreau, Yogi Berra, Mike Piazza, Ernie Banks e Gary Sheffield, per nominarne alcuni.Carlos Beltran Cries After Finally Winning World Series

Non a caso, Beltran ha raccolto tanti riconoscimenti: due volte Silver Slugger award, tre volte gold glove award, rookie dell’anno 1999 con i Kansas City Royals e 9 convocazioni all’All-Star game, cinque con la divisa dei Mets addosso.

Ma la storia, dicevamo, ha sempre provato ad evitarlo e nel suo destino ci sono sempre stati almeno i Cardinals a bucargli le possibilità di puntare alla World Series. Nel 2004 i Royals lo cedono agli Astros, che allora giocavano ancora in National League, e Beltran guida la squadra texana alla postseason, per poi perdere gara 7 della NLCS proprio per mano dei Cardinals. Nell’offseason Beltran sceglie New York, i Mets, e nel 2005 gli Astros arrivano alla World Series. Un anno più tardi Beltran trascina i suoi Mets alla NLCS, dove incontra ancora una volta i Cardinals. In quella postseason, e soprattutto in quella serie, Beltran è stato stellare. Contro i Cardinals ha giocato tutte e sette le partite, ha colpito 3 fuoricampo, rubato una base, andato strikeout per 3 volte contro le 4 basi su ball e battuto .296/.387/.667. Ma all’ultimo at bat della partita Adam Wainwright tira fuori una curva micidiale, forse la più bella della sua carriera, una curva che ancora oggi i fisici del baseball stanno cercando di studiare. Beltran rimane fermo, incassa il terzo strike ed a festeggiare il pennant sono ancora una volta “loro”.

I Mets gli hanno dato solo dispiaceri. Nel 2007 la squadra del Queens parte fortissima, con Carlos Beltran che gioca come un MVP, ed a fine stagione l’accesso ai playoffs sembra scontato. Ma nelle ultime settimane i newyorchesi implodono senza spiegazione e addio sogni di postseason.

I Mets si avviano verso anni di mediocrità ed anche Beltran ne è costretto, fino a quando nel luglio del 2011 l’organizzazione del Queens lo gira ai Giants, che l’anno prima avevano conquistato l’anello.

La squadra di Bochy gioca bene, ha conservato praticamente la stessa squadra dell’anno precedente e si trova al comando della division con un vantaggio più o meno rassicurante sui Dbacks. Ma ancora una volta il giocatore di Puerto Rico è costretto ad assistere al tracollo di una sua squadra. Nel mese di agosto i campioni del mondo in carica sanno solamente perdere, mentre i Dbacks sanno solamente vincere e conquistano la division. Addio sogni di playoffs, che vedono invece festeggiare i Cardinals con una memorabile World Series vinta ai danni dei Rangers.

Beltran torna ad essere un free agent e per puntare finalmente alla gloria decide di unirsi al nemico, i Cardinals, appunto. Con la squadra di St. Louis, manco a dirlo, Beltran fa il fenomeno: 32 fuoricampo la prima stagione, 24 la seconda. Assieme ad una fantastica difesa nell’esterno destro ed a postseason disputate come sempre da protagonista. Ma nel 2012 i Cardinals perdono in gara 7 contro i Giants (ma guarda un po’), che poi finiscono per bissare il titolo del 2010.

Beltran ci riprova, questa volta riesce a festeggiare nel 2013 vincendo il pennant contro i Dodgers (batte .286/.423/.476 con 6 rbi ma nessun fuoricampo) e per la prima volta arriva alla World Series, all’età di 36 anni.

Ma i Red Sox, che l’anno prima arrivarono ultimi nella division, avevano un Big Papi ed un Pedroia in più e nonostante una World Series stellare (ma, diciamolo, con nessuna valida da base extra) a festeggiare sono stati quelli di Boston.

Per Carlos, la cui carriera era ormai agli sgoccioli, un altro inverno da free agent. Per affrettare i tempi si unisce agli ambiziosi Yankees, che avevano “rubato” anche Ellsbury ai Red Sox (protagonista nella World Series vinta) e vinto il bid per Masahiro Tanaka per vincere finalmente la World Series.

Ma nulla nel Bronx va come pianificato. Beltran torna alla postseason solamente nel 2015, ma i suoi Yankees vengono travolti dagli Astros nel wild card game. Il 2016 è un disastro, gli Yankees decidono di ringiovanire l’organico ed a luglio Beltran viene scambiato per la seconda volta nella sua carriera. Torna nuovamente nel Texas, ad Arlington, dove gioca bene, ma neanche lui è capace di portare i Rangers al primo successo. La sua squadra, che arriva al primo posto nell’American League, viene eliminata addirittura al primo round e per l’ormai 39enne si spegneva anche quella che sembrava ormai essere l’ultima chance.

Fino alla chiamata di Houston. Beltran, che nel 2016 aveva colpito 29 fuoricampo e battuto .295/.337/.513 ed all’età di 39 anni giocato la bellezza di 151 partite (quasi tutte da DH), decide di darsi un’altra possibilità con i giovani ed ambiziosi Astros, che provenivano da una annata deludente.

Beltran fa parte subito dal primo giorno del progetto. Ed anche se il suo fisico non gli permette di esprimersi ai massimi livelli (a fine stagione colpirà appena 14 fuoricampo con media battuta di .231/.283/.383 – la slash line più bassa della sua carriera), il veterano trova altri modi per contribuire.

Lui, che è sempre stato considerato da tutti i manager per i quali ha giocato come una benedizione per la clubhouse, decide di assumere ancora una volta il ruolo di mentore. Aiuta Springer, si occupa anche di Correa e Marwin Gonzalez, fa anche da mediatore culturale tra il gruppo dei latinos con meno dimestichezza della lingua inglese ed assieme all’ex compagno agli Yankees McCann assume la leadership di una clubhouse che, per diventare vincente, aveva bisogno solamente di questo.

Gli Astros chiudono con il terzo miglior record della MLB e poi, in una postseason che Beltran ha visto solamente da spettatore (3 valide in 21 apparizioni al piatto e 6 strikeouts contro una base su ball), eliminano prima i Red Sox, poi mostrano maturità e consapevolezza eliminando gli Yankees in sette partite ed infine completato il compito sconfiggendo i Los Angeles Dodgers, destinati a vincere la World Series sin da inizio anno.

Adesso Beltran non ha le idee chiare circa il suo futuro. Per la quinta volta nella sua carriera è diventato free agent, ma questa volta con un sapore diverso.

L’obiettivo di una vita è stato raggiunto e con un fisico che non è più quello dei tempi migliori non sarebbe un delitto se decidesse di ritirarsi da campione del mondo, come in tanti hanno fatto prima di lui.

Arrivato a 40 anni e quasi 200 giorni, con 20 stagioni e oltre 11 mila apparizioni al piatto alle spalle, Beltran si è guadagnato il diritto di farlo. Ed ora che finalmente è riuscito a vincere la World Series – e diciamolo, ora che giustizia è stata fatta – può prepararsi a lavorare per la sua candidatura alla Hall of Fame.

In ogni caso, anche se dovesse decidere di ritirarsi come giocatore, Beltran ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di lasciare il campo. Dopo essere stato a contatto con giocatori più giovani, ed averne aiutato la crescita, Beltran ha fatto sapere di essere sempre di più interessato anche ad un ruolo da coach, e non abbiamo dubbi che – se sceglierà questa strada – sarà la scelta migliore.

Author: Luca Giangrande
Posted: November 3, 2017, 9:08 am
Published in: 2017

Diciamolo chiaramente, se i Dodgers avessero vinto la World Series, oppure se Yu Darvish avesse avuto meno problemi con il suo slider in gara 3 ed in generale più comando in gara 7, a nessuno sarebbe importato di meno del fatto che a luglio, prima della non-waiver trade deadline, Justin Verlander - l’asso di Manakin-Sabot, Virginia -, era vicinissimo a diventare un Dodger.

Verlander aveva solamente Los Angeles in mente come destinazione per lasciare Detroit, dove ha trascorso 13 stagioni. Los Angeles, e in seconda battuta Chicago, sponda Cubs. Ma Los Angeles era sicuramente la meta da lui maggiormente preferita.

Per tutta una serie di motivi. Principalmente perché Los Angeles, anzi, Beverly Hills è dove vive durante l’inverno con la bella Kate, in secondo luogo perché diventare un Dodger avrebbe voluto dire aumentare le chances di vincere prima o poi l’anello (date le più o meno infinite capacità economiche del club e l’alto numero di talenti presenti in prima squadra e nelle minor leagues) e di avere una possibilità di entrare un giorno nella Hall of Fame. Last but not least lanciare nel pitcher friendly Dodger Stadium avrebbe sicuramente aiutato le sue statistiche e non di poco migliorato le sue possibilità di arrivare a Cooperstown.

Insomma, Justin Verlander aveva solamente i Los Angeles Dodgers in mente. Non avrebbe lasciato Detroit per nessun’altra squadra.

Ma Los Angeles non era d’accordo.

L’organizzazione californiana aveva poca voglia di assorbire un contratto da 56 milioni di dollari per un 34enne, inoltre aveva ancora meno voglia di cedere due o tre top prospects per un lanciatore che era sembrato cotto fino al mese prima. Molto ha giocato anche il problema payroll. I Dodgers quest’anno erano diretti per spendere oltre $240 milioni e per il 2018, senza contare i nove arbitrati da affrontare, hanno già una previsione di spesa superiore ai $200 milioni. Il limite consentito di payroll per il 2018 è di $197 milioni di dollari, superato questo limite bisogna pagare una tassa pari al 20% del payroll. Evidentemente non è stata solamente una questione tecnica o legata al futuro del club. Ma molto ha pesato anche il parere dei proprietari, che la coppia Friedman-Zaidi non poteva non tenere in considerazione.

Infatti, deciso di passare su Verlander, i Dodgers hanno preso alla trade deadline il giapponese Yu Darvish, all’ultimo anno di contratto e per questo più economico e meno proibitivo in termini di prospetti (dei top 10, i Dodgers hanno perso solamente Willie Calhoun contro la prospettiva di dover rinunciare a Calhoun e magari anche a Verdugo e uno tra Buehler e Alvarez per Verlander).

Un mese dopo, a due minuti dall’altra trade deadline (quella riservata ai giocatori messi nei “waivers”) Justin Verlander accettava il trasferimento agli Astros - che ricevevano un totale di 36M di dollari dai Tigers (17M subito, 16M dilazionati tra 2018 e 2019) – acconsentiva a cedere la vesting option di 22 milioni di dollari per il 2020 e cambiava per sempre l’esito della sua carriera.

Houston non ha avuto paura di aumentare il payroll (40 milioni di dollari tra 2018 e 2019), di cedere Daz Cameron, Franklin Perez e Jake Rogers, ovvero tre tra i primi 11 migliori prospetti dell’organizzazione, ed ha completato l’unico tassello che mancava per allestire un organico capace di arrivare alla World Series.

Nelle 5 partenze da Astro, Verlander è stato praticamente perfetto: record di 5-0, 43 strikeouts in 34 innings lanciati, 4 punti subiti (entrambi su fuoricampo) (ERA di 1.06) ed una WHIP di 0.64.

Durante la postseason, Verlander è stato ancora più decisivo: due successi nella division series contro i Red Sox (una arrivata a seguito di una uscita dal bullpen, la prima in assoluto della sua carriera) e poi altri due successi chiave contro gli Yankees per la conquista del pennant, oltre ad un complete game shutout che è ancora indelebile nella memoria di questa postseason.

Durante la World Series, Verlander è stato altrettanto decisivo. Soprattutto in gara 2, anche se nel momento in cui scendeva dal monte i suoi erano sotto, a causa di due fuoricampo dei Dodgers mentre in gara 6 è arrivata la sconfitta, nonostante però una quality start da 6IP, 3H, 2ER e 9K.

Ma Verlander ha fatto molto di più che stabilizzare la rotazione sia nelle battute finali della regular season che durante i playoffs.

Verlander è stato un elemento importante per la clubhouse, assieme ai veterani McCann, Gattis e Beltran. Nel momento in cui gli Astros affrontavano una striscia di brutte prestazioni, Verlander e la sua esperienza sono servite per riportare la tranquillità nello spogliatoio texano, e nel momento in cui gli Astros sembravano destinati a perdere anche la seconda partita della World Series, in gara 2, Verlander spuntò nel dugout per caricare i suoi compagni di squadra. Un momento dopo partiva la riscossa di Springer e compagni.

Yu Darvish in realtà non è stato un brutto acquisto, anche se questa non è sicuramente stata la stagione più felice per il giapponese.

Il lanciatore di origini iraniane ha preso parte a 9 partenze con la casacca dei Dodgers, ha lanciato per 49.2 innings e si è riscoperto uno strikeout pitcher (61 messi a referto) oltre a vincere 4 partite ed a chiudere con una ERA di 3.44.

Durante la postseason ha dimostrato di essere stato un acquisto indovinato vincendo tutte e due le partite contro Arizona Diamonbacks e Chicago Cubs.

Ma nella World Series, arrivati al momento della verità, Darvish ha steccato due volte. L’ex Rangers non ha mai lanciato meno di due riprese durante la sua carriera, lo ha fatto due volte nella World Series e Justin Verlander ha osservare dalla panchina i suoi compagni di squadra seppellirlo in entrambe le occasioni.

La prima volta lo slider non ha funzionato, la seconda volta Roberts ha scelto di dargli fiducia ma il feedback è stato altrettanto negativo.

E dal dugout, Verlander ha potuto gustarsi la sua personale vendetta. Dopo 13 stagioni di onorata carriera, tra MVP dell’American League, un Cy Young award, due no-hitters, una tripla corona dei lanciatori, il riconoscimento di rookie dell’anno, MVP di questa ALCS e sei convocazioni all’All-Star game, Verlander ha finalmente potuto alzare il Commissioner’s Trophy e nel 2018 aggiungerà l’anello più prestigioso – quello della World Series – ai due della American League Championship Series (2012 Tigers, 2017 Astros).

Eppure non sarà l’unico anello che Verlander metterà al dito. Gira voce che la settimana prossima porterà la super modella Kate Upton qui in Italia, dove la coppia si scambierà le fedi nuziali.gty 869208642 95023961

Per Darvish, invece, finita la World Series arriva il momento di guardarsi attorno. Per la prima volta da quando è arrivato in America, infatti, l’ex Hokkaido Nippon Ham Fighters è un free agent.

Author: Luca Giangrande
Posted: November 2, 2017, 3:30 pm